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UnionAlimentari allerta: ''Materie prime più care''
A rischio la tenuta delle imprese agroalimentari italiane
© UNIONALIMENTARI.com - Pubblicata il 17.07.07
Roma, 17 Luglio 2007 - Incremento dei prezzi di farina, latte, burro, uova tra il 30 e il 40%. Scorte di burro mai così basse. Costi di produzione maggiori e non assorbibili dalle imprese. Impossibilità di rivedere i contratti di fornitura con la Gdo, siglati prima del cambiamento di scenario. A fronte di tale situazione UnionAlimentari-Confapi (Unione Nazionale della Piccola e Media Impresa Alimentare) allerta: nei prossimi mesi si prevedono crescenti difficoltà per l'industria di trasformazione agroalimentare italiana.
A luglio scatta l'allarme: i produttori di pasta denunciano un incremento medio del prezzo della semola di 90 euro/ton a fronte di una riduzione delle scorte di materia prima e di inesistente potere contrattuale con i molini (solo contratti giornalieri e a piccole partite). All'origine, la contrazione dell'offerta di frumento duro (in Italia, leader europeo nella produzione e trasformazione di tale cereale, nel 2007 si sta registrando - 20% delle rese, -30% della produzione totale) e l'aumento della domanda (nuovi mercati, soprattutto asiatici). Oltre che al dirottamento di parte del raccolto verso la produzione di bioetanolo. Attesi aumenti del 20% del prezzo della pasta italiana.
Oggi segue il comparto caseario: il prezzo mondiale del latte in polvere passa dai 2.200 dollari per tonnellata (2005-2006) ai 3.200 nel 2006-2007 e per il prossimo anno è previsto un ulteriore incremento del 15%. I produttori di latte tagliano le quantità del venduto alle imprese europee ed aumentano i prezzi, privilegiando gli acquirenti asiatici. Per il burro, il rialzo è ancora più cospicuo: +30/40%, fino ad arrivare ad un picco massimo per il burro da pasticceria, +70%. Alla base vi è una domanda di materia prima (+3%, mercato globale 2007) che è maggiore dell'offerta (+1,6%). Prima di due anni si prevede l'azzeramento delle scorte. In Italia i produttori di latticini affermano: "Di fronte a tale situazione, all'impresa trasformatrice conviene produrre latte in polvere piuttosto che formaggio: il profitto aumenterebbe, infatti, del 30%".
L'incremento del prezzo di mercato dei prodotti finiti (pasta, prodotti caseari, da pasticceria, ecc.) è inevitabile, ma non è detto che si tradurrà in un incremento dei prezzi al consumo. Il Presidente di UnionAlimentari, Renato Bonaglia: "Prevediamo un periodo di forte difficoltà per le nostre imprese: gli aumenti delle materie prime non si potranno recuperare per l'impossibilità di ritoccare i contratti in essere con la Grande Distribuzione. Ciò causerà un'ulteriore perdita di competitività del sistema agroalimentare nazionale e molte imprese non sopravviveranno. D'altra parte assistiamo a sequestri sempre più frequenti di prodotti alimentari contraffatti: l'industria di trasformazione viene colpita su entrambi i fronti e a pagarne le conseguenze, oltre alle imprese, sono anche i consumatori. Urge un patto tra imprese e distribuzione per tutelare il consumatore, ma anche il nostro sistema imprenditoriale, soprattutto delle PMI agroalimentari, che non può competere con chi esercita concorrenza sleale".
UFFICIO STAMPA UNIONALIMENTARI
Anna Parolini
www.unionalimentari.com
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