© Paola Monti - Pubblicata il 25/10/2007
“Assalto geriatrico ai bloggers italiani”: questo il titolo di un articolo del Times che commenta la Levi Prodi, ovvero la proposta di legge che, puntando a regolamentare in modo più severo l’editoria, ha finito per mettere in allarme ed in rivolta il mondo della rete.
Sì, perché, se la Levi Prodi diventerà legge, chiunque voglia aprire un blog o un proprio sito internet dovrà obbligatoriamente iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione) e sottostare al controllo, alla burocrazia, alle sanzioni e alle tasse, perchè saranno considerate attività editoriali anche quelle esercitate senza scopo di lucro, come i blog.
E’ per questo che anche uno dei quotidiani più famosi al mondo ha deciso di occuparsi dell’argomento e dall’articolo di ieri l’Italia non esce bene: “Considerando gli standard del G8, l’Italia è un Paese strano – si legge – Per farla semplice, è una nazione di legislatori ottuagenari eletti da settantenni, i pensionati. Tutti gli altri non contano”.
E così il Times continua, dipingendo Prodi come un “arzillo sessantottenne” che
ha battuto un Berlusconi settantunenne alle ultime elezioni, mentre a Napolitano
(82 anni) ne aveva già 20 quando i tedeschi si sono arresi alla fine della seconda
guerra mondiale.
Secondo il Times, il governo italiano “non sembra capace di adattarsi al mondo moderno”
e la spiegazione è semplice: “Anche il vostro Paese funzionerebbe in questo modo
se i vostri nonni fossero in carica”, sostiene l’articolo.
Questa l’introduzione che il Times ci ha riservato, passando poi ad affrontare il tema centrale: la Levi Prodi è descritta come una legge che ha come bersaglio “la vita moderna”, una legge incredibilmente generica che obbliga tutti i bloggers e gli utenti della rete a registrarsi con lo Stato: “Anche un innocuo blog della squadra del cuore o quello di un adolescente che discute dell’iniquità della vita – spiega il quotidiano – saranno soggetti alla vigilanza del governo e alla tassazione (pur non trattandosi di siti commerciali)”.
“L’intento della proposta di legge, come è stato scritto quando è passata al
vaglio del Consiglio dei Ministri, sarebbe quello di mettere il bavaglio ai bloggers,
che ormai rappresentano un vero guaio per quelli che sono al potere”, continua l’articolo.
I blogger, secondo il Times, sono guidati dal “crociato (che alcuni definiscono
populista)” Beppe Grillo, “un comico diventato attivista diventato blogger”: secondo
il quotidiano, infatti, Grillo è uno di quelli che sanno interpretare e commentare
in modo più corretto le vicende italiane sia fuori che dentro al Paese e si batte
per un governo più trasparente.
L’articolo del Times si conclude con un appello rivolto a Levi e a Gentiloni: “E così mi appello – scrive il giornalista Bernhard Warner - al ministro italiano delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ex giornalista, e Ricardo Franco Levi, il deputato che ha concepito questo sbagliato testo di legge. La soluzione migliore per questo Paese è davvero mettere i giovani in silenzio?”.
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