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Economia

  

«La riforma del modello contrattuale è urgente»

Montezemolo: «il Sindacato decida altrimenti faremo accordi separati»

Montezemolo dice la sua sulla riforma del modello contrattuale

© AGENZIAFLAI.it - Pubblicata il 18.04.08

 

La riforma del modello contrattuale è urgente e l'immobilismo dei sindacati non fa l'interesse dei lavoratori, Cgil, Cisl e Uil decidano una posizione unitaria altrimenti andremo avanti con chi è disponibile ad una riforma.

Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, lancia dal Cairo un forte monito ai sindacati sulla riforma del modello contrattuale.«Basta immobilismo -dice nel corso del breafing di chiusura della missione imprenditoriale in Egitto - perché non fa l'interesse dei lavoratori. Il sindacato decida. Aspettiamo da mesi un accordo e se questo non dovesse arrivare il nostro dovere è andare avanti con chi è disposto ad una riforma».

Una eventualità, comunque, quella di andare avanti con un accordo separato, indicata però da Montezemolo come un'estrema ratio: «Senza una intesa del modello contrattuale si profilerebbero due casi limite: o gli imprenditori saranno costretti a rapporti diretti con i lavoratori, ma noi vogliamo un sindacato forte con un ruolo importante in azienda, o si faranno accordi aziendali solo con alcuni sindacati. Ma in entrambi i casi sarà un fatto molto, ma molto negativo» sottolinea. Da qui «l'invito a un senso di responsabilità per trovare un accordo tra di loro. Abbiamo bisogno di stringere i tempi e auspico che i sindacati capiscano che la competitività dell'impresa sta a cuore a chi lavora». Per Montezemolo infatti «non ci si può permettere altri quattro anni di immobilismo». E' una «anomalia» tutta italiana, secondo il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, la differenza tra quanto costa un lavoratore all'azienda e quanto lo stesso lavoratore percepisce in busta paga. «Pensate - ha sottolineato - che, secondo uno studio realizzato da Unindustria Venezia, in Italia, su 8 ore di lavoro di un operaio o impiegato le prime 5 ore e mezza servono a pagare la spesa pubblica (cuneo, Iva, accise benzina, tasse e accise su bollette, imposte governative). Solo nelle restanti due ore e mezza l'impiegato, o l'operaio, lavora per se stesso. In termini economici, su un costo aziendale di 2.400 euro, l'ammontare che è realmente a disposizione del lavoratore non supera gli 800 euro. E' una situazione insostenibile», ha scandito Montezemolo. Il pressing è stato immediatamente respinto al mittente dai sindacati che si dicono coesi e pronti a sedersi a un tavolo per giocare a carte scoperte. Dalla Cgil, risponde la segretaria confederale Nicoletta Rocchi: «Deluderemo questo auspicio, perché i sindacati oggi sono coesi e si confronteranno con la controparte con una proposta unitaria. Scopriremo, allora, chi sono i veri conservatori». Aggiunge, Raffaele Bonanni, leader Cisl: «Montezemolo sa bene che è sconveniente ipotizzare accordi separati su una materia complessa e delicata come la riforma contrattuale». Piuttosto, suggerisce Bonanni, Confindustria convochi immediatamente Cgil, Cisl e Uil, «perché l'accordo comunque si farà, basta essere pazienti e fiduciosi». Paolo Pirani della Uil preferisce non commentare, togliendosi però un sassolino dalla scarpa: «Se Montezemolo aveva queste intenzioni, poteva pensarci quattro anni fa».

Il leader degli industriali rivolge un appello anche alle forze politiche: «Dobbiamo ricostruire la fiducia nel Paese e per questo abbiamo bisogno di tutte le forze politiche responsabili, maggioranza e opposizione, nessuno escluso» dice Montezemolo. Altrimenti il rischio è che nonostante il voto nulla cambi. «Senza questo, i problemi reali rimarranno gli stessi», spiega nel briefing conclusivo della missione imprenditoriale in Egitto.«Oggi il Paese sta peggio rispetto all'ultimo anno perché la mancata crescita equivale a stare fermi e, nel mondo di oggi, questo significa andare indietro», aggiunge Montezemolo senza abbandonare l'ottimismo. Il leader degli industriali definisce «pessimistiche» le stime del Fondo Monetario Internazionale ma «è un fatto che l'Italia non cresce». «Solo mettendo al centro le nuove generazioni e l'interesse del Paese, non usando il presente per mungere il futuro, potremo farcela. Non indico formule ma basta togliere il tappo. Sono ottimista che l'Italia possa farcela ma - conclude Montezemolo - non possiamo continuare ad avere fiducia nello stellone italiano».

Salvatore Arnesano

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