© CONFESERCENTI.it - Pubblicata il 06/02/2008
Roma - «Diciamo subito che il tema vero nell’economia mondiale riguarda il tipo di globalizzazione che avanza e che, secondo me, non sta in piedi, dico questo per un motivo di fondo: a fronte della nuova economia mondiale, quella rappresentata ad esempio dalla Cina e dall’India, è rimasta la vecchia governance di Yalta e di Bretton Woods, vale a dire i vecchi equilibri e i vecchi poteri fondati sul G8 e sul Fmi».
Così il senatore di An Mario Baldassarri esordisce in un’intervista sul sito www.confesercenti.it parlando della situazione economica mondiale e delle ricadute su quella italiana. Quello di Baldassarri è il secondo colloquio sul sito a pochi giorni dalla trasformazione dello stesso in testata giornalistica con una una nuova rubrica dedicata alle interviste su grandi temi ad esponenti del mondo istituzionale, politico, economico, sindacale e delle associazioni.
«A dicembre con il Centro Studi Economia Reale – prosegue Baldassarri - siamo stati i primi in Italia a lanciare l’allarme: con i cambiamenti in corso nell’economia mondiale l’Italia nel 2008 crescerà dello 0,6% ed il deficit pubblico in queste condizioni rischierà di risalire verso il 3% rispetto al Pil. Previsioni queste che confermo. Se così sarà potremmo magari sentirci chiedere in primavera da qualche bel tipo europeo una manovra di correzione dei conti pubblici perché il nostro deficit sarà sopra al 2,2% concordato. Con il bel risultato di essere costretti a fare una manovra-bis tutta di aumenti di tasse visto che all’ultimo minuto non si può pensare ai tagli di spesa (spesa che peraltro il governo Prodi ha aumentato nell’ultimo anno e mezzo di 45-50 miliardi). E tutto questo avverrebbe proprio nel momento in cui si toccherà molto probabilmente il massimo della frenata dell’economia! Sarebbe davvero un bel paradosso».
Netta la critica di Baldassarri alle scelte economiche del governo Prodi. «Sistematicamente ogni provvedimento del governo, a mio parere, è stato mirato ad avvantaggiare grandi imprese e grandi banche. Più la finanza che l’economia reale, e all’interno dell’economia produttiva certamente le grandi aziende. Siamo insomma in presenza di una linea che fa finta di mettere in moto una redistribuzione sociale del reddito ma agisce di fatto in altro modo. Lo possiamo spiegare anche sottolineando come: quando si tratta di agevolazioni verso le grandi aziende siamo nell’ordine di miliardi di euro, quando invece si vogliono aiutare i ceti sociali più deboli precipitiamo ai 41 centesimi per gli incapienti o agli 81 centesimi al giorno per i pensionati. Il governo Prodi ha privilegiato la grande impresa rispetto alla piccola forse anche per una sorta di retropensiero, del tutto infondato naturalmente, secondo il quale i grandi gruppi sarebbero più favorevoli al centrosinistra, le piccole no. Ma in questo modo si ignora l’esatta dimensione della economia reale.
«Quale che sia il futuro Governo – conclude Baldassarri - si deve puntare ad una prospettiva di rilancio economico ben precisa con una strategia che segni una svolta vera e profonda nella riduzione della spesa e, di conseguenza, allentando la pressione fiscale.
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