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Prezzi prodotti alimentari

UnionAlimentari e rincaro prezzi

No alla pasta quale simbolo della protesta

© UNIONALIMENTARI.com - Pubblicata il 11.09.07

 
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Roma, 11 settembre 2007 - Giovedì 13 settembre lo sciopero della pastasciutta. I piccoli e medi pastai di UnionAlimentari-Confapi (Unione Nazionale della Piccola e Media Industria) ribadiscono: comprendiamo il malcontento dei consumatori per gli aumenti che graveranno sui budgets familiari, ma la pasta non può essere il simbolo della protesta contro i rincari: è falso dire che il suo rincaro è ingiustificato e i dati comunicati, relativi alla pasta, presentano significative imprecisioni.

A parlare, ancora una volta è il Presidente del settore pasta UnionAlimentari, il sig. Massimo Andalini: "Non si può parlare di incidenza percentuale della materia prima sul costo finale (si parla di 10-30% di incidenza, ndr), perché la semola incide in modo assoluto sul costo di produzione finale. Se dal 2006 ad oggi il suo prezzo è aumentato di 0,16 ?/Kg (0,24 ?/Kg il prezzo medio della semola nel 2006, 0,40 ?/Kg il prezzo odierno), oggi i pastai sostengono un costo netto superiore a 0,16 ? per produrre 1 Kg di pasta. Fatto salvo che il prezzo al consumo della pasta è rimasto per lo più stabile negli ultimi 10 anni (fatta base cento, l'aumento effettivo del prezzo al consumo, dal 1995 ad oggi, è stato solo di 8,1 punti, contro un rialzo medio del paniere Istat di 26 punti. Fonte Istat) e che l'aumento del costo di produzione era imprevedibile, è chiaro che i pastifici non hanno i margini per assorbire il rincaro semola, se non con un aumento di 0,16 ?/Kg del prezzo del prodotto finito, pari al rincaro della materia prima".

Si dichiara che il prezzo del grano è passato da 0,23 ?/Kg nel 1985 a 0,22 ?/Kg oggi:"Parlare di prezzo del grano è generico ed errato: la pasta è prodotta con la semola (derivata dal grano duro) e il suo prezzo è ben distinto da quello del grano tenero. Oggi, quotazioni alla mano, i pastai acquistano la semola ad un prezzo di 0,40 ?/Kg. Ad ottobre, visto l'andamento del raccolto e delle quotazioni internazionali, si parla di 0,46 ?/Kg. Si tratta di dati ufficiali reperibili, ad esempio, dalla Borsa Granaria di Milano e dalla Borsa Merci Bologna".

Mentre è in atto la polemica del rincaro pasta, i piccoli e medi pastifici riducono sostanzialmente le loro vendite: "Il settore è in ginocchio: a monte non si riesce a comprare la semola se non a termini superiori ad un giorno, con conseguenze negative sulla pianificazione della produzione. A valle le vendite tracollano. Se tale situazione non si risolverà, è probabile che molti piccoli e medi pastifici chiuderanno".

Inutile, quindi, l'astensione all'acquisto della pasta, il giorno 13 settembre: "Comprendiamo la preoccupazione dei consumatori, ma infierire su una categoria in crisi che non ha alcun potere d'intervento sul prezzo della semola, unica causa del rincaro pasta (il prezzo della semola deriva da quotazioni internazionali, ndr), non serve. Penso che i piccoli e medi pastai, di fronte a tale situazione, siano più interessati a sopravvivere piuttosto che a speculare".

Ufficio stampa UnionAlimentari
Anna Parolini

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