Da ignaro turista mi aspettavo di trovare un paese ancora post feudale che timidamente si scrollava di dosso la miseria lasciata dalle rivoluzioni, ed invece con mio grande stupore ho
incontrato un mondo in frenetica evoluzione e i personaggi, soprattutto nelle città popolose, vivono un boom economico più dinamico di quello vissuto nell’Italia degli anni
’50-’60.

Il biglietto da visita, arrivando all’aeroporto di Shangai, lo presenta quella straordinaria realizzazione della ferrovia a lievitazione magnetica che in sette minuti collega l’aeroporto alla
città (60 Km), alla velocità di oltre i 430 Km/h senza sobbalzi né rumore.

Non si può rimanere indifferenti al traffico caotico e senza regole delle ampie strade delle città. La stragrande maggioranza degli scooter e biciclette sono a trazione elettrica,
le auto sono per la maggior parte tedesche o giapponesi, poche quelle economiche.

I palazzi da trenta piani sono la regola e la sera vengono illuminati come alberi a Natale. Tutto è da guinness dei primati e i cinesi orgogliosi, tengono a sottolinearlo.

I giovani cinesi si vestono alla moda e non disdegnano gli acquisti nei grandi magazzini che traboccano di merci, molti sono i marchi occidentali contraffatti con diversi prezzi a seconda
dell’accuratezza di contraffazione.

Centro del commercio, la via per Nankino, con i suoi 40 Km di botteghe attira turismo interno e straniero a tutte le ore. I prezzi che sembrano alti in Yuan tradotti in euro si rivelano
incredibili: un parrucchiere vuole 2 euro per un taglio ben fatto, una camera d’albergo in hotel 5 stelle difficilmente supera i 50 euro.

La febbre degli acquisti contagia un po tutti.

Ma se i 24 milioni di abitanti di Shanghai super tecnologica sembrano tanti, la ex capitale Xian si impone per 32 milioni di individui, ma sempre con spazi verdi, il fiume che le attraversa e
poi tanto tanto smog dovuto al traffico e alle centrali elettriche a carbone.

La rivelazione più scioccante mi viene data dalla guida, parlante un italiano perfetto, circa i cinesi che nelle nostre china town abitano e si danno da fare. Per la maggior parte si
tratta di “persone in nero” ovvero quegli individui, per lo più provenienti dalle campagne che non essendo stati registrati all’anagrafe, per via del controllo delle nascite, sono
esclusi da qualsiasi servizio sociale e assistenza e nel caso vengano scoperti fanno subire alla famiglia una penale altissima. Altro non possono se non espatriare, e illegalmente.

Un ricordo speciale merita la capitale Pechino (detta Beijing) con i suoi contrasti tra il vecchio e il nuovo che però ben si fondano in una città dagli spazi ben calibrati.

Le cittadine di campagna ancora devono usufruire delle opportunità dei “figli unici” cittadini e quindi si mostrano ancora con retaggi di povertà e degrado, dappertutto verde,
canali, laghi, fiumi, tanti navigabili.

Il partito sovrasta tutto e tutti e sebbene limiti e molto la libertà individuale, lascia intravvedere uno sforzo notevole per lo sviluppo del territorio che essendo grande come un
continente abbisogna di tempi biblici.

Una particolare menzione va riservata alla cura del corpo che i cinesi hanno, che spazia dalla ginnastica ritmica mattutina (thai chj) alla dieta quasi completamente vegetariana, all’uso del
the verde dalle forti proprietà antiossidanti, alla danza serale collettiva.

Morale, non si vede un cinese obeso!

GUARDA la fotogallery

Gianfranco Bozzetti per Newsfood.com