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I problemi della suinicoltura italiana

Stranieri 4 prosciutti su 5, ma non si vede

E’quanto denuncia la Coldiretti nell’annunciare lo “sciopero del prosciutto”

© COLDIRETTI.it - Pubblicata il 15/05/2008

 
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Negli scaffali dei negozi italiani ben quattro prosciutti su cinque provengano da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania, Spagna senza che questo venga chiaramente indicato in etichetta.

E’quanto denuncia la Coldiretti nell’annunciare lo «sciopero del prosciutto» al quale hanno già aderito gli allevatori che rappresentano il 70 per cento dei maiali italiani dei circuiti a denominazione di origine che comprendono 16 specialità della salumeria Made in Italy: dal prosciutto di Parma al San Daniele fino al Culatello di Zibello.

Mentre i consumatori affrontano le difficoltà degli alti prezzi al mercato agli allevatori nelle stalle - denuncia la Coldiretti - vengono riconosciute quotazioni insostenibili nonostante siano drasticamente aumentati le spese per l'alimentazione degli animali ai quali si sono aggiunti rincari anche nelle spese energetiche e la necessità di investimenti nelle strutture e nei mezzi aziendali per ottemperare agli obblighi comunitari.

A fronte di un prezzo medio per il prosciutto di 24,55 euro al chilo pagato dai consumatori nei negozi, agli allevatori italiani viene riconosciuto un compenso di appena 1,08 euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione, che rischia di far chiudere le stalle e con esse le specialità della salumeria Made in Italy.

Di fronte all'insostenibile forbice tra prezzi alla produzione e quelli al consumo, gli allevatori - sottolinea la Coldiretti - hanno dunque proclamato «lo sciopero del prosciutto» che prevede la mancata consegna delle certificazioni di qualità che accompagnano i maiali e che consentono la commercializzazione della salumeria a marchio d'origine.

E' necessaria - continua la Coldiretti - una programmazione nella produzione dei prosciutti destinati alla filiera del Parma e San Daniele e la differenziazione del prezzo tra il maiale nazionale destinato alle denominazioni di origine e quello da macelleria fresca. Ma serve soprattutto - conclude la Coldiretti - una norma che renda obbligatoria l'indicazione della zona di provenienza della carne maiale e dei prodotti da macelleria, considerato che sono 40 milioni i prosciutti arrivati in Italia in un anno dall’estero che rischiano di venire spacciati come Made in Italy.

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