sabato, 30/08/2008, 0.14.41 h

NEWSFOOD.com Marche

 
 

Dalle Regioni / Marche - Sviluppo regionale

L'Assessore Giaccaglia sulle politiche di sviluppo

«Ho chiesto di incontrare il Ministro dello sviluppo economico Scajola per riprendere il dialogo con il Governo sul tema della riforma del sistema degli incentivi alle imprese delineato dalla Finanziaria 2007»

© REGIONE.MARCHE.it - Pubblicata il 23/05/2008

 
Stampa l'articolo  Stampa l'articolo   Segnala la notizia  Segnala l'articolo    Invia un commento  Invia un commento    RSS Feed  RSS Feed

Ancona - «In qualità di coordinatore della commissione attività produttive delle Regioni ho chiesto di incontrare il Ministro dello sviluppo economico Scajola per riprendere il dialogo con il Governo sul tema della riforma del sistema degli incentivi alle imprese delineato dalla Finanziaria 2007.

Nell’occasione, sarà fatto il punto sul Programma Industria 2015 che costituisce un modello di riferimento anche per le politiche di sviluppo economico sul piano Regionale che dovrebbero sempre più concentrarsi sul sostegno ai fattori della competitività delle nostre imprese.

Alcuni recenti articoli mettono in risalto politiche di sostegno alle imprese di vecchia concezione, ampiamente superate dagli indirizzi sia a livello comunitario che nazionale. Nei giorni scorsi è stato addirittura riportato che «la Regione disperde i finanziamenti attraverso interventi a pioggia che risultano poco coerenti con gli obiettivi di politica industriale fissati dal Consiglio di Lisbona».
Il punto di partenza non fa però riferimento alla natura del tessuto produttivo marchigiano bensì alla dimensione unitaria del finanziamento concesso: e cioè che non avrebbe senso distribuire finanziamenti di valore medio di circa € 29,600,00 ad esempio al tomaificio X, allo stringhificio Y, al solettificio Z, all’accessorista W, atteso che questa politica non produrrebbe alcun impatto economico rilevante. Se invece fosse stato concesso un finanziamento di 120,000,00 ad un calzaturificio con il ciclo completo di produzione interna gli «osservatori» non avrebbero avuto nulla da eccepire.

Tuttavia, il tessuto produttivo marchigiano è costituito da piccole e micro imprese, oltre 52,000 di natura artigiana, poche medie imprese e pochissime grandi aziende. Le nostre imprese lavorano spesso per contro terzi e sono organizzate in una logica di filiera, dove il macchinario è funzionale allo stesso modo che se fosse all’interno di una unità produttiva di grandi dimensioni. Ed è questo tipo di organizzazione, alla base del sistema dei distretti produttivi marchigiani che, nonostante il dibattito sulla efficienza di questo assetto produttivo, continua a far crescere le Marche e il PIL italiano, dando un contributo significativo alle esportazioni e alla diffusione del made in Italy nel mondo. Le critiche sul modello produttivo, che continua a prevedere una forte interazione tra le piccole e le medie imprese, sono tutte condivisibili e apprezzabili sul piano del dibattito economico più difficile è derivarne le soluzioni che non risultino traumatiche per il sistema, la controprova è la situazione di crisi che si è verificata nel Piceno dove si sconta l’innesto pilotato dall’alto delle grande imprese (con l’assistenza dell’ex CASMEZ) in un modello culturalmente diverso dalla logica della grande fabbrica. Non a caso, tutti gli atti di programmazione della Regione sono da tempo improntati al progressivo spostamento di risorse dal finanziamento diretto di investimenti «generici» a quello di progetti e programmi di innovazione e ricerca con l’attenzione di non inceppare il sistema produttivo che pur nelle diverse crisi ha sempre dimostrato vitalità e voglia di cambiare e di fare impresa. La Regione si è mossa in due direzioni: a) riorganizzando gli strumenti operativi con la adozione del TU per gli incentivi alle imprese (LR 20/03) che ha sistematizzato gli interventi per evitare appunto la dispersione delle risorse su molteplici provvedimenti di sostegno; b) il conseguente Piano per le attività produttive cambia la logica di intervento settoriale (industria e artigianato) a favore di interventi sui fattori di produzione quali appunto ricerca, innovazione, sviluppo sostenibile, internazionalizzazione ed equilibrio della gestione finanziaria delle imprese. Anche la strumentazione vede un progressivo spostamento degli incentivi dal conto capitale verso il conto interesse e garanzie, ma soprattutto verso un sistema valutativo tendente a selezionare i progetti eleggibili in relazione al merito piuttosto che alla dimensione dell’intervento stesso. A riprova i contributi medi concessi a valere sulla legge 598/94 a sostegno della ricerca ammontano a € 140,000,00 mentre nel settore degli interventi più piccoli in media di € 48,000,00 (quelli cosiddetti generici…..) una misura comunitaria ha concesso € 34 milioni di finanziamento a più di 700 imprese e ha contribuito a creare 1.200 nuovi posti di lavoro!

Questi risultati testimoniano l’impegno della Regione a perseguire l’agenda di Lisbona senza trascurare le aspettative del tessuto produttivo marchigiano. Le nostre aziende, per quanto piccole siano, perseguono con decisione l’innovazione di processo e di prodotto che costituisce uno dei punti di forza della loro competitività come peraltro è ampiamente dimostrato dall’andamento sempre crescente delle esportazioni marchigiane di questi ultimi anni».

Pubblicità di Google

Stampa l'articolo  Stampa l'articolo   Segnala la notizia  Segnala l'articolo    Invia un commento  Invia un commento    RSS Feed  RSS Feed