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Indotto auto, Ferrero: «c'è una legge da applicare, inammissibile il disimpegno Fiat»

«Il Gruppo Fiat non intenderebbe più partecipare al fondo per la capitalizzazione delle piccole e medie imprese dell'automotive»

© Domenico Tomatis - Pubblicata il 20.09.07

 
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Torino - La Fiat si sfila dall'accordo con la Regione e gli enti locali per l'indotto auto? "Ma quell'accordo, che ha portato all'acquisto dell'area Mirafiori e Campo Volo con esborsi di denaro pubblico per 70 milioni di euro, è scritto in una legge regionale e non può essere cambiato in modo unilaterale". Così Caterina Ferrero, consigliere regionale di Forza Italia, commenta le notizie giornalistiche secondo cui il Gruppo Fiat non intenderebbe più partecipare al fondo per la capitalizzazione delle piccole e medie imprese dell'automotive.

"Questa previsione della legge che risale al novembre 2005 - dice Ferrero - è stata inserita dietro nostra esplicita richiesta, perché Giunta e maggioranza erano intenzionate a procedere unicamente all'acquisto delle aree per venire incontro alle pressanti richieste di Fiat, allora in forti difficoltà. Se ora la situazione finanziaria di Fiat è cambiata, non per questo si possono modificare le previsioni di una legge regionale attualmente in vigore. Ciò sarebbe inaccettabile, perché a farne le spese è l'anello più debole della filiera, cioè le piccole aziende, la cui crisi in alcuni casi è tutt'altro che superata".

La legge 15/2005, all'articolo 5 prevedeva infatti che gli enti locali, con Università e Politecnico, le associazioni imprenditoriali e il Gruppo Fiat "concorrono alla definizione e attivazione di idonei strumenti per la capitalizzazione delle imprese e per il rafforzamento della struttura patrimoniale".

"E, oltre a questo, tutta una serie di altri impegni per favorire l'accesso al credito delle Pmi - aggiunge Ferrero - per il supporto alla ricerca e allo sviluppo, per l'ammodernamento degli impianti produttivi. Nessuno di questi punti è stato realizzato, dopo quasi due anni dall'approvazione della legge, e ciò rappresenta indubbiamente una responsabilità politica, una mancanza di autorevolezza e di determinazione della Giunta Bresso. Perché una cosa è certa: di tutti i punti previsti dalla legge, l'unico che è andato in porto rapidamente è stato il pagamento dei terreni a Fiat".

L'esponente azzurra rileva inoltre che la Giunta non ha finora fornito alcuna informativa ufficiale sull'attuazione della legge, "anche se si era impegnata a relazionare ogni tre mesi degli sviluppi della vicenda. Ho dunque sollecitato un'audizione della presidente Bresso davanti alle Commissioni Bilancio e Attività produttive, anche perché non è possibile che il Consiglio debba apprendere novità di questa portata dalla lettura dei quotidiani".

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