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La quotazione del cereale ha raggiunto livelli record e si preannunciano rincari anche in Italia
Sale la febbre del grano
Il presidente della Federpanificatori Jerian scrive al Garante per la sorveglianza dei prezzi per convocare un tavolo di filiera
© FORNAIOAMICO.it - Pubblicata il 13.02.08
Il cereale «d'oro» prosegue nella sua corsa al rialzo, nei primi giorni della scorsa settimana, presso il Chicago Board Trade, è stato scambiato a 11,5 dollari per bushel (27,24 chili), un aumento che si è fatto sentire subito in Italia: il frumento duro presso la Granaria di Milano ha raggiunto la quotazione di 533 euro per tonnellata, con un rialzo dell'11,7 per cento rispetto a dicembre 2007.
Immediatamente è stato lanciato l'allarme sui possibili rincari che i derivati del grano, pane e pasta su tutti, potranno subire nei prossimi mesi.
Il presidente della Borsa Merci Telematica (BMT), Francesco Bettoni, ha dichiarato che la corsa dei prezzi del grano potrà provocare da qui a sei mesi un incremento dei costi di vendita del pane e della pasta del 10-12 percento. Bettoni, a differenza di quanto hanno fatto altri in passato, ha però spiegato in dettaglio la situazione, illustrando i motivi della corsa al rialzo del cereale.
«Non molti lo dicono», ha chiarito Bettoni, «ma non bisogna dimenticare che da qui al 2020, nel rispetto del Protocollo di Kyoto, si dovrà prevedere un 20 percento di produzione di energia «verde» rispetto all'attuale consumo di biocarburanti. E tutto ciò è destinato a creare un gap spaventoso destinato a creare un forte incremento nel mercato delle commodities. Sarà pure semplicistico dirlo, ma non bisogna dimenticare che le superfici coltivate a grano e cereali sono in realtà sempre le stesse». Il presidente della Borsa Telematica ha proseguito il suo discorso spiegando come: «Negli Usa una buona percentuale di grano (in Stati come l'Iowa addirittura per il 30%) non viene più destinata ad uso alimentare ma per la produzione di bioenergia». Stesso discorso per il SudAmerica dove «molte superfici di cereali sono state sostituite negli ultimi anni dalla soia, soprattutto in Argentina, o destinate, com'e il caso del Brasile, per il 60 percento alla produzione di bioetanolo».
Con una domanda di grano sempre maggiore, in funzione del cambiamento di vita delle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo che sta modificando la loro dieta alimentare, e una sua disponibilità sempre minore, appare evidente come le ripercussioni sui derivati del cereale non tarderanno a farsi sentire nuovamente.
Non a caso il presidente di Italmopa, Ivano Vacondio, ha dichiarato che la pasta quasi sicuramente aumenterà entro breve tempo. «I dati sugli scambi record del grano nella Borsa merci di Chicago», ha spiegato Vacondio, «non fanno che confermare le nostre previsioni, vale a dire dell'industria molitoria italiana, sulle prospettive future dei prezzi della pasta, che sono decisamente negative. A fronte di ciò prevedo nei prossimi mesi aumenti non banali nei prezzi di vendita della pasta, e tutto ciò nonostante il regime di forte concorrenza che c'è tra le imprese del settore e la consueta attività dell'industria nel contrastare le accelerazioni dei costi di vendita». Il presidente di Italmopa ha anche analizzato lo scenario internazionale e ha ricordato come: «Recentemente la Borsa Merci di Chicago ha tenuto chiuso per 3 giorni, per eccesso di rialzo, le trattative sul frumento».
Sulla questione è intervenuto anche il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, illustrando gli interventi che sono stati messi in atto per frenare la corsa del cereale. «Abbiamo lavorato a livello strutturale in ambito europeo, con il set-aside che ha reso disponibili i 3,8 milioni di ettari in Europa, e consente all'Italia di aumentare non meno del 20% le superficie coltivate a grano duro», ha spiegato De Castro. «Un'offerta produttiva - ha proseguito il ministro - che fa da calmiere ai prezzi ed è di grande sostegno alla filiera della pasta, comparto tra i più rappresentativi del settore agroalimentare». De Castro ha poi proseguito il suo discorso parlando dei possibili aumenti che il rialzo del cereale potrà provocare: «Siamo convinti che il boom dei prezzi cerealicoli non sia una fiammata strutturale, alla luce dei problemi che attanagliano l'economia Usa, ma dobbiamo contrastare fenomeni speculativi. Sul mercato interno, e a conferma della nostra attenzione per i consumatori, stiamo lavorando, con il ministro Bersani e con il garante per la sorveglianza dei prezzi, affinché questo aumento della disponibilità di grano duro non si rifletta sui listini».
A tale proposito, proprio per evitare il verificarsi di una situazione come quella vissuta dai panificatori a settembre dello scorso anno, il presidente della Federazione italiana Panificatori, Edvino Jerian, ha scritto immediatamente al garante per la sorveglianza dei Prezzi, Antonio Lirosi, chiedendo di convocare un tavolo di filiera. «Aldilà della reale gravità della situazione», scrive il presidente, «ritengo che, forse per la prima volta, vi sia la possibilità di intervenire in modo tempestivo con una immediata e concreta valutazione monitorando sia l'andamento dei costi (in particolare energia e lavoro) che dei prezzi delle materie prime (specificatamente lievito e farine) con la conseguente possibilità di stimare quali effetti reali essi possono comportare in termini di aumento dei prezzi al consumo».
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