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Servono nuove politiche per far crescere l'agricoltura nei Psv

Emergenza cibo: gli Ogm non sconfiggono la fame nel mondo

Il presidente della Cia Giuseppe Politi interviene sulle conclusioni del summit della Fao a Roma. Ora dalle enunciazioni bisogna passare immediatamente ai fatti concreti. Non vorremmo che dietro alla spinta all'utilizzo del biotech vi sia unicamente un business

© CIA.it - Pubblicata il 06.06.08

 
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«Non crediamo che gli Ogm possano risolvere i problemi della fame nel mondo, pensiamo, invece, che l'emergenza cibo possa essere affrontata e superata con un adeguato sviluppo dell'agricoltura, bisogna, soprattutto, favorire la modernizzazione dei sistemi agricoli dei Paesi in via di sviluppo attraverso ricerca e innovazione».

Lo ha affermato il presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in merito alle conclusioni del summit della Fao che si è svolto a Roma.

«La dichiarazione finale del vertice -aggiunge Politi- contiene una serie di importanti e condivisili enunciazione. Ora la speranza è che dalle parole si passi ai fatti concreti. E' necessario dare risposte valide e tempestive a quel miliardo di persone che vivono, purtroppo, il quotidiano dramma della fame e della povertà. E' un problema che richiede un deciso impegno da parte di tutti con soluzioni che siano radicali e non semplici interventi limitati sia nel tempo che nei finanziamenti. Ed per questo che insistiamo sull'esigenza di lavorare perché l'agricoltura, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, possa crescere in maniera adeguata e rappresentare l'elemento cardine per contrastare efficacemente la carenza di cibo».

«E tutto ciò -rileva ancora il presidente della Cia- si può fare senza l'utilizzo degli Organismi geneticamente modificati. D'altra parte, l'agricoltura europea e quella di altre aree industrializzate si è sviluppata - senza l'ausilio degli Ogm. E penso che bisogna continuare in tale direzione. Quindi, 'no' biotech e avvio immediato di concreti interventi 'in loco' per far decollare l'agricoltura in tutti questi paesi dove la fame è un problema allarmante. Evitare, in sostanza, spinte concentriche e speculazioni che aprono le porte unicamente a vendite massicce di prodotti Ogm, lasciando gli ultimi della Terra nella loro povertà, nella loro fame, nell'emarginazione. Bisogna scongiurare che il dramma di milioni di persone si trasformi in profitto per pochi ricchi».
«Comunque, come Cia chiediamo -afferma Politi- che le organizzazioni internazionali finanzino la ricerca agronomica per sostenere le produzioni agricole locali dei Paesi in via di sviluppo contro la siccità attraverso nuove sementi, ma anche attraverso nuovi metodi di microirrigazione e soprattutto attraverso la consulenza agli agricoltori sulle modalità di coltivazione».

«Tuttavia, tralasciando il problema sull'utilità degli Ogm all'agricoltura, dobbiamo mettere sul piatto un'altra importante questione. Se è vero che il biotech -come si sostiene da alcuni parti- risolve la fame nel mondo, dovremmo pretendere alcune precise condizioni: che le multinazionali produttrici di sementi e detentrici dei brevetti cedano le royalties agli stati dei Paesi in via di sviluppo al fine di rendere gratuito l'accesso a tali semi da parte degli agricoltori locali; che le stesse non guadagnino sui prodotti collegati all'uso di semi transgenici; che la ricerca in laboratorio per la creazione di nuovi semi geneticamente modificati sia condotta a livello pubblico e non dalle multinazionali. Insomma, non vogliamo che dietro questa spinta verso gli Ogm non ci sia -conclude Politi- solo ed unicamente un business, come, al momento, emerge palese».

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