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La nuova campagna Legambiente contro il cambiamento climatico

Stop the fever: Fermiamo la febbre del pianeta

Al via il 26 marzo con il concerto di Youssou N'dour a Milano. Ecco i dati sull'impronta ecologica delle Regioni: Lombardia, Liguria e Veneto le più insostenibili, Basilicata e Molise le virtuose

© LEGAMBIENTE.it - Pubblicata il 21/03/2008

 
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Parte la nuova campagna di Legambiente per fermare i cambiamenti climatici, ridurre i consumi energetici, promuovere le fonti rinnovabili e abbattere le emissioni di CO2 in atmosfera.

STOP THE FEVER è fatta innanzitutto di azioni concrete: chi aderisce annuncia una propria azione di riduzione dei consumi. Questa è l'idea di fondo rivolta a imprese, governi locali, singoli cittadini: un'azienda che migliora la propria efficienza energetica, un comune che annuncia un piano di tetti solari, un singolo cittadino che decide di fare a meno dell'aria condizionata o di andare al lavoro in bici. Nel corso della campagna, Legambiente terrà traccia di tutte le azioni su www.stopthefever.org e ne misurerà la portata in termini di emissioni risparmiate al pianeta.

Si parte il 26 marzo, con il concerto di Youssou N'dour organizzato da Ponderosa Music & Art all'Alcatraz, unica data italiana dell'artista africano, in cui il pubblico potrà registrare i propri videomessaggi e annunciare le proprie azioni di riduzione.

Il momento clou della campagna sarà il 7 giugno, con una giornata di celebrazione della vita a basse emissioni a Milano: DJ set alimentato a energia solare, incontri letterari, installazioni anti-traffico, pedalate urbane e la sera world music dal vivo a cura di Ponderosa Music & Art, con gruppi provenienti da regioni dell'Africa a rischio desertificazione.

«Sfruttando le conoscenze tecnologiche e ripensando il nostro stile di vita possiamo fare molto per operare una conversione di civiltà e fermare la febbre del Pianeta – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente -. La rivoluzione che vogliamo sposa gli obiettivi stabiliti dall'Unione europea: aumentare in dieci anni l'efficienza energetica del 20%, ridurre del 20% le emissioni di gas climalteranti, incrementare del 20% l'energia prodotta da fonti rinnovabili».

Promuovere un nuovo stile di vita, a basse emissioni, è uno dei punti cruciali della campagna. Ognuno di noi può fare molto per ridurre le emissioni di CO2: la febbre del Pianeta si ferma anche con milioni di azioni individuali.

Nell'occasione vengono presentati nuovi dati sulle emissioni regionali di CO2 e sui consumi energetici.

L'impronta ecologica delle regioni Italiane.

Un modo per valutare la sostenibilità locale è quello di verificare la capacità degli ecosistemi di assorbire le emissioni di CO2 prodotte. In questa tabella Legambiente ha calcolato la superficie di bosco necessaria a compensare le emissioni di anidride carbonica, regione per regione, derivanti dai consumi energetici (compensando l’import/export di energia elettrica tra le regioni: cioè togliendo le emissioni di CO2 «esportate» e addebitando le emissioni di CO2 «importate» con l’importazione di energia elettrica).

Al primo posto della classifica delle regioni più insostenibili c'è la Lombardia: ci vorrebbe una superficie forestale pari a 5,75 volte il territorio regionale per compensare le emissioni di CO2, un'area di poco superiore alla superficie di tutte le regioni dell'Italia meridionale + isole.  Seguono la Liguria (4,64 volte il territorio regionale), il Veneto (4,27), il Lazio (3,98) e la Puglia (3,88).

Tra le regioni più in equilibrio (talvolta già in grado di compensare con il patrimonio forestale le proprie emissioni) ci sono la Basilicata (0,54, sarebbe sufficiente poco più della metà del territorio coperto da bosco per compensare le emissioni), seguita da Molise (0,64), Valle D'Aosta (0,74), Trentino Alto Adige (0,76). Per assorbire tutta la CO2 prodotta a livello nazionale occorrerebbe una superficie forestale pari a quasi 3 «italie» (2,7) completamente ricoperte da alberi.

Le regioni con la maggiore produzione di CO2 procapite (oltre 10 tonnellate ad abitante) sono invece Sardegna, Valle d’Aosta, Friuli e Puglia (regioni caratterizzate da elevati consumi energetici o dalla concentrazioni di impianti termoelettrici a  carbone).

 

Emissioni CO2 regionali al 2004 (1000 t) da usi energetici

Emissioni CO2 procapite

Impronta ecologica calcolata in base alla superficie forestale

Lombardia 

76.825

8,3

5,75

Liguria 

14.074

8,9

4,64

Veneto 

43.951

9,5

4,27

Lazio 

38.326

7,4

3,98

Puglia 

42.100

10,4

3,88

Emilia Romagna 

41.560

10,2

3,35

Sicilia 

43.353

8,7

3,01

Friuli V. Giulia 

13.002

10,9

2,96

Campania 

19.751

3,4

2,6

Piemonte 

33.956

8,0

2,39

Toscana 

29.637

8,3

2,3

Marche 

9.903

6,6

1,82

Umbria 

7.160

8,4

1,51

Sardegna 

18.092

11,0

1,34

Abruzzo 

8.078

6,3

1,34

Calabria 

8.565

4,3

1,01

Trentino A. A. 

5.810

6,0

0,76

Valle D'Aosta 

1.351

11,0

0,74

Molise 

1.591

4,9

0,64

Basilicata 

3.044

5,1

0,54

ITALIA

460.131

7,9

2,73


Nota metodologica
Il nostro calcolo utilizza il medesimo approccio impiegato anche nell’indice della «impronta ecologica», anche se relativamente solo ai consumi di energia (per produzione di calore, elettricità e trasporti): calcola quanta superficie (coperta da foreste) sarebbe necessaria per assorbire tutta la CO2 emessa dagli impieghi energetici.

Poiché la capacità di assorbimento forestale presenta molte differenze – derivanti dal tipo di essenze e dalle condizioni climatiche – per il calcolo si è preso a riferimento un bosco di cerro (Quercus cerris), caratteristico di molte aree italiane. L’assorbimento annuo medio di un ettaro di bosco di cerro è di 1.6 t di carbonio, che equivale a 5,6 t di CO2 per ettaro all'anno.

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