Economia
Punto vertenze
La concertazione ai tempi di Berlusconi
Tra provvedimenti calati dall'alto e tavoli già saltati prima di cominciare. «Epifani, non siamo mica fessi»...
© AGENZIAFLAI.it - Pubblicata il 29.05.08
«Epifani, non siamo mica fessi», ha detto appena qualche giorno fa la neo Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia riferendosi alla piattaforma sindacale sul rinnovo del modello contrattuale, il concetto lo aveva ribadito, poi, nei giorni a seguire per rafforzarlo e per far capire a tutti, sindacati in primis, che il confronto sulla materia sarà particolarmente duro.
«Non è una sfida tra chi è più furbo e chi è più fesso», ha invece dichiarato in replica il Segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani nella sua relazione introduttiva alla Conferenza di Organizzazione del sindacato di Corso d'Italia. Epifani ha concordato con la Marcegaglia che «non sarà una trattativa facile ma più difficile di altre», tra le resistenze della Confindustria e una Cgil che da sola ha messo l'accento sulle debolezze e le manchevolezze della relazione della neo eletta Presidente degli industriali mentre tutti gli altri si erano già genuflessi alle sue parole.
«Abbiamo sottolineato» - ha ribadito allora con forza Epifani - «come nel lungo testo della relazione mancasse una valutazione sullo stato e sul livello della condizione retributiva dei lavoratori, che sarà uno dei punti centrali del confronto sul modello contrattuale».
Tutte queste dichiarazioni fanno da sfondo ad un nuovo quadro di relazioni industriali che si va inaugurando di questi tempi. Confindustria ha, infatti, appena cambiato i suoi vertici, eleggendo una donna di ferro ma anche rispettosa del ruolo del sindacato. La Cgil i suoi vertici non li ha cambiati ma con la sua Conferenza di Organizzazione ha cercato di dare un'impostazione nuova alla rappresentanza del lavoro.
Il nodo centrale di adesso, quello sul quale si misurerà la tenuta delle relazioni tra le parti sociali, è proprio la riforma del modello contrattuale.
La questione è prioritaria per la Marcegaglia, che è convinta che gli imprenditori siano pronti «a giungere ad un risultato in pochi mesi superando anche irrigidimenti interni pur non potendo accettare condizioni che potrebbero portare fuori l'Italia dall'Ue».
Altro che lavoratori-azionisti, in cima all'agenda di Viale dell'Astronomia oggi più che mai c'è la volontà di un «alleggerimento del contratto nazionale perché le aziende e i territori sono diversi tra loro». E il livello nazionale della contrattazione? Meglio «limitarlo alle regole e a parte della retribuzione, per lasciare il resto alla contrattazione locale». D'accordissimo con Confindustria c'è l'illustre senatore del Pd Pietro Ichino, secondo il quale «si aprono le porte al ridimensionamento del contratto nazionale».
Fessi o furbi? Difficile stabilirlo. Si sa solo che la situazione è complessa e che, ora come ora, a «reggere botta» alle volontà e alle dichiarazioni di Confindustria è rimasta solo la Cgil. A conferma di ciò c'è la rottura delle trattative con il Governo sulla pubblica amministrazione, con il sindacato di Corso d'Italia che abbandona la riunione dopo 15 minuti. «Mentre Cisl e Uil proseguono il confronto la Cgil ha un atteggiamento pregiudiziale che dà il senso di un'identificazione tra il sindacato e l'opposizione», tuona il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. E' questo, in sostanza, l'avvio della concertazione modello Berlusconi, con una difficilissima trattativa sul modello contrattuale, un intervento come la detassazione degli straordinari calato dall'alto e un tavolo già saltato per aria?
Lorenzo Rossi-Doria
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