© FAO.org - Pubblicata il 04/12/2007
Nuova Delhi, 4 dicembre 2007 - L’influenza aviaria potrebbe ancora causare un’epidemia a livello globale ed è quindi necessario tenere alta la guardia e mantenere le misure di controllo e sorveglianza, in particolare sugli animali, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, nel suo intervento alla Conferenza Ministeriale Internazionale di Nuova Delhi sull’influenza aviaria.
Diouf ha avvertito che “la diffusione dell’influenza aviaria esemplifica l’emergenza
potenziale che una crisi sanitaria di grandi proporzioni potrebbe rappresentare,
in una situazione dove vi è il rischio che favoriti dalla globalizzazione e dal
cambiamento climatico, gli agenti patogeni percorrano ampie distanze in un lasso
di tempo relativamente breve”.
Grazie all’attuazione di programmi di prevenzione e controllo molti paesi sono stati
in grado di contenere la malattia, e in alcuni casi perfino di debellarla. Quasi
tutti i paesi hanno realizzato programmi d’emergenza e rinforzato i servizi sanitari
e veterinari. Ma nonostante questo grande impegno, non solo dei singoli paesi ma
della comunità internazionale nel suo insieme, in molti paesi la situazione rimane
critica.
Il rischio permane - “Il virus altamente patogeno H5N1 è ancora in circolazione
in alcune regioni del mondo, e causa l’introduzione o re-introduzione della malattia
in altri paesi. Permangono ampie zone con focolai epidemici, in particolare nei
paesi in cui il virus è ormai endemico, con il rischio connesso di un’emergenza
epidemica”, ha detto Jacques Diouf.
“Siamo ancora incerti su quale ruolo abbiano con precisione i volatili selvatici.
Esiste un rischio concreto che possano emergere ceppi virali contro cui i vaccini
attuali non forniscono protezione. Un altro problema con cui fare i conti è rappresentato
dal costo dei programmi di controllo a lungo termine e da come finanziarli. Infine,
c’è ancora la difficoltà di riuscire a controllare i movimenti illegali di prodotti
e di animali vivi”.
Un sistema di salute animale efficiente, che disponga di servizi veterinari ben
attrezzati e sia sostenuto da un impegno politico chiaro, è l’elemento chiave per
la riuscita di una campagna di controllo, ha sottolineato Diouf.
I sistemi di produzione avicola dovranno migliorare la biosicurezza e le misure
igieniche al fine di evitare la diffusione del virus attraverso la catena produttiva.
“Abbiamo bisogno di un programma d’azione globale che tenga nella dovuta considerazione
le possibili conseguenze economiche negative sulla popolazione, in particolare per
i settori più poveri, e per le condizioni di vita dei piccoli allevatori a livello
familiare”, ha affermato Diouf.
In aumento le crisi sanitarie - Il Direttore Generale della FAO ha avvertito
che la comunità internazionale dovrà prepararsi ad affrontare altre crisi sanitarie
di origine animale. “Commercio mondiale e cambiamento climatico continueranno a
crescere, ed il loro impatto sull’ecosistema sta già alla base della diffusione
di malattie vettoriali in regioni finora indenni. La febbre della Rift Valley, il
virus della lingua blu e la febbre del Nilo occidentale ne sono solo alcuni esempi
per quanto riguarda le malattie trasmesse dagli insetti. Ma la diffusione di altre
epidemie epizootiche quali l’afta epizootica e la peste suina africana sono, come
l’influenza aviaria, ulteriori esempi da far risalire all’intensificazione dei sistemi
di produzione e alla crescita degli scambi commerciali, che siano controllati o
meno”.
“La maggior parte delle crisi sanitarie occorse negli ultimi dieci anni riguardavano
malattie trasmettibili anche all’uomo e hanno avuto origine nei paesi in via di
sviluppo. Appare chiaro, dunque, che gli investimenti necessari per migliorare i
sistemi sanitari devono concentrarsi sulla prevenzione all’origine – cioè negli
animali – e sui paesi del Sud del mondo”.
Dal 2003 l’influenza aviaria ha colpito un totale di 60 paesi in Asia, Europa e
Africa, ed a tutt’oggi in 26 paesi permangono focolai epidemici. Fatta eccezione
per pochi focolai nei volatili selvatici, la maggior parte dei casi confermati sono
stati registrati nel pollame domestico: polli, tacchini, oche, anatre e quaglie.
La FAO, insieme con i servizi veterinari nazionali, l’OIE (Organizzazione mondiale
per la salute animale) e l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), ha avuto
un ruolo guida nella lotta contro l’influenza aviaria. Grazie all’assistenza della
FAO, più di 130 paesi sono stati in grado di adottare misure di prevenzione e controllo
appropriate.
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