© CIA.it - Pubblicata il 27/11/2007
Si chiama “italian sounding”: è il fenomeno dei prodotti che di italiano hanno solo il nome, vale a dire quei cibi e quelle bevande che, grazie a una normativa internazionale quantomeno lacunosa, vengono prodotti e venduti utilizzando in maniera impropria parole, immagini, marchi e ricette che si richiamano all'Italia.
Ma che non hanno nulla a che fare con la nostra cucina. Non solo, quindi, una falsa garanzia per i consumatori stranieri, ma soprattutto un danno colossale per le aziende del nostro Paese: oltre 60 miliardi di euro, oltre la metà del valore dell’agroalimentare italiano e tre volte superiore alle esportazioni nazionali del settore.
Aspetto che è stato messo oggi in luce a Bruxelles durante il convegno promosso
dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in collaborazione con l’Unione degli
avvocati europei sulla tutela comunitaria dei prodotti agroalimentari.
I mercati di riferimento dell' ”italian sounding” -è stato sottolineato-
sono soprattutto quelli occidentali. Stati Uniti, Messico e Canada valgono
insieme quasi la metà delle vendite complessive, mentre un altro 39 per cento
arriva dall'Europa: in Francia i prodotti pseudoitaliani sono il doppio degli originali,
in Germania e Olanda quasi il triplo. Va un po' meglio in Gran Bretagna, dove i
rapporti di forza sono paritari.
E così all’estero possiamo trovare di tutto e di più, all’insegna del falso italiano.
Spaghetti di grano tenero venduti come cento per cento “made in Italy” sugli scaffali
dei supermercati statunitensi, canadesi e inglesi; pomodori, con l’etichetta “Napoli”
e “Campania”, inscatolati in Cina o in qualche paese del Nord Africa; salse dai
sapori improponibili, pizze napoletane che hanno tutto meno che le caratteristiche
del prodotto emblema della nostra immagine all’estero. Non basta. Ai ristoranti
troviamo un piatto di penne all'amatriciana, con pasta e sugo (un'improbabile miscela
di bacon, pomodoro e cipolle) che arrivano dal Wisconsin, formaggi come il parmigiano,
la fontina e il gorgonzola, provenienti da chi sa quale paese, o Mortadella tipo
Bologna, o un Chianti prodotto in Cile.
Siamo in presenza -è stato rimarcato durante il convegno - di un enorme business.
Basti pensare che solo negli Stati Uniti il giro d’affari relativo alle imitazioni
dei formaggi italiani supera abbondantemente i 2 miliardi di dollari. E il danno,
purtroppo, è destinato a crescere, visto che a livello mondiale ancora non esiste
una vera difesa dei nostri prodotti tipici legati al territorio, in particolare
Dop , Igp e Stg, che comprendono formaggi, oli d’oliva, salumi, prosciutti e ortofrutticoli.
Una difesa che non significa soltanto la tutela di un patrimonio culturale, dell’immagine
stessa dell’Italia, ma anche la valorizzazione di un settore.
E l’Italia, subito dopo la Francia, è la più colpita dalla contraffazione, dall’agropirateria,
dai “falsi d’autore” dell’alimentazione. Nel nostro Paese si realizza più del 21
per cento dei prodotti a denominazione d’origine registrati a livello comunitario.
A questi vanno aggiunti gli oltre 400 vini Doc, Docg e Igt e gli oltre 4000 prodotti
tradizionali censiti dalle Regioni e inseriti nell’Albo nazionale. Una lunghissima
lista di prodotti che ogni giorno, però, rischia il “taroccamento”.
La situazione è, quindi, di estrema gravità: ci troviamo -è stato rimarcato- davanti
ad un immenso supermarket del “falso”, dell’”agro-scorretto”, del “bidone alimentare”.
Il più “copiato” tra i prodotti Dop e Igp è il Parmigiano Reggiano. Ad esso appartiene
il primato delle imitazioni. Il suo “tarocco” lo troviamo in Argentina, in Brasile,
in Giappone, ma anche in Germania e nel Regno Unito. Seguono il Prosciutto di Parma
e quello di San Daniele, il Grana Padano, la Mozzarella di bufala e l’Asiago. Una
forte crescita di “falsi” si sta registrando in questi ultimi tempi anche per il
Gorgonzola. E così lo troviamo sotto il nome di Tinboonzola e di Cambozola.
Ma per trovare i “falsi” Dop e Igp non c’è certo bisogno di andare all’estero. E’
sufficiente navigare in Internet per poter avere una vera e propria vetrina del
“tarocco”. In molti siti si possono acquistare formaggi come il Parmesan o il Regianito,
il Provolone e l’Asiago, prodotti nel Wisconsin (Usa), la Robiola del Canada, la
Mozzarella del Texas, la Fontina “made in China”, i pomodori San Marzano coltivati
in California, i fiaschi tricolore di Chianti, statunitensi e australiani, il Prosciutto
di San Daniele di una ditta americana.
