© Paola Monti - Pubblicata il 03/12/2007
“La fine delle turbolenze sui mercati finanziari non è ancora arrivata”, lo ha annunciato il commissario Ue Joaquin Almunia, nel corso di un convegno di Eurofi, evidenziando come sia “ancora troppo presto per dire quale sarà la risposta regolatoria che dovremo dare sul fronte della vigilanza”: “Noi dobbiamo essere sicuri che questa risposta sia ragionata e misurata”, ha concluso il commissario.
Anche il ministro dell’economia, Tommaso Padoa Schioppa, si è detto dello stesso
avviso ed ha sottolineato che sono “ormai necessarie e urgenti” le misure per fornire
al “nascente sistema finanziario europeo un adeguato sistema di regolamentazione
e vigilanza”: “La recente turbolenza finanziaria ha rappresentato un importante
banco di prova”, ha spiegato il ministro in una lettera al presidente di turno dell'Ecofin,
Fernando Teixeira dos Santos, rilevando che la Commissione e l’Ecofin “hanno risposto
positivamente” e che “la Bce ha saputo prendere decisioni difficili e rapide, pur
in mancanza di informazioni di vigilanza sullo stato di salute delle proprie controparti,
informazioni che solitamente una banca centrale possiede”.
Padoa Schioppa, al contrario, ha evidenziato che “la funzione di vigilanza è del
tutto assente a livello europeo”: “Mentre nel mercato interbancario era in corso
una crisi seria scaturita dalla carenza di informazione sulla reale dimensione e
sulla distribuzione dei rischi derivanti dalle esposizioni ai mutui sub-prime –
si legge nella lettera - non è emerso che le autorità di vigilanza abbiano condiviso
le informazioni confidenziali sulle posizioni di istituzioni e gruppi finanziari
per valutare in maniera integrata i rischi per il sistema finanziario europeo”.
“Il severo giudizio espresso dal Fondo Monetario Internazionale nello scorso
giugno – continua Padoa Schioppa - è parso confermato: in situazioni di crisi le
autorità di vigilanza tendono ad agire su scala nazionale e a limitare al minimo
indispensabile la condivisione di informazioni rilevanti”.
Pertanto, nonostante “gli indiscutibili miglioramenti”, c’è ancora tanto da fare:
“Si sono sviluppati principi comuni, ma la convergenza nelle pratiche quotidiane
di vigilanza rimane limitata”, spiega il ministro, aggiungendo che, sebbene siano
state create “strutture e accordi per il coordinamento tra autorità”, “i processi
e la supervisione di operatori transnazionali rimangono estremamente complessi e
onerosi” e “il sistema di accordi volontari non pare in grado di assicurare un adeguato
coordinamento dell'azione di vigilanza nei momenti di crisi”.
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