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Economia

  

Dopo «l'inflazione percepita», inventa «l'alta frequenza»

ISTAT, Codacons: «non finisce mai di stupire per coprire le deficienze!»

«Frottola nuova che non aiuta a superare i problemi reali del carovita di milioni di famigle impoverite anche per colpa dell'ISTAT»

© ADUSBEF.it - Pubblicata il 22.02.08

 

Dopo l'inflazione percepita, inventata durante il passaggio dalla lira all'euro per coprire deficienze enormi nella rilevazione che non indagavano il raddoppio dei prezzi, oggi inventa «l'alta frequenza», termine per confondere la bassa attendibilità statistica, lontana anni luce dal carovita reale.

Ebbene, l'Istat scoprendo l'acqua calda, dice che per i prodotti ad «alta frequenza d'acquisto» cioé quelli che vengono comprati praticamente quotidianamente come gli alimentari, i tabacchi, i carburanti, i giornali o le spese al bar e al ristorante, l'inflazione è molto più alta del tasso generale è pari al 4,8%.

Dal 2002, rileva l'Istat, il tasso di crescita dell'inflazione relativa ai beni ad alta frequenza d'acquisto è stato «sistematicamente più alto» rispetto al tasso complessivo. Il 4,8% di aumento registrato a gennaio è peraltro il più alto degli ultimi 11 anni». E lo dice oggi, dopo aver procurato danni enormi a tante famiglie, messe in ginocchio non soltanto per la speculazione seriale non solo da filiera per i beni di prima necessità raramente rilevata, ma anche perchè rilevazioni fasulle hanno prodotto danni a milioni di lavoratori e pensionati, che hanno visto penalizzati i livelli di retribuzione perché agganciati ad indici Istat inattendibili, come dimostra la perdita del potere di acquisto.

L'inflazione reale non è pertanto del 2,9 per cento, il più alto dal 1997, ma come Adusbef e Federconsumatori affermano da tempo, superiore di almeno due punti percentuali, se soltanto il paniere ed i pesi fossero calibrati alla spesa effettiva dei consumatori. Sono comunque allarmanti gli stessi dati Istat che vedono un incremento del prezzo del pane (+12,3%) e della pasta (+10%), del latte +8,7% e del pollame +6,7%, beni di prima necessità, che non vengono più consumati.

Di fronte ai rincari del prezzo della benzina verde (+12,5% ), del gasolio del 15,7%, dei prezzi dei combustibili liquidi per la casa,cresciuti del 16%, delle tariffe elettriche (+5,3% e del gas + 3,9%, dei trasporti ferroviari (+6,9%), di quelli stradali (+5,5%), aerei (+8,4%) e dei pedaggi autostradali (+3,8%), gli italiani hanno una magra consolazione dai medicinali (-3,9%) e dagli apparecchi telefonici (-12,4%).
Adusbef e Federconsumatori chiedono quindi che il Governo rompa gli indugi, destinando, con o senza l'accordo con l'opposizione, il surplus di 10 miliardi di euro, come immediatio sgravi fiscali a favore delle stremate famiglie italiane.

Elio Lannutti (Adusbef) - Rosario Trefiletti (Federconsumatori)

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