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Contro i saldi di fine stagione la proposta di Unaprol al SOL
SOL, Unaprol: «alta qualità premia solo Made in Italy»
Questo è il made in Italy: un ticket più costoso che premia l'italianità del prodotto e che fa la differenza rispetto alle carni che arrivano dalla Polonia, la frutta dalla nuova Zelanda, i polli ed i pomodori dalla Cina
© VERONAFIERE.it - Pubblicata il 05.04.08
Verona - L'alta qualità dell'olio extra vergine di oliva 100% italiano è come l'alta velocità, un treno che sfreccia sui binari dell'eccellenza che trasporta valori unici e irripetibili come il territorio, la tipicità, le tradizioni.
Questo è il made in Italy: un ticket più costoso che premia l'italianità del prodotto e che fa la differenza rispetto alle carni che arrivano dalla Polonia, la frutta dalla nuova Zelanda, i polli ed i pomodori dalla Cina.
Nell'era della globalizzazione risalire all'origine del prodotto è fondamentale per poter scegliere in modo consapevole. E' questo il messaggio che giunge dall'incontro sull'alta qualità dell'olio extra vergine di oliva dopo l'origine obbligatoria, promosso da Unaprol - Consorzio Olivicolo Italiano al Sol di Verona, che lancia la sfida dell'eccellenza.
«In un mercato sempre più globalizzato, dove la competizione si fa sempre più con i saldi di fine stagione - afferma il presidente Massimo Gargano - la parola d'ordine con l'olio extra vergine di oliva di qualità 100% italiano è glocalizzare il mercato, ovvero rendere le tipicità del prodotto, l'italianità, la qualità e la diversità dei sapori il perno principale delle nostre strategie nel mercato globale».
Una sfida al rialzo che ha innescato un cambiamento strutturale nell'offerta e nei consumi. «Le imprese italiane - ha riferito Mauro Meloni analista di mercato - stanno prendendo coscienza della sfida alla quale saranno chiamati nei prossimi anni, e puntano sempre più decise sulla riduzione dei costi e sulla differenziazione del prodotto».
Di 6.000 aziende tenute sotto stretta osservazione dall'osservatorio economico di Unaprol, ben 2000 hanno fatto investimenti nel 2007 e, di queste, il 44% ha investito in nuovi macchinari e attrezzature per la raccolta e per le operazioni colturali, il 38% nell'irrigazione, il 25% nella rintracciabilità di filiera e quindi nell'origine e ben il 17% ha introdotto nuovi impianti.
Ma è sempre il tema dell'origine ad alimentare il dibattito nel settore. Il lungo braccio di ferro che per dieci anni ha opposto l'Italia ai servizi della Commissione UE sembrerebbe trovare finalmente un ragionevole punto di approdo. A Bruxelles, infatti, si sta discutendo in seno al Comitato di Gestione, una nuova proposta di regolamento che modifica sostanzialmente il precedente Reg. 1019/02 sull'etichettatura.
I servizi comunitari proporrebbero quattro diverse tipologie di etichettatura: il prodotto 100% realizzato in uno stato membro (come ad esempio il made in italy,) il blend di prodotti comunitari, quello di oli provenienti parte dalla comunità e parte dai Paesi terzi ed infine un prodotto realizzato con tagli di oli provenienti solo da Paesi terzi.
Eliminati i punti di attrito potrebbe venir meno il contenzioso tra la UE e l'Italia a seguito dell'emanazione del decreto Ministeriale del 10 ottobre del 2007.
«Il nuovo quadro normativo che si profila, ha riferito il direttore di Unaprol, Ranieri Filo della Torre, potrebbe rappresentare un importante contributo alla trasparenza di un mercato sempre più allargato ed attento. E in questa direzione - ha poi aggiunto - Unaprol sta lavorando con una serie di programmi finalizzati a caratterizzare sempre più nella fascia dell'alta qualità la produzione di olio extra-vergine 100% made in Italy».
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