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«Demagogia e disinformazione alla base del dibattito di questi giorni»

Assocarni: «nessuna speculazione sulla carne bovina»

«Prezzi negli ultimi anni cresciuti meno dell’inflazione»

© ASSOCARNI.it - Pubblicata il 08/02/2008

 
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Demagogia e disinformazione: a giudizio dell’ASSOCARNI, l’Associazione dell’industria della carne, sono questi gli unici elementi alla base del dibattito di questi giorni sull’aumento dei prezzi della carne bovina, è necessario infatti chiarire due elementi oggettivi e incontrovertibili, finora non emersi sui media.

1.L’andamento  dei  prezzi: l’evoluzione dei prezzi della carne bovina  negli ultimi 5 anni (dal 2003 al 2007) evidenzia un incremento pari al 6% a  fronte di un  incremento complessivo dell’inflazione del 7,5 % dello stesso periodo.

2.La distribuzione della catena di valore lungo la filiera: in merito alla denunciata  forbice  esistente  tra  produzione primaria e consumo, i supposti rincari  del  400%  sono un dato del tutto  improprio, utilizzato unicamente a fini demagogici.

E’ evidente comprendere l’impossibilità di comparare il valore al chilo di un animale vivo con quello di un singolo taglio. Va infatti considerato che in un bovino la carne effettivamente consumata rappresenta meno del 50% del peso originario dell’animale e che uno dei tagli pregiati quale il filetto (il cui costo al chilo è spesso preso a riferimento come indicatore del valore della carne al consumo) in un animale di 650 kg. rappresenta solo 6 kg., meno quindi dell’1%. Nella trasformazione dell’animale vivo in carne vanno inoltre considerati tutti i costi connessi alla lavorazione, allo smaltimento delle parti non edibili e al rispetto delle rigide norme igienico sanitarie.

L’assoluta  trasparenza nei passaggi di filiera è dimostrata anche dal fatto  che tra le aziende leader nel settore bovino in Italia alcune sono rappresentate da cooperative di allevatori che, a loro  volta,  rivendono il prodotto a cooperative di consumatori. Ed anche in questo caso, dove non può essere messo in discussione l’interesse ad un’equa  distribuzione  del  valore, i numeri non cambiano, a  dimostrazione che questi valori sono quelli tipici e fisiologici dell’industria della carne.

L’industria italiana delle carni bovine è costituita da oltre 2.000 aziende, principalmente medio/piccole, che operano con marginalità ridotte al minimo e con una enorme pressione competitiva, che rappresentano il vero strumento di calmierizzazione dei prezzi. La carne, soprattutto quella bovina,  è  una  commodity,  nella stragrande maggioranza dei casi priva di qualsiasi strumento di protezione di marca o brand, le cui logiche di prezzo sono quindi imposte da un mercato internazionale sempre più globalizzato ed unico. L’Italia oggi importa oltre il 50% del proprio fabbisogno di carne bovina prevalentemente da altri Paesi comunitari e il prezzo del mercato italiano è determinato direttamente dal mercato UE.

A parere di  Assocarni, il vero problema oggi, in realtà, è la crisi strutturale in cui versa la zootecnia del nostro Paese e l’attuazione di politiche agricole miopi e poco lungimiranti, in particolare a livello comunitario, che stanno portando allo smantellamento di una filiera produttiva di grandissima qualità e valore.

Particolarmente contraddittoria poi la posizione di quelle organizzazioni agricole che da un lato  denunciano aumenti ingiustificati e dall’altro sostengono e promuovono politiche volte a disincentivare la produzione e a penalizzare le aziende agricole più moderne ed efficienti. Sono  semmai proprio queste  politiche agricole, che  favoriscono il verificarsi di carenze sempre più strutturali e gravi di materie prime, che incidono negativamente sulla dinamica dei prezzi al consumo dei prodotti agroalimentari che entrano nella dieta giornaliera del consumatore.

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