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Dalle Regioni / Toscana - Edilizia pubblica

«Case popolari, sospendere la vendita in Toscana è un atto dovuto»

L'assessore alle politiche edilizie Eugenio Baronti replica alla presa di posizione di An. «Dopo 15 anni urge chiarezza: quanti alloggi ci sono, quali proventi per le cessioni?»

© REGIONE.TOSCANA.it - Pubblicata il 23.04.08

 

Firenze - Nessuna scelta ideologica, ma una decisione ispirata al principio di buona amministrazione, al rispetto delle decisioni del Consiglio regionale, alla trasparenza nei confronti dei cittadini, l'assessore alle politiche della casa, Eugenio Baronti, risponde così alla nota diffusa dal consigliere di Alleanza Nazionale, Marco Cellai sul tema delle case popolari.

«Sospendere la vendita di oltre 17 mila alloggi del patrimonio ERP (case popolari) - precisa Baronti - è un atto di buon senso, oltre che un atto dovuto. E' un atto dovuto perché fu proprio il Consiglio regionale con la delibera n.38 dell'aprile 2006, dopo ben 13 anni dalla legge 560 del '93 che dava il via alla possibilità di alienare le case popolari, a chiedere di avere il quadro della situazione. Lo chiese a tutti gli 11 gestori della Toscana, i Lode, perché non c'era un quadro complessivo nella rendicontazione e nei piani di reinvestimento dei soldi ottenuti dalla cessione. Soldi, che - ricorda Baronti - dovevano e devono essere reinvestiti per l'acquisto di nuove case popolari o per la manutenzione di quelle esistenti. Il Consiglio regionale pose una scadenza ai gestori: il novembre 2006. Poi, tutti gli anni, entro il 30 di giugno si doveva rifare il punto della situazione. Solo 2 gestori hanno risposto in maniera esaustiva. Siamo nel 2008, sono passati 15 anni, e ancora non c'è un quadro certo e ufficiale».

«A fronte di queste inadempienze, che si traducono in un palese disprezzo della legge e delle decisioni del Consiglio regionale - prosegue l'assessore alla casa - si parla di scelta ideologica se la Regione sospende le vendite e impone ai gestori 60 giorni di tempo per dare conto del loro operato? Ribadisco che in questi 60 giorni i gestori devono fare avere la documentazione certa delle vendite effettuate, quali sono stati i proventi e quali i piani di reinvestimento delle risorse. I successivi '90 giorni servono invece per avviare una riflessione sul futuro, su quello che il Consiglio regionale, che è il parlamento della Toscana, vorrà fare per la politica della casa futura».

«Dopo 15 anni - osserva l'assessore Baronti - non mi pare che 5 mesi di sospensione siano una tragedia per nessuno, al contrario serviranno a sapere con certezza quale è il patrimonio pubblico ancora disponibile e a far luce su tante situazioni. Per esempio - spiega ancora l'assessore regionale - a chiarire perché certi appartamenti siano stati venduti a cifre irrisorie, come 20 mila euro, oppure se e per quali motivi i Comuni non abbiano conferito tutti gli alloggi Erp ai gestori. Oppure potremo sapere se è vero che gli alloggi non conferiti ai Lode siano stati ceduti dai Comuni, e come siano stati impiegati i proventi. Se per fare manutenzione o per comprare altre case popolari, o per altri impieghi. Di fronte a questa situazione, di fronte al fatto che si è persa perfino la consistenza complessiva del patrimonio pubblico di alloggi in Toscana, tanto che siamo costretti a parlare di stime con una «forchetta di incertezza» di qualche migliaio alloggi, come si fa a parlare di scelte ideologiche?».

«Sono - conclude l'assessore - scelte dovute per il rispetto della legge, per la buona amministrazione e per la trasparenza che dobbiamo a tutti i cittadini toscani. Quando avremo, finalmente, dopo 15 anni, le risposte e potremo fare le scelte con consapevolezza, la futura politica della casa sarà decisa dal Consiglio regionale. Serviranno, in tutto, 5 mesi. Per tutti questi motivi mi pare evidente che non siamo certo noi, con questa decisione, a far pesare scelte ideologiche né sugli assegnatari né su nessuno».

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