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Bevande analcoliche nella dieta?
Sì se consumate con equilibro. In un volume di Springer da oggi in libreria, i più illustri nutrizionisti italiani ne sottolineano il ruolo positivo in una dieta bilanciata
© APCOWORLDWIDE.com - Pubblicata il 07.12.07

Le bevande analcoliche aiutano a soddisfare il naturale bisogno di idratazione in modo piacevole e se consumate in modo equilibrato concorrono a mantenere una dieta quotidiana bilanciata, è questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato da illustri nutrizionisti ed esperti del settore alimentare che insieme hanno firmato il volume edito da Springer "Bevande analcoliche: piacere, libertà, responsabilità", presentato questa mattina al Circolo della Stampa di Milano nel corso di un incontro con i giornalisti.
Le bevande analcoliche, e specificamente quelle dolci, sono spesso considerate
uno dei fattori che concorrono alla diffusione dell'obesità, la cui prevenzione
è oggi tra le priorità della sanità pubblica.
"Tale fenomeno- ha detto oggi in conferenza stampa uno degli autori, Enrico Molinari,
Professore di Psicologia Clinica alla Cattolica di Milano e autore del capitolo
sull'aspetto psicologico del conasumo di bibite dolci - sta divenendo nei paesi
sviluppati una vera e propria emergenza sanitaria ma a una questione così complessa
che ha i suoi presupposti in molti fattori non collegati tra loro (cattiva alimentazione,
diverso metabolismo, stile di vita sedentario, stress), a volte si cerca di rispondere
con semplificazioni o "formule magiche" quali le diete o il proibizionismo, con
i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Tenendo in considerazione dunque
questi molteplici fattori, si può ritenere - e' la conclusione di Molinari - che
un consumo moderato di bevande analcoliche non sia di per sé dannoso per la salute
e che solo l'abuso possa ricollegarsi ad alcuni problemi di salute fisici e mentali.
Vanno ricercate pertanto indicazioni per un corretto consumo e per evitare l'abuso
in tutte le fasce d'età."
Qual è, dunque, l'approccio più corretto? "La posizione più saggia - ha osservato
Andrea Poli, Direttore Scientifico della Nutrition Foundation of Italy, che ha firmato
il capitolo sul rapporto tra bevande analcoliche e salute, insieme ad altri illustri
esperti (Amleto D'Amicis, Eugenio Del Toma, Claudio Maffeis, Carlo Rotella, Umberto
Valentini)* - è quella di considerare che tali bevande hanno alcuni "plus" (una
significativa capacità di fornire liquidi all'organismo, e quindi di idratarlo;
il piacere del loro consumo, per chi ne apprezza il gusto) e alcuni "minus" essenzialmente
legati all'eventuale eccesso d'uso. È certamente vero che le bibite dolci contengono
in genere zuccheri, "ma - ha puntualizzato Poli - non è lo zucchero di per sé, quanto
piuttosto il suo eccessivo consumo a essere uno dei meccanismi che concorrono al
sovrappeso e all'obesità. In realtà - ha precisato Poli - la responsabilità dello
sviluppo del sovrappeso è distribuita in modo omogeneo tra tutte le categorie di
cibi che consumiamo quotidianamente in eccesso rispetto al nostro fabbisogno calorico,
in continua e netta diminuzione per la riduzione dell'attività fisica. Nelle versioni
contenenti dolcificanti non calorici, queste bevande permettono il piacere di consumare
qualche cosa di dolce senza introdurre calorie: e non sembra esistere alcun motivo
sensato per bandirle dalla dieta. I componenti e gli ingredienti minori (a partire
dalla caffeina) delle stesse bevande non sono, allo stesso modo, fonte di ragionevoli
preoccupazioni per i loro possibili effetti sulla salute. La scelta quindi non è
tra il consumare o il non consumare queste bevande, ma piuttosto quella di adottare
nei loro confronti un atteggiamento di scelta responsabile che tiene conto del piacere
che esse danno, ma anche di livelli di consumo adeguati."
Quanto è importante educare i consumatori ad un atteggiamento responsabile, piuttosto
che tentare di imporre agli stessi dei comportamenti da seguire?
Secondo Marco Trabucchi, Docente di Neuropsicofarmacologia all'Università di Tor
Vergata di Roma, "la vita non deve essere un continuo inseguimento di regole difficili
da rispettare, trasformate in feticci perché solo così hanno la possibilità concreta
di essere seguite. In particolare in ambito alimentare è importante evitare d'imporre
regole aprioristiche, che non si adeguano alle specifiche condizioni dell'individuo,
in grado di scegliere che cosa e come mangiare quando sia ben informato e libero
da pressioni psicologiche. In quest'ottica - sostiene il professore - non si devono
adottare politiche proibizionistiche o provvedimenti generalizzati, ma formare nel
cittadino una sensibilità perché alcuni comportamenti alimentari vengano modificati,
senza ansia, senza pressioni, ma mirando a far comprendere qual è l'alimentazione
più sana e più piacevole».
Ma chi è il consumatore di soft drink? - Alla domanda ha risposto Claudio Bosio, Presidente di GFK Eurisko, psicologo sociale, Professore Straordinario di Psicologia del Marketing presso la Facoltà di Psicologia dell'Università Cattolica di Milano, che nel volume ha curato un'analisi socio culturale del consumo delle bibite dolci. Secondo lo psicologo "i consumatori di bevande gassate tendono a condividere con il resto della popolazione le direzioni di fondo che hanno orientato i cambiamenti culturali in tema di alimentazione nell'ultimo decennio: difesa e mantenimento del valore della gastronomia (cioè, "l'essere buongustai"); accentuazione di valori positivi dell'alimentazione espressi nella ricerca di convivialità, di novità, di ulteriore adesione al modello alimentare mediterraneo; infine, presa di distanza da istanze limitative (controllare i grassi, la carne) o di svilimento dell'esperienza alimentare (meno trasgressività e trascuratezza). Proiettata su questo sfondo - ha concluso Bosio - l'antinomia fra piacere e salute, spesso presente in modo più o meno consapevole nell'analisi del consumo di soft drink, tende a perdere letteralmente di senso. Il problema, per il mondo dei soft drink come per molti altri consumi, non è più configurabile in termini di "aut-aut", ma di "et-et". Ricercare questa composizione è la sfida di oggi e i consumatori di soft drink mostrano di essere al centro di questa sfida.«
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