© ADICONSUM.it - Pubblicata il 08/05/2008
Migliore tutela del consumatore grazie al nuovo provvedimento varato dal Parlamento Europeo, il 16 gennaio 2008 è un giorno storico per i consumatori europei, dopo 20 anni dalla prima direttiva e dopo 4 anni di discussione è stata approvata dal parlamento europeo la nuova direttiva sul credito ai consumatori.
E’ una norma importante che migliora molto le tutele per chi accede al credito al consumo aumenta le materie sottoposte al regime normativo, introduce nuovi istituti di garanzia.
Rinviando ad un successivo esame l’intera struttura delle Direttiva i suoi capisaldi possono essere riassunti in:
• Ampliamento delle tutele a carte di credito (in precedenza assistete solo da due raccomandazioni) e all’apertura di credito in conto corrente.
• Aumento della soglia massima di copertura dalla garanzia.
• Maggiori informazioni precontrattuali
• Introduzione dell’istituto del collegamento negoziale
• Introduzione dell’istituto del recesso • Introduzione di nuove e più pregnanti norme sulla pubblicità
• Miglioramento della normativa sul TAEG, sulle altre spese e su quelle accessorie non riportate nel TAEG.
• Introduzione del cd. prestito responsabile.
Viste, pur solo per titoli le principali novità della normativa non possono essere sottaciuti alcuni aspetti negativi o quanto meno non chiari. Il peggioramento delle norme nell’ultimo giorno prima dell’approvazione, riducendo alcune tutele prima previste. Una scrittura in alcuni casi non chiara ed anche contraddittoria (si spera a causa della traduzione dal testo ufficiale inglese). Per quanto riguarda l’Italia ora è necessario fare delle scelte. Giace infatti in parlamento il Disegno di legge che vuole anticipare la normativa europea, mentre è già incardinato, ma non in discussione il disegno di legge sul sovraindebitamento.
Credito al consumo: statistiche Assofin-Crif-Prometeia hanno pubblicato i dati 2007 sul credito al consumo e immobiliare in Italia. L’aumento è stato del 9,2%. Il 2007 è stato l’anno del record di operazioni di credito al consumo, che hanno raggiunto gli oltre 100 miliardi di euro, con erogazioni nello stesso anno di circa 60 miliardi e 91,2 milioni di operazioni. Nel 2007, in totale gli italiani sono indebitati per il 30% del prodotto interno lordo. I prestiti personali erogati sono stati 19 miliardi (+21,3%), quelli finalizzati 27 miliardi (+3,6%), le cessione del quinto sono state di 4 miliardi (+11,6); queste ultime operazioni sono state «solo» 222.000 con un importo medio di 17.000,00 euro. Le sofferenze sono state del 3,2%, in diminuzione, ma considerato l’aumento dell’erogato complessivo sono comunque aumentate in senso assoluto dell’8,4%. Il credito immobiliare e al consumo è cresciuto a giugno 2007 del 14,2% rispetto allo stesso periodo 2006, in ammontare assoluto 254,4 miliardi quello immobiliare e 96,6 quello al consumo. Ha proseguito a restringersi la forbice con gli altri Paesi, considerato che l’aumento europeo è di circa l’8,00%: raggiungendo gli 800 miliardi di euro; in Italia rappresenta il 9,30%, in Spagna 14,7%, in Francia 12,5% e in Germania 10,6%. L’aumento del credito ha portato anche ad un aumento delle creditizie, mentre è sostanzialmente fermo il credito transfrontaliero (1%). Il credito immobiliare è arrivato a 254,4 miliardi (+9,4%), una crescita inferiore rispetto all’anno 2006 (+10,8%). I mutui sono stati erogati per importi maggiori, per durate più lunghe e con un ritorno al tasso fisso, oltre il 50% dei nuovi mutui è stato erogato a tasso fisso, rispetto al 18% del 2006; mentre quelli variabili sono stati il 42% rispetto al 66% del 2006. Le previsioni per il 2008, vedono un aumento più basso per il credito immobiliare (+7,6% rispetto all’8,50% del 2007) come per quello al consumo (+11,9% rispetto al 13,9% del 2007).
