© CIA.it - Pubblicata il 18/09/2007
Ogni anno in Italia la burocrazia “divora” oltre 50 milioni di alberi, tanti, infatti, ne servono per produrre la carta necessaria per gli innumerevoli documenti che i cittadini e le imprese sono costretti a produrre nel loro rapporto con la pubblica amministrazione.
E’ stato denunciato oggi a Roma, in piazza Montecitorio, davanti alla Camera dei deputati, dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che ha avviato nella capitale la raccolta di firme della Petizione popolare che va, appunto, sotto lo slogan “Dacci un taglio. E’ semplicemente un tuo diritto”.
Oltre ad un pesante onere economico, la burocrazia diventa anche un danno per l’ambiente. Semplificare la macchina amministrativa, riducendone in maniera significativa gli adempimenti e di conseguenza, la mole di “scartoffie”, così significa, dunque, tutela dell’habitat, più verde, più foreste. Quello della Cia è, quindi, un impegno mirato e propulsivo per snellire al massimo le pratiche, eliminando quelle superflue, per rendere più trasparente, facile, tempestivo e meno oneroso il rapporto tra il cittadino, l’impresa e la pubblica amministrazione.
Il “peso” della burocrazia -ha ricordato la Cia- oltre che opprimente, è divenuto fastidioso e impedisce alle imprese di lavorare con la dovuta efficacia. Basti pensare che ogni anno un’azienda di piccole e medie proporzioni produce un materiale burocratico cartaceo che messo in fila raggiunge i 3,5 chilometri, la distanza che, a Roma, va da Piazza Venezia a Piazza del Popolo e viceversa. Una mole spaventosa di documenti che aggrava i costi e che rende l’impresa sempre meno competitiva.
Sono adempimenti che per un’azienda agricola -ha rimarcato la Cia- diventano un vero “martirio”. Una serie innumerevole di pratiche, di pagamenti, di carte bollate che si spalmano lungo tutti i 365 giorni dell’anno, senza possibilità di tregua. Ad esempio, un’azienda vitivinicola deve fare i conti con 21 enti e controlli, che vanno dall’Inps all’Inail, dalla Camera di commercio al Comune, dalla Guardia forestale all’Ispettorato agrario, dall’Agea all’Uma. Ma questa è solo la punta di un iceberg mastodontico.
Per chi fa allevamenti o per chi gestisce un agriturismo è una strada tutta in salita, con adempimenti interminabili e asfissianti. E’ una spirale perversa dalla quale è impossibile uscire. Una spirale che diventa sempre più costosa e che richiede il contributo indispensabile di tecnici, altrimenti per un imprenditore agricolo sarebbe impossibile risolvere i problemi, intricati e imperturbabili, posti dall’apparato burocratico.
Accade così che il diritto dei cittadini ad un’alimentazione sana a servizi efficienti, si tramuta in normative disomogenee e spesso di difficile applicazione (haccp, tracciabilità, igiene e benessere animale, norme sanitarie) che hanno come unico risultato sugli imprenditori agricoli un aggravio di costi e tempi, e come risultato finale un aumento della sfiducia dei consumatori.
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