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© SALONEDELVINO.it - Pubblicata il 23/10/2007
Nel marasma dell’allarme alcolismo gli italiani a sorpresa si scoprono “virtuosi” e sfoderano la carta del valore tradizional-culturale del vino: al Salone del Vino di Torino arriva la nuova moda del “bere mediterraneo”
Dalla dieta mediterranea al “bere mediterraneo”: questo l’antidoto, rigorosamente
made in Italy, per combattere il dilagante alcolismo tra i giovani. Se gli allarmi
per l’eccesso di alcol rischiano di mettere in crisi l’immagine del vino, gli italiani
- a sorpresa - si scoprono “virtuosi” e sfoderano la carta del valore tradizional-culturale
del vino: al Salone del Vino di Torino (26-29 ottobre)
è di scena il bere responsabile.
Il vino in Italia - ma in generale in tutti i Paesi di cultura greco-latina - è
identità, sacralità, mito, è scambio di affetti, è rito domestico e il consumo di
vino a tavola con i pasti, o anche nell’aperitivo ma sempre in accompagnamento al
cibo, è il solo capace di frenare la deriva antisociale dell’alcol. Ecco perché,
a fronte di istanze proibizionistiche, l’Italia è in grado di contrapporre istanze
culturali del corretto rapporto con il vino.
Da uno studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità emerge (dati 2006) che
i consumatori di vino in Italia sono circa 29 milioni,
pari al 55,8% della popolazione al disopra degli 11 anni, di cui 17,4 milioni sono
maschi e 11,6 milioni sono femmine. Circa l’82,5% della popolazione che beve vino
non è a rischio alcolismo e i bevitori mediterranei (quelli cioè che si limitano
a circa 2 bicchieri a pasto) sono la stragrande maggioranza. La fascia dei più forti
consumatori di vino è concentrata, sia per i maschi che per le femmine, nelle classi
anagrafiche da 25 a 44 anni e da 45 a 64 anni. Ma ciò che rende vero l’assunto che
lo stile italiano mette al riparo dall’eccesso di vino sono i dati
che riguardano le categorie più mature: negli over 65 la percentuale di bevitori
responsabili è altissima, mentre nelle età giovanili l’approccio all’alcol più ancora
che al vino, essendo slegato dai valori tradizionali, fa incrementare il rischio.
Insomma il vino dei nonni è il vino buono.
Questo fenomeno si accentua se si prende in esame il comportamento delle
donne verso il vino: le femmine nella fascia d’età tra i 25 e 44 sono quelle
più esposte al rischio di scivolare in un consumo non responsabile.
Ma è interessante notare che, anche tra i giovanissimi, chi riceve un’educazione
al vino è assai meno soggetto ai rischi dell’alcolismo.
Nella primissima fascia d’età (11-13 anni) i bevitori “non mediterranei” di fatto
non esistono e la percentuale di adolescenti che si avvicinano al vino è assai scarsa.
Il problema riguarda invece la fascia 13-17 anni, dove i bevitori non mediterranei
sono più dei ragazzi che consumano responsabilmente il vino (0,6% i primi, 0,5%
i secondi). L’allarme, infatti, riguarda il fenomeno del cosiddetto binge
drinking (cioè lo sballo). Purtroppo questo fenomeno - in larghissima parte
sganciato dal consumo di vino - è in incremento e riguarda il 5,2% della popolazione
compresa nella fascia di età tra gli 11 e 18 anni. Il 21% dei diciottenni maschi
dediti al binge drinking - la sbornia che serve per sentirsi più forti - è a rischio
alcolismo e anche il 9% delle femmine si avvicina alla soglia di pericolo. Si è
anche cercata una relazione tra regioni che consumano molto vino e il fenomeno del
binge drinking e si è scoperto che, se vi è una certa relazione tra consumo di vino
e sbornia, questa è meno forte nelle regioni dove la cultura del vino è più radicata.
Piemonte, Toscana, Friuli e Sicilia - dove il consumo di vino è sicuramente rilevante
- sono meno toccate dall’alcolismo dei giovani, mentre Trentino, Veneto, Emilia
Romagna, Molise, Marche, Lombardia Lazio, Calabria e Sardegna hanno elevate percentuali
(comprese tra il 12,8 e il 5,4 %) di giovani a rischio.
Ad ulteriore conferma che il sipario culturale sia la barriera più efficace contro
l’abuso di alcol vi è anche la tendenza espressa dagli enoappassionati.
Alla domanda posta a un campione di circa mille cultori di Bacco su come definirebbero
il vino, le risposte sono state illuminanti: per il 55,13% il vino è cultura, per
15,63% tradizione, per 7,51% è amicizia, per il 5,58% allegria, per l’1,2% è moda.
Solo il 9,07% degli intervistati ha risposto che è una bevanda. A questi stessi
enoappassionati è stato chiesto quanto vino consumano in un giorno e la stragrande
maggioranza sta dentro la soglia del consumo responsabile. Il 21,3% dichiara di
bere meno di un bicchiere, il 36,5% (in pratica la maggioranza relativa) non va
oltre i 2 bicchieri, tra 3 e 4 bicchieri al giorno, che è la soglia che lo stesso
Istituto Superiore di Sanità considera ancora perfettamente compatibile, sta il
20,6% del campione. Emerge dunque con chiarezza che, tra gli enoappassionati, la
percentuale di bevitori responsabili è del 78,4%,
mentre solo il 12,8% dei cultori di Bacco raggiunge la quantità di una bottiglia
al giorno. Il restante 8,8% oscilla tra consumo responsabile e consumo smodato.
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