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Vertice dei ministri del Lavoro dei Paesi UE

Cgil-Cisl-Uil preoccupati in vista del vertice di Lubiana

E’ quanto si legge in una nota unitaria dei segretari confederali di Cgil, Fulvio Fammoni, Cisl, Giorgio Santini, e Uil, Guglielmo Loy e Paolo Pirani

© CGIL.it - Pubblicata il 06/06/2008

 
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Roma, 6 giugno – «Il sindacato italiano non può esimersi dal manifestare alcune preoccupazioni in vista del prossimo vertice dei ministri del Lavoro dei Paesi UE convocato per il prossimo 9 giugno a Lubiana».

E’ quanto si legge in una nota unitaria dei segretari confederali di Cgil, Fulvio Fammoni, Cisl, Giorgio Santini, e Uil, Guglielmo Loy e Paolo Pirani, che, allo stesso tempo, «esprime soddisfazione per la ripresa dell’iter delle direttive relative ai diritti dei lavoratori interinali e ad alcune correzioni delle precedenti disposizioni sull’orario di lavoro». Infatti, si legge nella nota, «riteniamo importante aver raggiunto sul lavoro interinale finalmente il principio della parità di trattamento tra lavoratore interinale e lavoratore dipendente equiparabile» ma, si precisa, «esprimiamo preoccupazione per la sua derogabilità nei contesti nazionali, e siamo molto preoccupati per il collegamento, consolidatosi nel corso degli ultimi vertici comunitari, tra lo sblocco della direttiva interinali e la conclusione dell’altrettanto tormentato iter della direttiva sull’orario».

«Il risultato cui si potrebbe giungere per quest’ultima direttiva - continua la nota - non prelude a risultati ottimali per i Paesi che, come l’Italia, non hanno inteso la disciplina sull’orario di fonte comunitaria come strumento di deregolazione, ma, nell’equilibrio tra disciplina di legge e ruolo correttivo positivo della contrattazione collettiva, hanno teso a riconoscere in essa un tema di fondamentale importanza sia per la tutela della salute e della sicurezza del lavoro sia per la salvaguardia dei tempi disponibili per la vita personale e familiare».

Il testo che si profila, aggiunge la nota di Cgil-Cisl-Uil, «mantenendo come regola disponibile per i Paesi quella dell’opting out, allungando il periodo di calcolo dell’orario medio senza mediazione della contrattazione collettiva, e sottraendo il tempo d’attesa cosiddetto inattivo al computo dell’orario di lavoro, di fatto sanziona una concorrenzialità tra regimi nazionali su materie che ledono il diritto alla sicurezza e al tempo libero, collocando la competizione, anziché sulla qualità delle merci e l’inclusione sociale, sulla minore tutela del lavoro. In virtù della grande rilevanza che le due direttive rivestono per i cittadini ed i lavoratori europei, riteniamo più corretto che queste vengano trattate e valutate in maniera distinta». Infine, conclude, «Cgil, Cisl e Uil, confermano le posizioni già espresse e dichiarate al Governo affinché gli Stati membri siano sollecitati ad accogliere le preoccupazioni espresse e tradurle in correzione dei testi in discussione».

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