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Occorre aiutare con programmi seri i paesi più poveri a sviluppare le loro agricolture

Gli Ogm non risolvono la fame nel mondo

Il presidente della Cia Giuseppe Politi sottolinea che gli organismi geneticamente modificati non rappresentano la soluzione. Evitare che le attuali speculazioni sulle materie prime agricole finiscano per determinare scelte a vantaggio di pochi

© CIA.it - Pubblicata il 14.04.08

 
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«Gli Ogm non risolvono i problemi delle agricolture dei paesi più poveri, né sono la panacea della fame del mondo, non vorremmo che dietro i rincari di materie prime alimentari, come grano, riso, mais, ci siano quelle multinazionali che spingono per le loro sementi geneticamente modificate».

A sostenerlo è il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi, preoccupato per una situazione veramente esplosiva in molte aree del Pianeta sotto il profilo alimentare.
«La soluzione Ogm -sottolinea Politi- non è percorribile. Credo che bisogna percorrere altre strade. Occorre prima di tutto abbandonare il vecchio tipo di cooperazione internazionale che puntava solo sull'assistenza verso i poveri della Terra. Si portano derrate alimentari, mentre le agricolture di questi paesi non vengono affatto sviluppate. Bisogna, invece, procedere in maniera completamente diversa. Dobbiamo aiutare i paesi poveri a migliorare le loro agricolture attraverso seri e moderni programmi di coltivazione. Solo così si possono accrescere le produzioni. E per fare ciò non servono gli Ogm che finirebbero solo per appiattire l'agricoltura e la sua fondamentale biodiversità».

«D'altra parte, l'agricoltura europea e quella di altre aree industrializzate si è sviluppata -avverte il presidente della Cia- senza l'ausilio degli Ogm. E penso che bisogna continuare in tale direzione».
«Quindi, un 'no' agli Ogm e l'avvio immediato -rimarca Politi- di concreti interventi 'in loco' per far sviluppare l'agricoltura in tutti questi paesi dove la fame è un problema quotidiano. Evitare, in sostanza, spinte concentriche e speculazioni che aprono le porte unicamente a vendite massicce di prodotti biotech, lasciando gli ultimi della Terra nella loro povertà, nella loro fame, nell'emarginazione. Bisogna scongiurare che il dramma di milioni di persone si trasformi in profitto per pochi ricchi».

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