© AGENZIAFLAI.it - Pubblicata il 28/05/2008
BARI - Il 27 maggio si è svolto il primo «Ciccolella Day» nazionale, giornata di mobilitazione dei lavoratori del gruppo per sensibilizzare l’opinione pubblica e tutte le istituzioni sulle difficili condizioni di lavoro dei 600 dipendenti del gruppo florovivaistico pugliese.
Il gruppo produce fiori, rose e anthurium, e ad oggi ha siti produttivi anche in Basilicata, Liguria e Lombardia. E’ quotato in borsa e nei mesi scorsi ha dato vita ad importanti acquisizioni internazionali riuscendo ad inserire nel suo portafoglio ben due gruppi floricoli olandesi, cosa piuttosto rilevante data l’importanza strategica che l’Olanda ha da sempre sul mercato florovivaistico mondiale.
Ma a fronte di una situazione societaria ragguardevole in Ciccolella lavorare non è cosa facile, le paghe sono abbondantemente sotto la soglia prevista dai contratti sia nazionale che provinciali e la sicurezza sul lavoro non è garantita.
A raccontarlo sono proprio i lavoratori della holding pugliese, impegnati il 27 maggio a distribuire volantini ai loro colleghi o alle macchine che passavano davanti ai cancelli delle serre. Povera gente questi della Ciccolella, che lavorano a contatto con fitofarmaci e pesticidi velenosi senza alcuna protezione, che percepiscono paghe da miseria e che, se si iscrivono alla Cgil, rischiano di perdere il posto. Molti lavoratori e lavoratrici, difficile a credersi, una volta presa la tessera della Flai si sono visti rimandare a casa o non più chiamati a lavorare.
A Molfetta il presidio dei lavoratori è cominciato alle 7 di mattina. Davanti alla casa madre di Ciccolella entrano alla spicciolata gli operai, soprattutto donne. Sulle recinzioni dell’azienda la Flai ha appeso dei cartelli con gli articoli della Costituzione italiana che parlano di lavoro e l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori sui licenziamenti. I lavoratori iscritti alla Flai-Cgil dibattono tra loro e spiegano ai passanti le loro condizioni di lavoro, l’assenza dei bagni, la «sala mensa» improvvisata in un casale diroccato tra topi e immondizia, mostrano gli abiti da lavoro che non sono forniti dall’azienda e le scarpe rotte.
Gli altri lavoratori rimangono diffidenti e anche loro arrivano a scaglioni in azienda. Pochissimi si fermano a prendere il volantino e preferiscono tirare diritto perché Cgil, da queste parti, significa licenziamento. Altri, infine, dicono «non so leggere».
Il clima è teso e si capisce quando, da una finestra della direzione, si intravede qualcuno che sta filmando il presidio dei lavoratori ma la mobilitazione va avanti.
A qualche chilometro di distanza da Molfetta c’è l’altro sito Ciccolella nel barese. Siamo a Terlizzi, sul ciglio di una strada statale. Qui il clima è migliore e i lavoratori illustrano alle tante macchine che si fermano quali sono le loro problematiche. Un lavoratore indica un albero, laggiù sperduto all’orizzonte, ed esclama sorridendo: «quello è il mio cesso». Una signora in macchina si ferma e prende il volantino ma dice: «sto andando a Bari». Le risponde una lavoratrice: «e allora porti la nostra battaglia anche a Bari!» Le condizioni di lavoro sono pessime ma l’umore rimane comunque alto.
Stesse dinamiche fuori dai cancelli della Ciccolella di Candela, vicino Foggia. Qui la sindacalizzazione dei lavoratori è più recente e tra i lavoratori c’è sete di conoscenza. Vogliono sapere quali diritti hanno e, a spizzichi e bocconi, raccontano la loro vita in azienda. Uguale anche a Potenza, altro feudo della Holding dei fiori, dove i lavoratori invitano la Flai ad «andare più spesso» e ad entrare in azienda per vedere con i propri occhi quali sono le condizioni di lavoro mentre leggono le tabelle-paga che i sindacalisti della Cgil hanno portato per fargli vedere quanto dovrebbe prendere da contratto.
Intanto sulla strada statale di Terlizzi, davanti alla Ciccolella, c’è un anziano signore su un furgone. Si è fermato da solo e sta prendendo il volantino dei lavoratori. Poi esclama: «vi ho visti da lontano e mi sono detto… c’è ancora qualcuno di sinistra. Ora mi sento meno solo». E giù risate e pacche sulle spalle.
Lorenzo Rossi-Doria