© COLDIRETTI.it - Pubblicata il 14/05/2008
Commissione Europea non può ignorare il parere della maggioranza degli Stati membri che esprimono contrarietà rispetto ad un via libera preoccupante per i rischi per la salute, per l'ambiente e la fiducia dei consumatori.
E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla decisione della Commissione Europea di impegnarsi a proporre entro giugno un cambio nella legislazione comunitaria per permettere sia l’importazione che la produzione nei paesi membri di carne di pollo «trattata al cloro», a conclusione del secondo incontro del Consiglio Economico Transatlantico (Tec) tra Unione Europea e Stati Uniti.
I Paesi membri dell’ Unione, l’Europarlamento e lo stesso collegio dei Commissari, che esaminerà il prossimo 28 maggio il dossier, devono impegnarsi - sottolinea la Coldiretti - per evitare che questa preoccupante novità arrivi sul mercato comunitario senza che imprese e consumatori ne sentono il bisogno
L’Italia, che è autosufficiente nella produzione di polli, - sottolinea la Coldiretti - non ha alcun interesse a promuovere sistemi di lavorazione che riducono le garanzie in un settore che ha già pesantemente sperimentato gli effetti delle emergenze sanitarie, con la crisi dell’influenza aviaria.
La proposta della Commissione prevede sia la possibilità di importare dagli Usa che di produrre in Europa polli trattati con bagni di antimicrobici (prodotti a base di ipoclorito di sodio - comunemente chiamata varechina) che sollevano molte perplessità sia per quanto riguarda possibili reazioni chimiche, variazioni del gusto, effetti tossici in caso di ingestione dei residui di queste sostanze, così come il rischio di insorgenza di ceppi di batteri resistenti.
La Commissione Europea si è impegnata a rimuovere divieto imposto dal 1997 con gli Stati Membri ed il parlamento Europeo prima del prossimo incontro del Consiglio Economico Transatlantico (Tec) previsto nell’autunno 2008.
Un proposito che va fermato poiché gli interessi della diplomazia - conclude la Coldiretti - non possono sopraffare le ragioni dei consumatori europei che chiedono all’Unione di garantire la trasparenza e la sicurezza soprattutto in un settore come quello alimentare determinante per la salute dei cittadini.
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