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© VERONAFIERE.it - Pubblicata il 17/11/2007
Verona - Sono 54678 in Italia le aziende agricole coinvolte nella filiera dei prodotti DOP e IGP, alle quali si aggiungono 5718 trasformatori, i dati emergono dalla prima fotografia censuaria fatta dall’Istat nel suo studio sui prodotti di qualità DOP e IGP 2004-2005, presentato oggi ad Agrifood.
Il dato più importante che emerge è la dinamicità di questo comparto, che non
solo cresce nel numero di denominazioni (da 145 a 156 tra il 2004 e il 2005, diventate
164 nel 2007), ma anche in quello delle aziende coinvolte.
“Queste produzioni – ha spiegato Mario Adua dell’Istat – hanno una rilevanza, in
termini di aziende coinvolte, maggiore delle produzioni biologiche, ma anche dell’agriturismo.
Si tratta di circa 28.500 aziende, per 29 mila allevamenti e 26.500 ettari. Ogni
azienda investe in questa attività mediamente 4 ettari”.
I settori principali sono rappresentati da ortofrutticoli e cereali, oli extravergine
di oliva, formaggi e preparazioni di carni. Minori, ma pur sempre rappresentative
di una tradizione territoriale che può dare valore all’impresa, sono le carni e
altri prodotti di origine animale, gli aceti diversi dagli aceti di vino, i prodotti
della panetteria, spezie e oli essenziali.
“I settori con il maggior numero di aziende sono quelli dei formaggi e degli
oli extra vergine di oliva – ha detto Annalisa Pallotti, dell’Istat -. In queste
due categorie, oltre che nelle carni e nella loro preparazione, è concentrato anche
il maggior numero di imprese della trasformazione”.
“Agrifood si propone come la manifestazione di riferimento per la formazione e la
commercializzazione dei prodotti sui mercati internazionali – afferma Flavio Piva,
direttore mercati di Veronafiere -. In tale contesto, fornire dati puntuali e informazioni
corrette è un aspetto importante dell’offerta di questa rassegna”.
Al Salone Internazionale del Made in Italy Alimentare, in svolgimento da ieri a
Veronafiere e che chiuderà domani 18 novembre, il tema delle produzioni a denominazione
di origine e a indicazione geografica protetta è stato affrontato in maniera ricorrente,
poiché questa categoria di prodotti è quanto di meglio la tradizione agroalimentare
italiana sa esprimere in termini di tipicità.
Un patrimonio diversificato e unico, che rappresenta una fetta economicamente
importante della produzione agroalimentare nazionale. Basti pensare che, secondo
l’analisi Agrifood/Nomisma presentata ieri, i prodotti con origine territoriale
certificata rappresentano il 20,2% dell’export del settore.
Il giro d’affari dei prodotti DOP e IGP nel 2005, ha reso noto sempre ad Agrifood
la Confagricoltura, è di 9,2 miliardi di euro al consumo e di 4,3 miliardi alla
produzione, su un totale del comparto alimentare di 107 miliardi di euro; l’export
ha realizzato un valore di circa 900 milioni di euro.
La forte polverizzazione dell’offerta, però, ha fatto rilevare la Confagricoltura, penalizza la loro competitività rispetto ai label privati. “Servono quindi strategie di filiera strutturata, che coinvolgano tutti i protagonisti del settore – ha detto Antonio Borsetto della giunta esecutiva di Confagricoltura -. Qualcosa si sta muovendo, con alcuni consorzi di tutela che hanno attivato partnership e iniziative promozionali e di marketing assieme alla GDO e all’Horeca”.
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