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Dalle Regioni / Toscana - Sanità

Rossi: «Detassare gli straordinari anche in sanità»

Chiesta al governo l’estensione del decreto al Pubblico impiego. «Combattiamo i privilegi ma premiamo il lavoro e chi fa funzionare i servizi»

© REGIONE.TOSCANA.it - Pubblicata il 27/05/2008

 
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Firenze - Detassare gli straordinari non solo per il settore privato ma anche nel Pubblico impiego, sanità compresa: è la richiesta che l’assessore per il diritto alla salute Enrico Rossi rivolge al ministro del lavoro e della sanità Maurizio Sacconi.

«Il governo – afferma l’assessore Enrico Rossi – sta per assumere un provvedimento importante per il mondo del lavoro. Il decreto presenta aspetti negativi e aspetti positivi perché, mentre consente la crescita necessaria dei salari, almeno quelli sotto un certo livello di reddito, rischia di appesantire le condizioni di lavoro e di non favorire le categorie più deboli, a partire dalle donne, discriminando anche l’ingresso dei giovani».

«Tuttavia – prosegue l’assessore – il provvedimento perderebbe gran parte del suo significato se, colpendo un principio di eguaglianza di fronte al lavoro, escludesse il pubblico impiego, e in particolare il settore della sanità, dove, a causa del blocco delle assunzioni degli anni passati, il ricorso alla pratica dello straordinario è stato assai diffuso e indispensabile al mantenimento dei servizi essenziali».

«Noi combattiamo, qui in Toscana, quegli eccessi scandalosi che hanno prodotto vere e proprie sacche di privilegio, come il largo ricorso all’attività aggiuntiva, che costa al sistema pubblico e quindi ai cittadini il doppio del lavoro in orario normale. Su questo punto abbiamo emanato una direttiva precisa perché l’attività aggiuntiva sia ricondotta nei limiti fisiologici e sostituita dal ricorso a nuove assunzioni. Proprio per questo siamo d’accordo con la riduzione del carico fiscale nel settore della sanità per il lavoro straordinario, che non produrrebbe lievitazione della spesa pubblica. In Toscana, in particolare, ciò non comporterebbe alcun ostacolo all’accesso dei giovani nel lavoro, perché abbiamo stipulato con le organizzazioni sindacali un accordo che prevede 2.000 ingressi in posizioni oggi coperte da lavoro precario o a tempo determinato».

«Di questo provvedimento – conclude l’assessore Rossi – mi farò interprete presso la Commissione sanità della Conferenza Stato-Regioni e presso il governo. Sarebbe singolare se il ministro, che è del lavoro e della sanità insieme scindesse le ragioni dell’uno e dell’altro ambito, senza comprendere le fondate ragioni di questa richiesta».

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