Attualità
Ieri l'audizione al Senato (commissioni Agricoltura, Ambiente e Territorio)
Paesaggio rurale, Città del Vino sostiene disegno di legge
Il paesaggio rurale gioca un ruolo determinante nell'identificazione di un territorio ed è un fattore di attrazione e competizione, soprattutto in chiave turistica ed enoturistica
© CITTADELVINO.com - Pubblicata il 20.09.07
Il disegno di legge n° 1600 (Disposizioni per la tutela e la valorizzazione del paesaggio rurale) trova il pieno consenso delle Città del Vino. Si tratta di un provvedimento, fa notare l'Associazione, che se attuato potrà concretamente favorire la tutela del paesaggio rurale e vitato del nostro Paese, un grande bene immateriale.
La vitivinicoltura italiana ha lasciato nei secoli profondi segni identificativi e ancora oggi continua a rappresentare un marchio identificativo di un territorio attraverso politiche colturali che si intrecciano con gli ambienti urbani, i borghi antichi, le cantine, gli insediamenti rurali, le case sparse, le attività economiche e sociali. Il paesaggio rurale gioca un ruolo determinante nell'identificazione di un territorio ed è un fattore di attrazione e competizione, soprattutto in chiave turistica ed enoturistica.
I territori vitati, in virtù della qualità del loro paesaggio, rappresentano anche un elemento di attrazione abitativa. Basti pensare ad alcuni significativi dati maturati nel corso dei venti anni di attività dell'Associazione nazionale Città del Vino e che interessano gli oltre 550 Comuni associati: nel periodo 1987-2006 la tendenza italiana ha visto aumentare del 10% (più della crescita demografica, pari al 2,3%) la popolazione nelle città, e del 3% la popolazione nei nuclei urbani, mentre ha visto diminuire gli abitanti nelle case sparse, con una migrazione della popolazione dalla campagna verso i centri urbani e metropolitani. I dati anagrafici delle Città del Vino, invece, seguono un andamento contrario mettendo in evidenza un leggero calo, seppur comprendendo aree metropolitane quali Roma e Firenze, della popolazione residente nelle città (0,01%) e una forte crescita del 10% nei nuclei urbani e del 27% nelle case sparse. Dati che confermano la tendenza a ricercare nei territori rurali una maggiore qualità della vita da parte di molti.
«I terreni rurali assumono, oltre a quella agricola, anche una valenza culturale, antropologica e turistica - fa notare il vicepresidente delle Città del Vino, Fabrizio Montepara, che ieri ha partecipato all'incontro al Senato -. Le campagne non sono solo coltivate, ma abitate e vissute e la qualità della vita si rivela qui nettamente superiore a quella delle città, almeno di quelle più grandi. Ciò dimostra - sostiene Montepara - che in questi venti anni la filosofia del recupero e della riqualificazione ambientale, urbanistica, vitivinicola, compatibile con il patrimonio paesaggistico, da sempre sostenuta dalle Città del Vino, ha portato a buoni risultati dimostrando come il vino, insieme al turismo e al territorio, sia un grande volano di sviluppo locale e come la qualità della vita dei territori rurali rappresenti, pur tra molte difficoltà ancora da superare, un modello di riferimento per chi desidera vivere in ambienti belli, sani e ben conservati».
Il disegno di legge, su iniziativa della senatrice Loredana De Petris, riconosce
ai Comuni un ruolo attivo nella gestione del territorio, nel mantenimento della
superfici agricole utilizzate e stimola le imprese a una più convinta e condivisa
attenzione verso valori che sono patrimonio collettivo. La proposta contenuta nel
disegno di legge incentiva il recupero e il riuso delle strutture esistenti, concedendo
comunque possibilità di ampliamenti di tipo urbano e infrastrutturale, purché compatibili
con l'ambiente e con la sostenibilità dello sviluppo locale.
Inoltre, la prevista defiscalizzazione per le imprese degli interventi realizzati
a sostegno della qualità del territorio va nella direzione intrapresa già da alcune
comunità locali, come hanno fatto il Comune di Montepulciano (Siena), il Consorzio
del Vino Nobile, in collaborazione con Città del Vino: una proposta che prevede
minori oneri comunali per quelle aziende che intendono investire nella qualità del
territorio. Il disegno di legge proposto, inoltre, può contribuire a difendere quei
vigneti che, in attuazione della prossima entrata in vigore della riforma dell'Organizzazione
Comune di Mercato in Europa (OCM vino) potrebbero correre il rischio di essere estirpati
non tanto perché produttori di eccedenze, quanto perché data la loro collocazione
territoriale in aree cosiddette svantaggiate (terrazzamenti di montagna, delle isole,
di alta collina), rischierebbero di soccombere allai liberalizzazione del mercato,
mentre invece necessitano di essere tutelati in quanto elementi essenziali del paesaggio.
Temi che trovano ampio riscontro nell'azione dell'Associazione nazionale Città del vino che, già negli anni '90, ha lanciato il progetto del "Piano reglatore delle Città del Vino" (oggi evoluto nel nuovo concetto di Piano Strutturale dei Territori del Vino). Il Piano segna due passi importanti: il vigneto diventa parte fondamentale del paesaggio e così tutte le aree agricole interessate; inoltre l'idea di sviluppo locale mette insieme amministratori pubblici e soggetti privati, esaltando il concetto di collaborazione tra pubblico e privato e creando le premesse per una crescita socio economica locale fatta di scelte condivise. Il disegno di legge riveste particolare importanza, dicono ancora le Città del Vino, laddove intende realizzare una catalogazione del paesaggio rurale affinché siano tutelati non solo gli aspetti geomorfologici ma anche quelli legati alla biodiversità dei territori, che possono rappresentare, per il vino ma anche per altre produzioni tipiche, nuove straordinarie opportunità economiche e culturali. In questa direzione va, tra l'altro, la proposta avanzata da Città del Vino per realizzare un Albo dei vitigni antichi e autoctoni italiani, secondo una precisa metodologia interdisciplinare che consenta di definire le unità di paesaggio viticolo e dei luoghi, pubblici e privati, in cui la viticoltura ha lasciato tracce importanti anche riguardo alle forme di allevamento della vite; la catalogazione dei vigneti storici ; la definizione di buone regole e pratiche per il loro recupero, mantenimento e valorizzazione.
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