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Alimentazione
Pubblicato il secondo rapporto del World Cancer Research Fund su cibo e cancro
Tumori: un decalogo per la prevenzione a tavola
Meno rischi tenendo a bada la linea, muovendosi almeno mezz'ora al giorno, riducendo al minimo il consumo di alcol e di carni rosse
© CORRIERE.it - Pubblicata il 24.12.07
Le «bestie nere» per la salute sono sempre loro: il consumo di alcol e l'obesità, che fanno aumentare il rischio di molte malattie, compresi alcuni tipi di tumore, lo ha ribadito il secondo rapporto su «Cibo, alimentazione, attività fisica e prevenzione del cancro» pubblicato dal World Cancer Research Fund (Wcrf), una rete di esperti che da alcuni anni si impegna a fare periodicamente il punto della situazione su un argomento ancora per molti versi da chiarire.
Il tema è, appunto, il cibo: ovvero, in che misura e attraverso quali meccanismi ciò che mangiamo finisce per accrescere le probabilità di innescare una patologia tumorale.
VIA I CHILI DI TROPPO - Il documento del Wcfr evidenzia almeno un paio di punti fermi. In primo luogo, l'obesità è legata ad un rischio superiore alla media per i tumori dell'esofago, del colon-retto, del pancreas, della mammella, dell'endometrio e del rene. L'ideale - e la meta verso cui dovrebbero puntare le politiche di sanità pubblica - sarebbe quello di spingere le persone ad avere un indice di massa corporea compreso tra 21 e 23 (ottenuto dal rapporto tra peso in chilogrammi e il quadrato dell'altezza espressa in metri). Tanto per farsi un'idea, un uomo di 65 chili, alto un metro e settanta, ottiene un indice di 22,5. Gli italiani che superano questa soglia sono circa quaranta su cento (sembra tanto, e invece gli abitanti della penisola sono i più in forma fra gli europei, dopo svizzeri e norvegesi...), mentre nove su cento sono definiti obesi, cioè con un indice di massa corporea maggiore di 30 (un uomo sempre alto un metro e settanta, che però pesa 90 chili).
La situazione in Italia è dunque meno preoccupante che in altri Paesi, come il Regno Unito, dove gli obesi sono il 30 per cento degli adulti, o la Grecia (21 per cento), ma, come in tutto il mondo industrializzato l'ago della bilancia tende a salire, e secondo una ricerca Istat in cinque anni la quota di extra-large è cresciuta del 9 per cento, soprattutto fra i maschi giovani (tra i 25 e i 44 anni) e quelli anziani.
ALCOL: MENO SI BEVE, MEGLIO E' - In secondo luogo, ci sarebbero oggi maggiori certezze anche nell'indicare l'alcol come fattore di rischio ormai assodato per i tumori di bocca, faringe, laringe, esofago, colon-retto e mammella, oltre che causa della cirrosi epatica, che è una possibile anticamera del carcinoma del fegato. Il limite per evitare danni, in questo caso, è un consumo medio di due bicchieri al giorno per gli uomini e di uno per le donne.
NIENTE BISTECCA TUTTI I GIORNI - Una delle maggiori novità del documento del Wcfr, ha rilevato il professor Tim Key, epidemiologo inglese, sul British Medical Journal, è che il legame tra tumore colorettale e consumo di carne rossa passa da «probabile» (come si riteneva negli anni scorsi) a «convincente», con una differenza del 30 per cento di incidenza tra i grandi mangiatori di carni rosse e insaccati rispetto a chi non ne fa uso. Per questo motivo, ci si dovrebbe mantenere su un consumo medio di 300 grammi a settimana (più o meno un paio di bistecche).
DIECI BUONI CONSIGLI - L'American Institute for Cancer Research ha tratto dal rapporto del Wcfr una serie di raccomandazioni pratiche per ridurre, un poco ogni giorno, l'eventualità di ammalarsi di cancro. Eccole:
1) Mantenere il più possibile il proprio peso forma: restare in linea regala molti vantaggi per la salute, compresi meno rischi di diabete e di malattie cardiovascolari. Nel caso dei tumori, il grasso in eccesso può agire da «pompa ormonale», aumentando il livello di ormoni nell'organismo, strettamente legati ai tumori del colon e probabilmente anche a quelli del pancreas, dell'endometrio (il rivestimento dell'utero) e del seno nelle donne in menopausa.
2) Fare attività fisica almeno 30 minuti al giorno: aiuta a non ingrassare, a mantenere nella norma i livelli di ormoni, a rafforzare il sistema immunitario e a conservare sano l'apparato digerente. Non c'è bisogno di essere atleti e, dicono gli autori, «poco è sempre meglio di niente». Va bene anche un'attività moderata, come camminare, per una mezz'ora tutti i giorni, anche se secondo gli esperti l'ideale sarebbe un'ora di esercizio moderato o mezz'ora di esercizio intenso.
3) Evitare gli alimenti super-calorici e poco nutrienti, come le bevande zuccherate (meglio acqua oppure tè e tisane non dolcificati) e i cibi elaborati ad elevato contenuto energetico (una merendina al cioccolato contiene dieci volte le calorie di una mela di pari peso).
4) Abbondare con frutta, verdura, cereali e legumi: vale la regola del 3 a 1: i due terzi di ogni pasto dovrebbero essere composti da vegetali, che svolgono un'azione protettiva e antiossidante, grazie al loro contenuto di vitamine, sali minerali, fitoestrogeni, aiutano il transito del cibo lungo il tubo digerente con l'apporto di fibre, sono alleati della linea perché riempiono lo stomaco con poche calorie.
5) Limitare il consumo di carni rosse e insaccati: vitello, bovino, maiale e agnello dovrebbero arrivare in tavola non più di un paio di volte a settimana, mentre il consumo di salsicce, salami e carne affumicata dovrebbe essere un vero strappo alla regola.
6) Bere meno alcol possibile: se proprio si devono bere alcolici, mai più di uno o due bicchieri al giorno.
7) Salare i cibi con parsimonia: oltre ad aumentare la pressione, il sale può danneggiare lo stomaco. Due grammi e mezzo al giorno sono più che sufficienti e occorre ricordare che gran parte del sodio ingerito non proviene dal pizzico di sale che si aggiunge al piatto, ma è già contenuto in molti alimenti «insospettabili», come cereali da colazione, pane, cibi pronti surgelati, zuppe, salse e perfino biscotti.
8) Preferire un'insalata alle pasticche: in assenza di problemi fisici particolari, con una dieta bilanciata non è necessario ricorrere ad integratori per avere il giusto apporto di vitamine o fibre.
9) Allattare i bambini al seno, quando possibile: esistono legami evidenti tra l'allattamento materno e un rischio ridotto di tumore della mammella, oltre ad una minore incidenza di sovrappeso e obesità infantile.
10) Dieta e movimento anche dopo un tumore: compatibilmente con il proprio stato di salute e con i consigli del proprio medico, fare attività fisica e mangiar sano aiuta a sentirsi meglio e, secondo alcuni dati, allontanerebbe anche il rischio di recidive, soprattutto per i tumori del seno.
Donatella Barus
13 dicembre 2007
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