venerdì, 25/07/2008, 20.02.32 h

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Etichetta d’origine per garantire i consumatori

Ue-Usa: “no” al “pollo al cloro”

La Cia sollecita Bruxelles a mantenere il divieto per i prodotti provenienti da oltre Oceano trattati chimicamente. Ci vuole trasparenza all’allevamento alla tavola

© CIA.it - Pubblicata il 12/05/2008

 
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Un fermo «no» all’importazione di prodotti pericolosi per la salute pubblica e un’etichettatura chiara che permetta una vera tracciabilità, è quanto chiede la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito al rischio che, nel nostro Paese e in tutta Europa, arrivi dagli Usa carne di pollame disinfettata con il cloro.

Da qui l’invito della Cia all’Ue di individuare un’adeguata soluzione affinché rimanga il divieto comunitario che dal 1997 impedisce l’import nei paesi europei di un prodotto così trattato.

Occorre che nel confronto tra le due sponde dell’Atlantico -afferma la Cia- s’impedisca che passi la richiesta degli Stati Uniti di togliere il divieto al «pollo al cloro» e che l’Ue mantenga, così, una posizione ferma in difesa dei cittadini europei e soprattutto della loro salute.

In tale ottica, la Cia ribadisce l’importanza dell’etichettatura d’origine di tutte le carni, compresa, quindi, anche quella di pollo. Solo in questo modo si può contrastare l’arrivo in Italia di produzioni pericolose e tracciare chiaramente il percorso dall’allevamento alla tavola. Una trasparenza che diventa essenziale per garantire i consumatori, ma anche gli stessi produttori.

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