© COLDIRETTI.it - Pubblicata il 06/06/2008
La guerra del latte con i presidi ai cancelli degli stabilimenti di trasformazione e iniziative di coinvolgimento dei cittadini come la distribuzione di latte fresco continuerà ad oltranza fino a quanto la controparte industriale non tornerà al tavolo della trattativa con fatti concreti.
Lo ha annunciato la Coldiretti nell’annunciare che non verranno smobilitati i presidi in atto mentre non si escludono ulteriori blitz improvvisi in altre realtà con la protesta che si sta estendendo a macchia d’olio.
Nella insostenibile forbice tra prezzi alla produzione e al consumo c'è sufficiente margine - sostiene la Coldiretti - per garantire una adeguata remunerazione agli allevatori e per non aggravare i bilanci delle famiglie. Nonostante i forti aumenti di costi per mangimi ed energia, gli allevatori italiani - continua la Coldiretti - sono pronti a bloccare il prezzo di vendita del latte alla stalla ai livelli attuali per contenere con responsabilità la spirale inflattiva se un analogo impegno sarà assunto anche da industria e distribuzione.
Nonostante in Italia nel primo trimestre del 2008 si sia verificato un aumento dei consumi in quantità e in valore dei prodotti lattiero caseari, con record di incrementi in valore del 19,1 per cento per il grana padano e del 9,6 per cento per il latte fresco (con un forte incremento dei prezzi al dettaglio), agli allevatori - denuncia la Coldiretti - viene proposta una inaccettabile riduzione dei compensi nonostante gli aumenti vertiginosi dei costi del mangime per l'alimentazione degli animali e dell'energia.
Il rischio è l'estinzione del latte italiano che viene prodotto dagli allevatori ad un prezzo - in Lombardia dove si produce il 40 per cento - di 0,42 euro al litro che moltiplica di quasi quattro volte (+281 per cento) prima di arrivare sul banco del negozio a 1,6 euro al litro. Negli ultimi venti anni - conclude la Coldiretti - sono scomparsi i tre quarti degli allevamenti italiani che si sono ridotti da oltre 180mila a poco piu' dei 45mila attualmente in attività che con 1,8 milioni di mucche garantiscono una produzione di latte di 10 miliardi di chili ad alta qualità e costi competitivi.