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Piemonte

  

Dalle Regioni / Piemonte - Sanità

Sanità in carcere, Giunta Bresso smentita dalla Maggioranza

Forti preoccupazioni, espresse dagli operatori del settore penitenziario piemontese, per le linee guida scelte dalla Regione circa i modelli organizzativi da adottare nelle case penali del Piemonte

© Domenico Tomatis - Pubblicata il 05.06.08

 
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Torino - «Sulla proposta di organizzazione della sanità nei penitenziari del Piemonte, la Giunta Bresso dovrà fare marcia indietro, dopo che neppure la sua maggioranza l'ha sostenuta», Caterina Ferrero e Giampiero Leo, consiglieri regionali di Forza Italia, hanno riportato oggi in IV Commissione a palazzo Lascaris le forti preoccupazioni, espresse dagli operatori del settore penitenziario piemontese, per le linee guida scelte dalla Regione circa i modelli organizzativi da adottare nelle case penali del Piemonte.

«La discussione - dicono gli esponenti azzurri - ha determinato una presa di posizione, unanime, della Commissione Sanità, contraria alle proposte della Giunta, che è stata dunque invitata a riformulare i propri piani. Era davvero ingiustificabile che tutto il settore sanitario all'interno delle carceri fosse coordinato da un unico dipartimento con sede ad Alessandria. Una scelta immotivata, o forse motivata da ragioni poco chiare e inconfessabili, che non ha retto all'esame della Commisione, perché era francamente indifendibile».

La criticità era già stata fatta emergere sia dal Garante per i diritti dei detenuti, sia da parte di componenti dell'amministrazione penitenziaria. «La Regione - continuano Leo e Ferrero - era apparsa finora sorda alle proteste di questi soggetti, ma oggi l'assessore Artesio ha dovuto arrendersi. Torino è sempre stata la sede del Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria, della Procura più rilevante del Piemonte e di numerosi poli d'eccellenza quali centri diagnostici, ambulatori specialistici e un reparto di osservazione psichiatrica all'avanguardia. Il capoluogo regionale conta il maggior numero di detenuti, circa 1.400. I quali, con questa scelta, sarebbero stati costretti a interagire con uffici decentrati ad Alessandria».

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