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Presentato oggi il Rapporto sull’attività di donazione e trapianti

Trapianti: il sistema italiano modello in Europa

Confermata la qualità e la sicurezza del sistema italiano in Europa con 3.021 i trapianti effettuati nel 2007. Ora la sfida è aumentare il numero delle donazioni: agire sull’informazione sarà uno dei primi passi di istituzioni e associazioni

© GOVERNOINFORMA.it - Pubblicata il 13/03/2008

 
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I trapianti nel 2007 - Il sistema dei trapianti in Italia si conferma come uno dei punti d’eccellenza della sanità del nostro paese e come una delle migliori reti presenti in Europa: lo dicono i dati del Rapporto 2006-2007 sull’attività di donazione e trapianti, che parlano di un totale di 3021 trapianti effettuati nel 2007.

Rispetto al 2006, aumenta del 20% il trapianto di polmone, ma diminuisce del 3,3% il numero totale di trapianti. Nonostante l’esigua diminuzione, in alcune regioni come Puglia, Sicilia, Trento, Veneto e Umbria i trapianti sono incrementati grazie all’impegno delle associazioni e delle istituzioni che hanno proposto campagne informative e azioni di sensibilizzazione in tutta Italia. Di particolare rilevanza è il trapianto verso pazienti portatori del virus Hiv, che con 70 trapianti dal 2002 a oggi, colloca l’Italia al secondo posto tra gli stati membri; a questo si aggiunge il primo caso al mondo di trapianto a un soggetto sieropositivo, effettuato quest’anno a Palermo.

Le donazioni di organi. Il leggero calo di trapianti è causato, come sottolinea Nanni Costa, presidente del Centro nazionale dei trapianti (Cnt), «da una diminuzione dei decessi per trauma e dall’aumento dell’età dei donatori» e di conseguenza le persone diventano troppe anziane per donare gli organi. Per questo il Ministro della Salute, ha sottolineato che bisogna sensibilizzare i cittadini alla donazione degli organi, perché spesso sono frenati dalla paura della morte o limitati da una carenza di informazioni: l’invito di Livia Turco è «di essere più generosi e far crescere la cultura della donazione. Questo è un aspetto su cui bisogna lavorare molto. Così come bisogna lavorare dando il maggior numero possibile di informazioni ai cittadini nella massima trasparenza». A questo proposito, grazie a un’intesa con l’Anci, i cittadini potranno esprimere la loro volontà sulla disponibilità a donare gli organi anche presso i Comuni o presso i Centri regionali di riferimento per i trapianti.

L’eccellenza in Europa. La qualità e l’efficienza del sistema di trapianti sono state messe a dura prova dal drammatico episodio di Firenze, in cui, a causa di un errore umano, vennero trapiantati organi infettati da Hiv. Ma il ministro Livia Turco ha sottolineato «che il nostro sistema ha dimostrato una non scontata capacità di reagire, una reazione senza nascondere nulla, anzi chiedendo l'intervento dell'Oms». A marzo di quest’anno, infatti, Il Ministero della Salute ha affidato all’Organizzazione mondiale della sanità il compito di valutare la sicurezza del sistema. Nonostante alcuni suggerimenti come migliorare l’organizzazione della rete sul territorio o avviare progetti di ricerca e innovazione, la risposta si conferma positiva; in particolare è stato sottolineato il lavoro eccellente compiuto dal Centro nazionale dei trapianti, a cui l’Unione Europea ha affidato il compito di raccogliere a livello europeo tutti i dati relativi ai trapianti di cellule e tessuti. L’Italia, infatti, detiene un posto di rilievo in quest’ambito perché, come ricorda il presidente del Cnt, «è il primo paese in Europa per il trapianto dei tessuti»; inoltre è l’unico Paese che pubblica ogni anno i risultati di tutti i centri che si occupano di trapianti e ne valuta l’andamento.

Il «codice unico». In più il Comitato europeo per la standardizzazione ha indicato che il sistema informativo adottato dall’Italia basato sul «codice unico» è da considerarsi un esempio per tutti gli stati membri perché identifica e traccia in modo univoco le donazioni degli organi; per questo il Ministero della Salute ha risposto positivamente alla richiesta dell’Unione Europea e ha permesso, quindi, ad altri Paesi di usufruire del modello.

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