© CITTADELVINO.com - Pubblicata il 14/12/2007
L’Associazione Nazionale Città del Vino, che raggruppa oltre 550 Comuni a vocazione vitivinicola, aveva atteso e sperato che l'emendamento alla Finanziaria 2008 proposto dall'onorevole Franco Ceccuzzi in commissione Bilancio della Camera per abrogare in toto l'articolo 42 bis della Legge 222/2007 (decreto fiscale di fine novembre) relativo alla fiscalità per i fabbricati rurali, fosse approvato nell’iter parlamentare della legge.
Così non è per la presentazione del maxiemendamento da parte del Governo che non lo contiene.
L'art. 42 bis ha introdotto una norma che sostanzialmente esenta dal pagamento
dei tributi locali tutti i fabbricati «con carattere di ruralità» in maniera indiscriminata.
La spiegazione corrente è che si tratti di una sorta di compensazione (!?) con l’estensione
dei criteri di ruralità ad altri edifici rurali previsto nel decreto fiscale dello
scorso anno che di fatto aveva allargato la base imponibile dell’ICI, ma senza nessun
beneficio per i Comuni in quanto alle maggiori entrate si era provveduto a minori
trasferimenti statali. Con il 42bis avviene l’esatto contrario: restrizione della
base imponibile, nessun trasferimento compensativo da parte dello Stato.
Se non cancellato o sospesi gli effetti dell’art. 42 bis in questa Finanziaria,
tutte le realtà agricole diventerebbero uguali e tutte esentate dal pagamento dei
tributi. A solo titolo esemplificativo anche un’importante azienda vitivinicola
italiana che ha sede a Firenze, in pieno centro nell’omonima piazza, con abitazione,
uffici e cantinetta, potrebbe, dimostrando la strumentalità e la connessione all’attività
agricola dell’impresa, non pagare l’ICI. Un’assurdità che non ha niente a che vedere
con l’equità fiscale.
Inoltre, il danno enorme per i Comuni ad alta ruralità per le minori entrare che
andrebbero ad aggravare la già difficile situazione dei bilanci delle amministrazioni
locali, con conseguente negativa ripercussione sulla qualità dei servizi erogati
ai cittadini.
Se da una parte siamo convinti che non si debba usare indiscriminatamente la leva
fiscale per fare cassa, e si debbano favorire le attività agricole perché rappresentano
un volano di sviluppo importante per la promozione dei nostri territori rurali,
al tempo stesso non è assolutamente concepibile che per raggiungere questo obiettivo
di debbano percorrere strade che portano ad una vera e propria ingiustizia fiscale.
Tra l’altro il provvedimento sta già producendo i suoi negativi effetti: sono già
molte le imprese che chiedono ai sindaci la restituzione – addirittura anche retroattiva
– dell’ICI applicata fino ad oggi agli edifici non direttamente coinvolti nella
conduzione agricola.
Il Governo deve dire con quali eventuali altre risorse intende sopperire alle
mancate entrate che si verificheranno per i Comuni e comunque farebbe bene ad abrogare
l’articolo o a sospenderne l’efficacia. Ed è quello che chiediamo.
Poi, siamo convinti che sul tema della fiscalità rurale occorre una precisa volontà
di riforma, con l’indispensabile coinvolgimento di tutti gli attori, compreso gli
enti locali, soprattutto dove esistono produzioni di eccellenza, per ristabilire
un'equità contributiva che consenta di reperire le risorse necessarie a migliorare
la qualità complessiva del territorio.
Con l’auspicio che la richiesta sia accolta, i nostri più cordiali saluti
| Data | Notizia |
|---|---|
![]() |
Berlusconi: «una manovra finanziaria per aiutare i più deboli» - 19/06 |
![]() |
Fisco: nel 2008 12,8 miliardi di redditi non dichiarati - 19/06 |
![]() |
Sindacati preoccupati, Confindustria contro la Robin Hood tax - 19/06 |
![]() |
Il Governo vara la manovra economica: 35 miliardi in tre anni - 19/06 |
![]() |
Aggredita la bimba ROM premiata dall'Unicef - 19/06 |