Finanziaria 2008: Riduzioni fiscali E’ stata, prevista la riduzione dell’1,33 per mille con un massimo di 200,00 euro dell’ICI per la prima casa a prescindere dal reddito del dichiarante. La detrazione si somma a quella già esistente di 103,29 euro. Gli unici esclusi sono gli immobili di categoria catastale A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) e A9 (castelli). Nel caso di norme di maggior favore previste a livello locale, il contribuente ha diritto a scegliere la condizione a lui più favorevole. Per quanto riguarda le norme applicative restano valide quelle già esistenti, per cui la detrazioni si divide in parti uguali tra gli eventuali comproprietari, a prescindere dalla quota di proprietà, lo sconto deve essere calcolato pro-quota, ovvero secondo i mesi che l’immobile è stato destinato ad abitazione principale, il versamento deve essere effettuato presso il comune di residenza anagrafica del contribuente. Ulteriore modifica riguarda il mantenimento della detrazione anche nel caso di abitazione assegnata al coniuge separato o divorziato con decisione del giudice; l’unica eccezione riguarda il caso di proprietà di altra abitazione nello stesso comune. L’ammontare degli interessi e degli altri oneri passivi su cui, ricorrendo i requisiti «prima casa», è possibile fruire della detrazione fiscale del 19% sale a 4.000 euro rispetto ai 3,615,20 euro precedenti; pertanto la detrazione massima passa da 686,89 a 760 euro annui. E’ rimasta ferma a 2.582,00 euro l’ammontare degli interessi su cui è possibile applicare la detrazione (490,58 euro max) per i mutui stipulati per la costruzione. Sono state introdotte anche riduzione per i fabbricati con impianti a fonte di energia rinnovabile per uso domestico a partire dal 2009, con la possibile applicazione di aliquote anche inferiori al 4 per mille, per un periodo di tre anni per gli impianti solari e di cinque anni per le altre fonti rinnovabili. Infine, una norma che introduce sanzioni più severe in caso di applicazione errata dell’imposta sostitutiva ridotta dello 0,25%, prevista solo per l’acquisto della prima casa. Il comma 160 dell’articolo 1 prevede che per godere dell’imposta di registro agevolata è necessario che il mutuatario attesti che per «l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione» l’immobile è destinato ad abitazione principale. La destinazione del finanziamento è già, di norma, inserita nel contratto di mutuo, ma ciò non è più sufficiente in quanto è necessaria una espressa dichiarazione del mutuatario. Per quanto concerne la corresponsione errata della percentuale più bassa, l’Agenzia delle Entrate recupererà l’imposta evasa maggiorata del 30%. L’agenzia può recuperare l’imposta evasa entro tre anni dal pagamento originario.
Conti Dormienti Il Ministero dell’Economia ha emanato le linee comportamentali che le banche dovranno utilizzare per avvisare i clienti che non hanno movimentato il proprio libretto di risparmio (conti dormienti). L’aspetto più urgente è la comunicazione (lettera raccomandata) che banche, posta, assicurazioni e altri intermediari dovranno fare alla propria clientela (all’ultimo domicilio conosciuto) entro il 17 febbraio p.v. sulle posizioni «dormienti» al 17 agosto 2007. Nella comunicazione deve essere riportato l’invito ad effettuare una operazione massimo entro 180 giorni dalla raccomandata per «riattivare» il rapporto. Senza alcuna operazione le somme «dormienti» saranno depositate sul fondo per risarcire le vittime dei crack finanziari e per la stabilizzazione dei precari della Pubblica Amministrazione. Nel caso di conti al portatore la banca deve esporre nelle agenzie e sul proprio sito Internet un avviso con la normativa sui conti dormienti; inoltre, periodicamente, pubblica l’elenco dei depositi divenuti dormienti con la banca emittente, il tipo di deposito, il numero identificativo e il periodo di riferimento. Anche in questo caso la scadenza è 180 giorni. Nel caso di più conti dormienti è sufficiente che il titolare o un suo delegato movimenti uno per «svegliare» tutti gli altri con la stessa banca. Nel caso di cauzioni, garanzie e pignoramenti, i dieci anni decorrono dal momento in cui sono le somme sono disponibili. Le somme devono essereversate al «fondo», anche se reclamate dal titolare, solo dopo la pubblicazione, da effettuare entro il 31 marzo di ogni anno su un quotidiano nazionale e sul sito web dell’Economia, dell’elenco dei depositi non movimentati nonostante l’avviso.
