© REGIONE.VENETO.it - Pubblicata il 04/04/2008
Verona - Dobbiamo tutelare il nostro Prosecco: un successo di qualità che sta conquistando i mercati di tutto il mondo e che corre il rischio di essere travolto dalle «imitazioni», per farlo, percorreremo due strade: la Tutela del Nome in Italia e il nome del territorio per quanto riguarda il mercato mondiale.
Lo ha anticipato il vicepresidente della Giunta regionale del Veneto nel corso del 42° Vinitaly.
Prosecco è il nome di un vitigno, ma anche di un prodotto che ha saputo sconfiggere tutte le cassandre e conquistare estimatori e mercati, e che per questo oggi molti vorrebbero «imitare» piantando vigne di vitigno prosecco ovunque. Quest’anno al concorso internazionale del Vinitaly è stato premiato un Prosecco Spumante Natural Brut dell’azienda brasiliana Garibaldi – ha ricordato il vicepresidente – onore al merito, e probabilmente a qualche emigrante trevigiano, ma dobbiamo difendere ciò che abbiamo creato con il nostro lavoro e la nostra fatica. Per quanto riguarda il Veneto (ma il vitigno è autorizzato anche nel vicino Friuli Venezia Giulia), oggi il Prosecco è l’uva più diffusa, coltivata su 10.858 ettari, pari al 15,22 per cento della superficie vitata regionale; la seguono il Merlot, con il 15,1 per cento, e la Garganega, con il 15,02. Degli ettari a Prosecco, 10.245 sono in provincia di Treviso, 99 a Vicenza, meno di 1 a Belluno, 502 nel padovano: numeri che parlano da soli.
Per difendere questa autentica ricchezza, della quale la culla del successo è nel cuore della Marca, stiamo seguendo due strade – ha ricordato il vicepresidente del Veneto – la prima delle quali è la Tutela del Nome, che ha valore solo nel territorio nazionale e che potrebbe essere ottenuta entro l’anno corrente. I produttori presentano domanda alla Regione, che convoca le parti, le consulta in pubblica audizione, si arriva alla pubblicazione della proposta, alle osservazioni e al Decreto che sancisce la cosa. Ci sarà alla fine una nuova DOC, che avrà l’uso esclusivo del nome, che sparirà come prodotto dai disciplinari IGT, con un opportuno periodo di transizione per arrivare all’obiettivo finale. La filiera trevigiana – ha detto il vicepresidente – formulerà nelle prossime ore la proposta; quando la richiesta arriverà in Regione l’impegno è di accelerare le procedure, rispetto a colloqui con il ministero già avviati.
La seconda strada, alla quale stiamo lavorando da circa un anno istaurando rapporti con il Ministero e con il Friuli Venezia Giulia – ha fatto presente il vicepresidente – ci potrà invece difendere a livello mondiale: è un ragionamento che va al di là del nome del vitigno per puntare a quello del territorio. In questa direzione la soluzione è una sola – ha chiarito il vicepresidente – e cioè fare come gli ungheresi con il Tokaj. Andiamo a Prosecco, in Friuli, creiamo una DOC di territorio, togliamo il nome Prosecco dall’elenco dei vini. In questo modo – ha affermato il vicepresidente della giunta veneta – potremo avere anche la tutela internazionale, verso ogni produttore del mondo, secondo un iter che dovrebbe concludersi in un paio d’anni. Il resto – ha concluso – sono varianti che non servono a nulla e non portano da nessuna parte, mentre dobbiamo darci tutti da fare, anche con dei sacrifici, per darci l’unica salvezza che abbiamo.
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