© FLAI.it - Pubblicata il 04/04/2008
«I settanta milioni di litri di vino adulterati con sostanze nocive e pronti ad essere immessi sul mercato sono il sintomo di un paese malato, questo, infatti, non è che l’ultimo di un’infinita serie di scandali che in pochissimo tempo hanno investito il settore agro-alimentare italiano, dequalificando l’immagine e la credibilità del Made in Italy nel mondo e ingenerando la contrazione dei consumi con conseguenti traumi occupazionali di portata eccezionale.
Viviamo in un paese pericoloso, dove esistono ancora molti imprenditori che credono giusto e possibile fare affari truffando e avvelenando lavoratori e consumatori sotto la luce del sole, sostenuti come sono da ingenti sussidi economici nazionali ed europei che alimentano questo modo di fare impresa.
Viviamo in un paese dove l’illegalità è diffusa in ogni strato della società ed investe anche e soprattutto un settore nevralgico dell’economia come quello dell’alimentazione, con il plauso e la collaborazione di una parte consistente delle istituzioni.
Viviamo in un paese dove a fronte dell’ennesimo scandalo alimentare il Ministro delle Politiche agricole si è limitato a dichiarare che le imprese illegali sono ‘solo delle mosche bianche’ e che non occorre scatenare ‘tempeste in un bicchiere di vino’. Sono dichiarazioni gravi che ci fanno immaginare che frodi e scandali alimentari continueranno e che nulla in futuro cambierà .
Ma il settore agro-industriale italiano - che ha avuto finora dati economici relativi a fatturati ed export a due cifre - non può più vivere di emergenze e di stati di crisi perché i consumatori intelligenti e attenti non perdonano di aver acquistato, peraltro a cifre consistenti, prodotti che minano la loro sicurezza.
L’impressione, allora, è quella che se non si cambia drasticamente rotta il fiore all’occhiello dell’economia italiana rischierà di collassare e di sgretolarsi inesorabilmente, con tutto ciò che questo comporta rispetto ai livelli occupazionali del settore».