Poste italiane è partita in ritardo nella comunicazione ai propri clienti sulla situazione di conti dormienti, i conti non movimentati negli ultimi dieci anni libretti di risparmio e libretti al portatore (di cui non si conosce il reale proprietario per cui dovrà essere effettuata una comunicazione in tutti gli uffici postali.). Anche i Buoni fruttiferi postali potranno entrare tra i conti dormienti, ma per la clientela non cambierà nulla. Infatti, è già previsto che i titolari di BPF che non li ritirano entro 10 anni dalla scadenza, incorrono nella prescrizione a favore della Cassa depositi e prestiti che li ha emessi. La modifica riguarderà il destinatario dei fondi, non più la Cassa ma il fondo anticrack.
Euro Dal 1° gennaio 2008 Malta e Cipro hanno adottato come propria moneta l’euro in sostituzione della lira maltese e della sterlina cipriota. I cambi delle due monete sono di 0,4293 lire maltesi e 0,585274 sterline cipriote per un euro. I simboli dell’euro di Malta sono lo stemma nazionale, la Croce Maltese a otto punte sulle monete da 1 e 2 euro, e il Imnajdra Temple Altar (tempio preistorico) sulle monete da 1, 2 e 5 centesimi, lo stemma nazionale sulle monete da 10, 20 e 50 centesimi. I simboli dell’euro di Cipro sono l’idolo di Pomos (scultura preistorica) sulle monete da 1 e due euro, l’imbarcazione Kirenia sulle monete da 10, 20 e 50 centesimi, due mufloni sulle monete 1, 2 e 5 centesimi.
Famiglie italiane L’Istat ha pubblicato l’indagine 2005 sullo stato delle famiglie italiane («Distribuzione del reddito e condizioni di vita in Italia»). Il reddito medio è stato di 2.311 euro al mese, pari a 27.736 euro annui, ma il 50% delle famiglie ha avuto un reddito di 1.872 euro al mese, pari a 22.460 euro annui. Forte il divario tra Nord e Sud, dove il reddito è inferiore di circa il 30%. Una ulteriore suddivisione riguarda i lavoratori autonomi, che hanno guadagnato 2.354,00 euro mensili (28.242,00 annui) mentre i lavoratori dipendenti 2,375,00 euro (28.495,00 annui), per i pensionati il reddito è di 1.33,00 euro (16.008,00 annui), se soli 920,00 euro (11.034,00 annui). I redditi più alti sono delle due province autonome di Trento e Bolzano e della Lombardia, i più bassi in Sicilia. La stessa indagine mostra che il 14,60% delle famiglie arriva con difficoltà a fine mese, il 9,3% almeno una volta ha pagato in ritardo le bollette, il 10,40% non riscalda a sufficienza la propria casa e il 28,4% non è in grado di far fronte ad una spesa imprevista di 600,00 euro. Nell’anno rilevato non ci sono stati peggioramenti sostanziali. Un lieve miglioramento per le spese alimentari dove le famiglie in difficoltà sono scese dal 5,8% al 4,2 per cento, per le spese mediche scese, dal 12 al 10,4%per cento e per l’acquisto di abiti necessari dal 17,8 al 16,8 per cento. Peggiorata, invece la situazione per le famiglie numerose: difficoltà ad arrivare a fine mese per il 23,8% delle famiglie con tre o più minori, rispetto al 20,8% dell’anno precedente e il 38% non può sostenere spese inattese rispetto al 31,6 precedente. Secondo l’ISTAT la distribuzione ei redditi è molto squilibrata, ponendo l’Italia negli ultimi posti della graduatoria europea, e le differenze maggiori si riscontrano proprio nelle aree con minor reddito, quindi nel sud del Paese. Anche Banca d’Italia ha proposto alcune statistiche sulle famiglie. Secondo la banca centrale il valore della proprietà immobiliare è aumentato nel 2006 del 9%, per oltre 4.200 miliardi (le altre attività finanziarie sono cresciute del 4% per 3,632 miliardi), aumento dovuto quasi esclusivamente all’aumento del valore degli immobili e non da aumento del risparmio. I debiti finanziari per mutui sono 270 miliardi. Il valore è quattro volte il reddito disponibile delle famiglie, più alto di quello dei principali paesi, mentre è più basso l’indebitamento. Sempre secondo Banca d’Italia nel 2004 il 10% delle famiglie più ricche deteneva il 43% della ricchezza e il 50% delle più povere appena il 10 e oltre 600.000 famiglie non hanno alcun risparmio ma solo debiti. Le famiglie più ricche (2,4 milioni) hanno un patrimonio medio di 1,6 milioni, se invece si calcolano 12 milioni di famiglie il patrimonio medio scende a 75.000 euro.
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