© COLDIRETTI.it - Pubblicata il 22/04/2008
I danni di immagine provocati dall’emergenza rifiuti e dai recenti scandali alimentari rischiano di provocare nel 2008 un effetto valanga sul Made in Italy con la perdita di mezzo punto percentuale di Prodotto Interno Lordo (PIL) e l’azzeramento del già debole potenziale di crescita, stimato pari allo 0,3 per cento dal Fondo Monetario Internazionale.
E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini, in occasione del Meeting nazionale dei direttori della più grande organizzazione agricola europea.
Il Made in Italy agroalimentare - ha affermato il presidente della Coldiretti - è un patrimonio nazionale costruito nel tempo da generazioni di imprese agricole che svolge nel mondo un ruolo da traino per l’intero sistema economico e va difeso senza esitazione da frodi e inganni che ne compromettono l’immagine in Italia e nel mondo. Il rischio è che per l’Italia si verifichi un danno superiore a quello causato dalla crisi dei mutui subprime.
I fenomeni malavitosi - ha rilevato la Coldiretti - sviluppano a danno delle campagne italiane un giro di affari di 7,5 miliardi di euro, secondo il rapporto della direzione nazionale antimafia (Dna), tra furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, del cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, truffe, e sofisticazioni.
Ma effetti economici ancora più rilevanti sono quelli provocati dai danni all’immagine che si ripercuotono sull’intero Made in Italy nel mondo: le recenti truffe che hanno colpito settori chiave dell’agroalimentare nazionale dal vino all’olio, dal latte alla carne vanno affrontati con rigore e senza ambiguità che mette a rischio la credibilità del sistema produttivo e con essa il reddito delle imprese agricole.
Gli ultimi sequestri di falso olio extravergine effettuati dai Nas confermano - ha sottolineato Marini - la validità della scelta fatta dall'Italia con l'introduzione dell'obbligo di indicare la provenienza delle olive in etichetta che occorre far rispettare con decisione per evitare che quasi Ia metà dell'olio venduto sul territorio nazionale sia spacciato come Made in Italy, anche se spremuto da olive spagnole, greche e tunisine.
Sulle confezioni di tutti gli extravergini etichettati dopo il 17 gennaio 2008 - ha riferito la Coldiretti - devono infatti essere indicati obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato estratto l'olio, mentre se le olive sono state prodotte in più paesi, questi devono essere tutti indicati in ordine di quantità decrescente. Un obbligo previsto - ha precisato la Coldiretti - dal Decreto recante «Norme in materia di indicazioni obbligatorie nell'etichetta dell'olio vergine ed extravergine» pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale N.243 del 18 ottobre 2007. Con la stesura delle norme applicative - ha continuato la Coldiretti - sono finiti gli alibi con la possibilità di multe fino a 9.500 euro per i trasgressori di ogni singola violazione. Secondo una indagine della Coldiretti sono inspiegabilmente ancora troppo poche le confezioni di oli vergini ed extravergini in vendita etichettate nel rispetto della nuova normativa con il rischio concreto che vengano spacciate come Made in Italy miscugli di olio spremuto da olive straniere, senza alcuna informazione per i consumatori.
Servono più controlli e occorre stringere le maglie larghe della legislazione a livello nazionale e comunitario ma anche - ha affermato Marini - una struttura nazionale che possa raccogliere con competenza e autorità gli ottimi risultati dell'attività ispettiva e di controllo svolta a favore della sicurezza alimentare dalle molte forze coinvolte: dai Nas al Corpo forestale dello Stato, dall'Ispettorato Centrale fino alle Dogane. L’agroalimentare Made in Italy - ha concluso la Coldiretti - è il secondo settore nella formazione a livello nazionale del prodotto interna lordo mentre l’agricoltura italiana è prima in Europa per valore aggiunto e detiene la leadership comunitaria nella qualità con il maggior numero di prodotti a denominazione di origine riconosciuti (169).