Attualità
Un menù per mangiar sano in ospedale
Protocollo d'Intesa tra il Ministero della Salute e l'Associazione Slow Food
"La guarigione vien mangiando: il sostegno alle produzioni locali di qualità per garantire una buona e corretta alimentazione al malato"
© SLOWFOOD.it - Pubblicata il 17.07.07
Il Ministro della Salute Livia Turco e il Presidente
dell'Associazione Slow Food Carlo Petrini hanno sottoscritto,
oggi, un Protocollo d'Intesa nell'ambito del programma
"Guadagnare Salute" finalizzato alla promozione di una corretta
alimentazione in ospedale e al sostegno delle produzioni
alimentari locali di qualità. Obiettivo principale è quello di
migliorare l'organizzazione della ristorazione ospedaliera. In
base a diverse esperienze internazionali, è infatti dimostrato
come il miglioramento del benessere psico-fisico del malato,
della qualità dell'assistenza e della stessa percezione del
cittadino nei confronti dei servizi sanitari pubblici, si
consolidino anche attraverso una buona e corretta alimentazione
del paziente. In questo ambito è importante introdurre nella
ristorazione collettiva un nuovo metodo di approvvigionamento
che favorisca l'utilizzo di prodotti alimentari di qualità
legati alla stagionalità, al territorio. In tal modo, oltre che
sulla qualità della vita del paziente, si può incidere
positivamente sull'economia locale e sull'ambiente.
Il Protocollo giunge al termine di un'intensa collaborazione tra
il Ministero della Salute, l'Associazione Slow Food e i
rappresentanti della Società italiana di Medicina Preventiva che
in questi mesi hanno predisposto un progetto di intervento
triennale con obiettivi, percorsi e tempi di attuazione.
Gli Obiettivi del Progetto:
Negli ospedali italiani vengono distribuiti ogni anno 240
milioni di pasti comprensivi di colazioni, pranzi e cene,
assicurare la loro qualità nutrizionale è necessario per
garantire l'effettiva tutela della salute di ogni paziente.
Ma una migliore qualità della nutrizione in ospedale passa
soprattutto attraverso un processo mirato di riorganizzazione e
miglioramento della definizione dei capitolati di appalto e
della qualità del servizio e della ristorazione ospedaliera,
accompagnato da un consolidamento della struttura di dietetica
che si vuole identificare come l'anello di raccordo fra la ditta
ristoratrice, la struttura ospedaliera e il paziente.
In considerazione di ciò si intende raggiungere i seguenti
obiettivi:
descrivere e misurare lo stato dell'arte della ristorazione
ospedaliera e della gestione del suo processo
definire un protocollo e le indicazioni operative per la
prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento della
malnutrizione ospedaliera, anche attraverso la stesura di una
raccolta di diete a composizione definita (dietetico
ospedaliero)
avvicinare il momento del pasto in ospedale alla quotidianità
del paziente (i tempi e le situazioni preospedalizzazione) e non
solo ai tempi dell'organizzazione ospedaliera
elevare il livello qualitativo dei pasti, secondo i criteri di
nutrizionalità e organoletticità
rivedere criteri e modalità di approvvigionamento delle materie
prime secondo una logica di filiera corta e sostenibile,
favorendo l'utilizzo di prodotti che esprimano la tipicità delle
produzioni agroalimentari del territorio e rispettando i criteri
di stagionalità
individuare e sperimentare modelli ecosostenibili della
ristorazione collettiva
migliorare la qualità della trasformazione della materia prima e
del servizio dei pasti
definire e rendere obbligatori, nei capitolati di appalto,
percorsi di aggiornamento per il personale addetto
all'approvvigionamento e alle cucine
definire e rendere obbligatori percorsi di aggiornamento per il
personale ospedaliero, medico e tecnico-assistenziale addetto
alla definizione della dieta del paziente e alla prenotazione e
servizio dei pasti
rivedere i criteri di definizione dei capitolati d'appalto
secondo una logica premiante la qualità del servizio e del pasto
disegnare percorsi formativi ad hoc per personale con competenze
economali e gestionali
definire sistemi premianti per le strutture sanitarie che
applicano i modelli migliorativi dello stato nutrizionale e del
benessere del paziente e degli operatori ospedalieri secondo
quanto elaborato da questo tavolo di lavoro.
Le Fasi del Progetto
Il raggiungimento degli obiettivi per lo studio e il miglioramento dell'alimentazione in ospedale prevede tre fasi di intervento:
Fase 1: analisi dell'esistente
Una prima fase sarà dedicata all'analisi dello stato dell'arte
attraverso l'individuazione di un campione rappresentativo delle
strutture sanitarie nazionali rispetto alla tipologia dei
servizi di ristorazione adottati. Il campione sarà costituito da
circa 15 strutture (n. letti 120/800) distribuite sul territorio
italiano in modo da essere rappresentative sia delle diverse
realtà socio-geografiche: 1) nord ovest; 2) nord est; 3) centro;
4) sud; 5) isole; sia delle diverse tipologie: a) alta
specializzazione; b) presidi monospecialistici; c) ospedali
generali di differenti dimensioni.
