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Dalle Regioni / Piemonte - Vaccini

Allergie, Cotto: «estendere le vaccinazioni gratuite»

«Anche in Piemonte sono migliaia coloro che soffrono di allergie respiratorie, e molti di loro sono bambini e adolescenti»

© Lucia Gianotti - Pubblicata il 30/04/2008

 
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Torino - Perché il Piemonte rimborsa solo parzialmente il vaccino contro le allergie e non copre l’intera spesa come fanno altre Regioni italiane? Lo chiede con una interpellanza la vicepresidente del Consiglio regionale, Mariangela Cotto (Forza Italia), che affronta in questo modo il problema della disparità di trattamento per la cura dell’asma e della rinite, patologie particolarmente diffuse nella stagione primaverile.

«Anche in Piemonte – spiega Cotto – sono migliaia coloro che soffrono di allergie respiratorie, e molti di loro sono bambini e adolescenti. Il vaccino in questi casi è davvero fondamentale, perché l’immunoterapia, rispetto ad altri trattamenti, ha una marcia in più per contrastare queste problematiche. Si tratta di un’opportunità che dovrebbe essere garantita a tutti gli allergici ma che, in realtà, sembra una pratica ancora poco utilizzata».

In alcune Regioni, come ad esempio in Lombardia, si ricorre in maniera più incisiva al vaccino perché il trattamento viene concesso gratuitamente.
«I costi – aggiunge la vicepresidente – non sono indifferenti. Il costo medio, per un ciclo di quattro mesi, si attesta infatti intorno ai 300 euro, senza dubbio una spesa importante in una famiglia media. Attualmente la situazione complessiva è a macchia di leopardo, con differenze di trattamento da Regione a Regione. Con il risultato che ci sono persone più difese contro le allergie, perché a differenza di altre non si devono sobbarcare l’intero costo del vaccino».

Per quanto riguarda il Piemonte, la Regione rimborsa soltanto il 50% della spesa, ma solo dopo che il tipo di allergia è stato riconosciuto dal Centro Allergologico. «E’ necessario - conclude Cotto - ragionare sulla possibilità di estendere la gratuità del vaccino, non solo ai grandi invalidi, alle persone affette da Aids e alle persone indigenti, ma a tutti coloro soffrono di questo problema, che in fase acuta può causare limitazioni rilevanti alla vita sociale e lavorativa».

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