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Terremoto Marche, Spacca: «in finanziaria mancano risorse per chiudere partita»
Verso emendamento congiunto con parlamentari Umbria
© REGIONE.MARCHE.it - Pubblicata il 11.10.07
Ancona, 8 Ottobre 2007 - In un'intervista all'Agenzia Adnkronos, il presidente lancia l'allarme: mancano in Finanziaria le risorse necessarie a chiudere la partita della ricostruzione nelle Marche e in Umbria, dopo il terremoto del 1997.
A dieci anni dal sisma, tanto è stato fatto ma molto altro resta da fare. E' l'allarme del presidente della regione Marche, Gian Mario Spacca, raccolta dall'ADNKRONOS. «Sono in programma per la prossima settimana riunioni con i parlamentari marchigiani per definire un emendamento, congiunto anche con l'Umbria, all'articolo 27 della Finanziaria», spiega il presidente, sottolineando che «l'obiettivo è quello di ottenere risorse per circa un miliardo di euro, che possono anche essere spalmate in cinque anni, secondo una programmazione con il governo che tenga conto sia delle difficoltà dello Stato sia delle urgenze per la popolazione». Nel dettaglio, sono cinque i capitoli da affrontare per chiudere definitivamente una partita su cui, come rivendica Spacca, nelle celebrazioni per il decennale il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso «soddisfazione per la tempestività e la qualità degli interventi finora effettuati».
Il primo è quello che riguarda i trasferimenti aggiuntivi ai comuni per compensare le minori entrate registrate dopo il sisma. «La proposta presente in Finanziaria è quella di puntare al definitivo rientro entro cinque anni, con uno stanziamento complessivo di 46 mln di euro. Ma, secondo i calcoli effettuati dalla regione, le risorse necessarie sarebbero più che doppie, pari a 109,2 mln», spiega Spacca. La seconda voce è quella che riguarda gli oneri e i contributi sospesi ai terremotati dall'anno successivo al sisma, il 1998. «Una misura adottata per avviare un volano di crescita sia per le famiglie che per le imprese», ricorda il presidente delle Marche, aggiungendo che «a dieci anni di distanza è necessario decidere cosa fare della partita». La proposta contenuta in Finanziaria, che «non soddisfa affatto la popolazione», è di prevedere un condono del 50% di quanto dovuto a fronte di un 50% da restituire in 5 anni. «Chiediamo che sia aumentata la percentuale della quota condonata, in linea con quanto fatto per altre zone calamitate», sintetizza Spacca.
Altri due capitoli della ricostruzione, riguardano «gli interventi per le seconde case e il recupero dei beni culturali ancora da realizzare», osserva Spacca. Per entrambi gli aspetti «non sono previsti stanziamenti in Finanziaria».
Al contrario, ricorda, al tavolo aperto a Palazzo Chigi con il sottosegretario Enrico Letta e i presidenti di Umbria e Marche «era stato concordato che per questi due capitoli fosse ripreso il finanziamento della legge 61 che invece non è stata rifinanziata».Sul quinto capitolo, quello del completamento degli investimenti per la rete infrastrutturale nelle aree terremotate, «c'è un impegno scritto nel Dpef che non trova alcun riscontro in Finanziaria». Ricapitolando, la legge 61 prevedeva per le Marche risorse per 1,68 mld. Oggi, puntualizza Spacca, «non chiediamo tutto subito, in una tranche, quanto previsto dalla legge. Chiediamo, piuttosto che la Finanziaria predisponga gli strumenti necessari a porre i presupposti per completare la ricostruzione, che, invece, rischia di interrompersi». La regione Marche, tirando le somme, «sarebbe soddisfatta di ottenere poco meno di un miliardo nell'arco dei prossimi cinque anni». Cifra che, conclude Spacca, «è decisamente inferiore rispetto a quanto speso per calamità analoghe, l'Irpinia, il Belice e il Friuli».
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