Per comprendere la gravità del problema delle imitazioni, nel convegno di Bruxelles
è stato messo in risalto che durante il 2006 sono più che triplicati i casi di sequestri
di prodotti Dop e Igp contraffatti o falsificati effettuati alle dogane dei Paesi
dell’Unione europea. Importazioni “taroccate”, come formaggi, vini, mele, salumi,
che provenivano dai Paesi più disparati: Cina, Brasile, Australia, Sudafrica, Argentina,
Canada.
La diffusione sul mercato globale di imitazioni di bassa qualità oltre a colpire
direttamente gli imprenditori nazionali, ai quali vengono tolti spazi di mercato,
danneggia gravemente l'immagine del Made in Italy, sia sui mercati tradizionali
che su quelli emergenti come la Cina dove le falsificazioni sono arrivate prima
dei prodotti autentici.
DOP, IGP, STG
IN CIFRE
(in milioni di euro)
|
PRODOTTI |
FATTURATO |
EXPORT |
|
FORMAGGI |
4.876 |
715 |
|
SALUMI E FORMAGGI |
3.345 |
798 |
|
ORTOFRUTTA |
87 |
21 |
|
OLIO D’OLIVA |
65 |
23 |
|
ALTRI PRODOTTI |
478 |
287 |
|
TOTALE |
8.851 |
1.844 |
|
2005 |
2006 |
VARIAZIONE % |
|
|
FATTURATO |
|||
|
AL CONSUMO |
8.480 |
8.851 |
+4.4 |
|
EXPORT |
1.621 |
1.844 |
+13.8 |
|
2005 |
2006 |
VARIAZIONE % |
|
|
FATTURATO ALLA PRODUZIONE |
4.162 |
4.478 |
+7.6 |
L’AGROPIRATERIA
INTERNAZIONALE
GIRO D’AFFARI MONDIALE
60 MILIARDI DI EURO (circa metà del fatturato agroalimentare italiano)
IL FATTURATO DELLE IMITAZIONI NEGLI USA DI FORMAGGI ITALIANI
|
DOVE SI IMITANO I PRODOTTI TIPICI ITALIANI |
|
|
ARGENTINA |
FONTINA, PARMIGIANO REGGIANO, CHIANTI, MORTADELLA DI BOLOGNA, GRANA PADANO, PROSCIUTTO DI PARMA |
|
BRASILE |
PARMIGIANO REGGIANO, GORGONZOLA |
|
STATI UNITI |
ASIAGO, FONTINA, MARSALA, GRANA PADANO, POMODORI SAN MARZANO, MOZZARELLA DI BUFALA, PROSCIUTTO DI SAN DANIELE, PROSCIUTTO DI PARMA, ACETO BALSAMICO, OLIO D’OLIVA, PROVOLONE, PECORINO |
|
AUSTRALIA |
GORGONZOLA, MOZZARELLA, PARMIGIANO REGGIANO, MARSALA, RICOTTA |
|
SUDAFRICA |
PARMIGIANO REGGIANO, CHIANTI, FONTINA, GRAPPA, GRANA PADANO |
|
CANADA |
GORGONZOLA, GRANA PADANO, ROBIOLA, PROSCIUTTO DI PARMA |
|
CINA |
STRACCHINO, SALAME MILANO,GENOVESE E CALABRESE, MOZZARELLA DI BUFALA, PARMIGIANO REGGIANO, PROVOLONE |
|
GIAPPONE |
PARMIGIANO REGGIANO |
|
I PRODOTTI ITALIANI PIU IMITATI |
|
|
PARMIGIANO REGGIANO |
PARMESAO (BRASILE) - REGIANITO (ARGENTINA) -PARMESAN (BELGIO, GIAPPONE, USA, CANADA, AUSTRALIA) - PARMESAN CHEESE (USA) - PARMIGIANINO (USA) - REGGIANO E PARMESANO (CENTRO AMERICA) - |
|
PROSCIUTTO DI PARMA |
PARMA HAM (USA) |
|
PROSCIUTTO DI |
|
|
SAN DANIELE |
DANIELE PROSCIUTTO & COMPANY (USA) |
|
GRANA PADANO |
DANISH GRANA |
|
GORGONZOLA |
TINBOONZOLA (AUSTRALIA) - CAMBOZOLA (GERMANIA, AUSTRIA, BELGIO) |
|
ASIAGO |
ASIAGO DEL WISCONSIN (USA) |
|
RICOTTA |
RICOTTA AUSTRALIANA |
|
OLIO D’OLIVA TOSCANO |
OLIO D’OLIVA PRODOTTO DALLA OAKVILLE GROCERY, IN NAPA VALLEY IN CALIFORNIA (USA) |
|
MOZZARELLA |
MOZZARELLA COMPANY DI DALLAS (USA) |
| Data | Notizia |
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