© CONFAGRICOLTURA.it - Pubblicata il 15/11/2007
“Gruppi bancari patrimonialmente irrobustiti, resi più efficienti e competitivi, sono l’indispensabile premessa perchè il credito possa svolgere al meglio la fondamentale funzione di sostegno allo sviluppo di tutti i settori dell’economia nazionale”, lo ha detto il presidente della Confagricoltura Federico Vecchioni, a Novara, al convegno ”Agricoltura: una risorsa strategica per il futuro”.
Il presidente Vecchioni ha evidenziato come la costituzione, nell’ultimo anno e mezzo, di alcuni grandi gruppi bancari – ultimo in ordine di tempo quello risultante dall’incorporazione della Antonveneta nel Montepaschi, ancora nella fase iniziale – abbia cambiato il volto del sistema bancario, almeno nei “rami alti”. In quest’ultima area, si può, dunque, ritenere che il consolidamento sia pressochè concluso, portando a compimento una lunga fase caratterizzata da ampi processi di privatizzazione, deregolamentazione, sollecitazione e tutela della concorrenza, profonda riorganizzazione degli intermediari. Una riorganizzazione che trova, per i suoi caratteri e la sua intensità, un possibile raffronto solo con quella che avvenne negli anni Trenta, dopo la crisi della banca mista e l’emanazione della legge bancaria.
Anche tutto il mondo delle banche popolari – tradizionalmente più vicino all’impresa minore e al territorio – ha mostrato una forte dinamicità, dando vita ad aggregazioni che occupano i primi posti delle graduatorie delle aziende di credito italiane. Segno che la categoria, i cui meriti sono superiori a quelli che gli si vogliono solitamente riconoscere, non si chiude affatto alle innovazioni e alle sfide competitive.
In questo quadro - finita l’era, con la banca universale, della specializzazione degli enti creditizi - che aveva visto un ruolo peculiare degli istituti di credito speciale, tra i quali gli “agrari”, Confagricoltura guarda con attenzione al modo in cui i nuovi gruppi bancari possono sostenere le esigenze e la crescita del comparto agro-industriale. E ciò secondo una visione che nelle innovazioni e nelle prospettive di sviluppo di questo comparto individua un fattore di propulsione dell’economia del Paese, ma anche un campo dai forti ritorni reddituali.
“Si tratta – ha detto Vecchioni - di accrescere l’attenzione verso un settore interessato oggi da rilevanti trasformazioni, non certo raffrontabile con quello che era solo un paio di decenni fa”.
Senza voler pretendere per forza il ritorno alla specializzazione istituzionale, Confagricoltura pensa innanzitutto, all’interno dei più grandi gruppi bancari italiani, a degli assetti organizzativi che, per esempio, adottino il modello divisionale mirato e specializzato nella conoscenza, nell’assistenza tecnica e nel sostegno finanziario del comparto agro-industriale.
“Un’operazione del genere, che non intaccherebbe l’unitarietà della conduzione del gruppo bancario – ha concluso il presidente Vecchioni - aprirebbe una fase nuova nei rapporti con il mondo da noi rappresentato con sicure prospettive sia per la banca sia per l’impresa, rispondendo altresì agli interessi generali del Paese”.
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