Raccolta dei dati significativi per delineare gli aspetti
peculiari del servizio:
criteri di definizione dei capitolati d'appalto, gara e
affidamento del servizio di ristorazione per garantire una
effettiva economicità dell'intero sistema di ristorazione (
qualità, miglior prezzo, etc.)
raccolta dei capitolati speciali d'appalto per la ristorazione
in uso nelle strutture sanitarie intervistate
ruoli e rapporti di collaborazione e controllo tra ospedale e
azienda di ristorazione: la definizione dei menu, i controlli a
campione in cucina, in mensa, in reparto, etc
coinvolgimento del personale della struttura di dietetica e
nutrizione clinica (ove presente) o di almeno un dietologo o
dietista ospedaliero nella stesura dei capitolati d'appalto del
servizio di ristorazione e del suo monitoraggio
approvvigionamento delle materie prime: la presenza di prodotti
a denominazione di origine o di filiera corta, di prodotti
biologici, l'eventuale coinvolgimento di produttori locali, etc.
allocazione delle cucine rispetto ai luoghi di consumo dei pasti
e la descrizione delle eventuali modalità di trasporto
dotazioni tecniche di cucina e dispense, inclusi i locali di
lavaggio e smaltimento correlato al numero e alla tipologia dei
pasti forniti (vassoi personalizzati, diete speciali, etc.)
definizione delle professionalità richieste e fornite dalla
ditta ristoratrice con l'indicazione del numero per pasti
prodotti: cuochi, aiuto cuochi, addetti approvvigionamento e
dispense, dietisti, etc.
descrizione del servizio di distribuzione pasti: modalità
organizzative, fasce orarie, tempi, spazi e personale dedicati,
descrizione delle modalità di gestione avanzi e rifiuti del
servizio ristorazione
formazione del personale di cucina e di somministrazione.
E' prevista la costruzione di un questionario per la raccolta
dei dati sopra citati, la sua somministrazione mediante
interviste e osservazioni dirette, la definizione di una matrice
di elaborazione dati, l'elaborazione e la lettura ragionata
degli stessi.
Fase 2: elaborazione e sperimentazione di un modello
"buono, pulito e giusto"
Dall'analisi dei dati e da alcune interviste di approfondimento
dirette con i soggetti attori della ristorazione ospedaliera, si
passa a costruire un modello di qualità, ispirata ai criteri del
buono pulito e giusto, economicamente sostenibile e
burocraticamente percorribile, con l'individuazione di una o
alcune realtà ospedaliere dove sperimentare il modello
costruito.
La sfida ambiziosa è la proposta e la successiva sperimentazione
di un modello eco-sostenibile ed eco-efficiente di ristorazione
in ambito sanitario, con coinvolgimento di tutti i processi
produttivi e gestionali e con l'ideazione di una logistica
costruita "ad hoc".
Questo deve comprendere la considerazione di aspetti qualitativi
più stretti nella selezione delle materie prime, attenta alla
territorialità, ai tempi di percorrenza del prodotto, alla
promozione della filiera corta.
In questo modello il concorso di molteplici professionalità e
competenze deve portare alla condivisione di diverse priorità
(nutrizionali, organizzative, gastronomiche, eco-ambientali,
economiche) e alla realizzazione dell'obiettivo di guadagno di
salute e di benessere.
Fase 3: divulgazione del modello e dell'esperienza
condotta
Per estendere gli obiettivi raggiunti nella sperimentazione
saranno definite le linee guida ministeriali che agevoleranno e
premieranno le aziende ospedaliere che adotteranno o si
ispireranno al modello costruito e sperimentato
Per questa fase è prevista la progettazione e realizzazione di
una comunicazione efficace e puntuale del progetto, mediante
anche la realizzazione di strumenti video e manuali illustrati
ad hoc, con differenti registri a seconda del pubblico a cui si
rivolge.
Tempi e Risorse Umane previste per il Progetto
Il Piano di intervento avrà una durata di tre anni e si avvarrà delle competenze di una serie di professionalità diverse: dietisti, dietologi, agronomi, veterinari e biologi, amministrativi ed economi con esperienza di lavoro nel settore economato e provveditorato degli ospedali, ricercatori con esperienza nel settore delle indagini per l'elaborazione dei dati dei questionari, esperti di processi logistici con basso impatto ambientale come economi e ingegneri, professionisti nella progettazione di percorsi formativi e formatori professionisti, persone con competenze nell'elaborazione e gestione di gare e capitolati di appalto relativi alla ristorazione collettiva in particolare a quella ospedaliera.
RISTORAZIONE OSPEDALIERA
OGGI
• gli appalti sono spesso assegnati con una logica del miglior
prezzo senza una particolare attenzione alla qualità del
prodotto e del servizio offerto.
• ancora troppo spesso il menù è unico e imposto
• tempi e luoghi dell'alimentazione del malato rispondono alle
esigenze e ai tempi dell'organizzazione ospedaliera e non
tengono conto dei tempi del degente
• il 50 % del cibo somministrato viene buttato via con sprechi
di risorse
DOMANI
• gare d'appalto che puntino al miglior rapporto costo-qualità
• una ristorazione collettiva con servizi sostenibili da un
punto di vista ambientale in tutte le sue fasi:
approvvigionamento, trasformazione e distribuzione.
• approvvigionamento del cibo quanto più possibile in un area di
riferimento circoscritta in ambito regionale o transregionale
per evitare degenerazioni della materia prima e inquinamento
dell'ambiente
• un pasto consumato con più calma, riempiendo in modo piacevole
i lunghi tempi che un malato ha in ospedale, dandogli la
possibilità, almeno per chi non è costretto a letto anche di
condividere il pasto con altre persone in modo conviviale, in
luoghi più confortevoli
• l'obiettivo è invogliare il malato a consumare il pasto,
nutrendolo e insegnandogli a mangiare in modo salutare e
piacevole, utile anche quando lasci l'ospedale.
Paolo Nano - Ufficio stampa Slow Food
www.slowfood.it
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