domenica, 06/07/2008, 23.13.38 h

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Subito un innovativo accordo nella filiera cereali e rapporti stretti tra agricoltori e commercianti

Consumi: per pane e pasta è ancora crollo e i prezzi continuano la corsa al rialzo

Dopo il negativo andamento del 2007, la Cia evidenzia un trend al ribasso anche nei primi tre mesi del 2008. Evidenziata l’importanza dell’intesa siglata con la Confesercenti

© CIA.it - Pubblicata il 05/05/2008

 
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Continuano a crollare i consumi di pane e di pasta, nei primi tre mesi del 2008 c’è stato un calo, rispettivamente, del 3,5 e del 1,8 per cento rispetto all’analogo periodo dello scorso anno, mentre i prezzi al dettaglio hanno proseguito la loro corsa: più 18,6 per cento per la pasta e 13,1 per cento per il pane nei confronti del primo trimestre del 2007.

Serve, quindi, un innovativo accordo nella filiera cereali e un rapporto più stretto tra agricoltori e commercianti. E’ quanto segnala la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base di prime stime che confermano il trend negativo di questi due generi alimentari di prima necessità che nel corso dell’anno passato avevano registrato una netta flessione nelle vendite.

In tale contesto, la Cia ribadisce l’importanza del recente protocollo d’intesa siglata con la Confesercenti che si muove su due assi portanti: individuare e promuovere nuove modalità di commercializzare e sviluppare l’integrazione di filiera.
In particolare, il pane durante il 2007 -avverte la Cia- aveva avuto un calo nei consumi del 6,3 per cento al quale, tuttavia, si era contrapposta una crescita del 3,5 per cento, sempre nello stesso anno, dei sostituti del pane (crackers, grissini, panetti, crostini e fette biscottate) e dell’1,6 per cento dei prodotti per la prima colazione e dei dolciumi .
Anche per la pasta -sottolinea la Cia- nel 2007 si era registrata un’annata fortemente negativa e il calo delle vendite era stato pari al 2,6 per cento, con punte del 5/6 per cento subito dopo l’estate.
Il crollo dei consumi di pane e pasta e da attribuire -sottolinea la Cia- all’impennata dei prezzi che hanno caratterizzato i mercati a partire dallo scorso mese di agosto, sull’onda dell’aumento delle quotazioni del grano.
La Cia fa notare che l’Italia è dipendente dall’estero per il 40 per cento di grano duro, per il 60 per cento per di grano tenero, per il 15 per cento di mais, per il 90 per cento di soia e per il 50 per cento di carni.
Conseguenze che, tuttavia, potrebbero essere attenuate -sostiene la Cia- almeno sul fronte del grano, visti i possibili incrementi produttivi determinati da una crescita delle coltivazioni. Quelle di grano duro, infatti, dovrebbero segnare per quest’anno un incremento di oltre il 18 per cento (arrivando a sfiorare 1,7 milioni di ettari), mentre quelle di grano tenero dovrebbero segnare un incremento intorno al 14 per cento (circa 750 mila ettari).
Questi aumenti produttivi -afferma la Cia- potrebbero rappresentare un elemento calmieratore del mercato nazionale ed evitare le impennate che negli ultimi mesi hanno caratterizzato i prezzi del pane (nel 2007 ha fatto registrare un più 13,2 per cento) e della pasta (più 17 per cento nello scorso anno). Il problema, però, resta e tutte le attuali previsioni possono essere smentite dalle continue tensioni sui mercati mondiali.

Davanti a questo scenario la Cia ripropone l’esigenza di un moderno progetto nella cerealicoltura di qualità che veda al centro, territori, aziende e agricoltori quale tassello principale e determinante di una nuova politica di prodotto e alimentare.
«Da parte nostra -come ha rilevato lo stesso presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi- c’è la necessità di definire anche le modalità di un innovativo ‘accordo di filiera’ proprio per dare nuove certezze e impedire che vi siano squilibri che alla fine danneggiano i produttori e gli stessi consumatori».

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