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Tutti i segreti dell'uomo che coltiva i deserti

Il futuro del clima alla Fiera agricola di Codogno

© COLDIRETTI.it - Pubblicata il 16.11.07

 

E' l'uomo che coltiva i deserti, è riuscito a far crescere pomodori, mais, asparagi e fagiolini a 2 600 metri nei secchi altipiani eritrei, ha sviluppato piantagioni anche nelle zone del Sahara e sta avviando un progetto per potenziare i pascoli nelle vallate desolate del Gobi in Mongolia.

In Lombardia invece ha fatto il record mondiale di produzione di mais usando solo un quinto dell'acqua di solito necessaria. "Dobbiamo puntare a un'agricoltura intensiva ma ecosostenibile, anche se all'inizio può sembrare una contraddizione in termini" spiega Alessandro Arioli, professore di Sistemi di filiera all'Università del Piemonte Orientale a Torino, specialista della Fao (l'organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura) e relatore al convegno su risorse idriche e cambiamenti climatici che, organizzato dalla Coldiretti di Milano e Lodi, si terrà il 20 novembre prossimo dalle 15 alle 17 presso la sala conferenze della Fiera di Codogno, nel Lodigiano.

All'incontro parteciperanno anche Daniele Grifoni, ricercatore presso l'Istituto di Biometeorologia del Cnr di Firenze (che illusterà i segreti del clima e le previsioni per il futuro), Nadia Chinaglia della Direzione Reti e servizi di pubblicia utilità della Regione Lombardia ed Ettore Grecchi, presidente del Consorzio Muzza (che gestisce una delle reti idriche di bonifica più antiche d'Italia, le cui radici risalgono al tempo della colonizzazione romana della Pianura Padana). "L'obiettivo è capire come sta cambiando il mondo e trovare un nuovo modo di produrre" spiega Enzo Pagliano, direttore della Coldiretti di Milano e Lodi. "Siamo di fronte a una rivoluzione epocale e per i prossimi 5 anni si prevede un ciclo espansivo del settore agricolo internazionale legato anche al fatto che sul mercato sono entrati 800 milioni di nuovi consumatori cinesi e indiani" spiega Arioli, secondo il quale bisogna puntare su tecniche di produzione che permettano di ottimizzare l'uso del terreno e delle risorse idriche. "In Israele - dice - la stessa acqua viene usata 6 volte con finalità diverse, mentre in Italia siamo 15 volte meno efficienti e sparisce, perduta o rubata, il 55 per cento del nostro oro azzurro.

Bisogna migliorare il nostro approccio all'agricoltura, usando anche le fonti alternative per ricavare quell'energia che ci serve alle coltivazioni, come stiamo facendo con le pompe a pannelli solari nel Sahara o nel deserto del Gobi". E in attesa che i deserti diventino i nuovi granai del mondo, l'agricoltura dei paesi sviluppati guarda ai prossimi 5 anni come un periodo di espansione. "Ma dobbiamo usare questo tempo - spiega la Coldiretti - per razionalizzare risorse e produzioni per il futuro". Intanto, chi volesse fare anche un viaggio nel passato potrà visitare una mostra, organizzata da Donne Impresa della Coldiretti, con 16 pannelli fotografici sulla civiltà contadina lombarda, dal titolo: "Questa è la mia terra".

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