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Protezione cellule sane nelle cure oncologiche con il digiuno

La migliore protezione dalla chemioterapia? Il digiuno

Uno studio condotto da un italiano e pubblicato su Pnas dimostra che le cellule sane, se tenute a “dieta”, resistono meglio allo stress causato dai farmaci rispetto a quelle malate

© GLOBAL-MEDICAL-NEWS.com - Pubblicata il 02/04/2008

 
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Il digiuno potrebbe essere un’arma contro i pesanti effetti della chemioterapia, proprio mentre la lotta contro il cancro concentra i suoi sforzi sui cosiddetti proiettili magici, farmaci in gradi di colpire selettivamente le cellule malate, dai laboratori dell’Università della California meridionale emerge un nuovo paradigma: proteggere le cellule sane invece che accanirsi solamente contro quelle malate.

Un’equipe guidata dal biologo italiano Valter Longo, che ha coinvolto i laboratori statunitensi e quelli dell'ospedale Gaslini di Genova, ha infatti scoperto una sorta di schermo magico che le cellule sane manifestano in seguito a restrizione calorica e che le difende dalla chemioterapia. I risultati dello studio sono apparsi su Pnas Early Edition.

Lo studio
Dopo aver tenuto a digiuno per due giorni dei topi da laboratorio (e, in seguito, anche delle cellule in vitro), i ricercatori hanno notato che le cellule sane utilizzavano tutte le energie disponibili per la sopravvivenza, diventando quindi più resistenti ai chemioterapici rispetto a quelle cancerose. Secondo i ricercatori, questo accade perché le cellule affamate entrano in uno stato quiescente, definito ‘di mantenimento’, caratterizzato dall’estrema resistenza allo stress, e riescono a sopravvivere aspettando che il periodo di magra finisca. Le cellule cancerose invece, per loro natura non rispondono all'ordine di arrestare le attività e la crescita, e di risparmiare energie.
Gli animali a dieta sembrano rispondere bene al trattamento, senza dolori o stress, mentre le cavie che non erano state messe a digiuno sono morte oppure hanno manifestato perdita di peso ed energie.

Il futuro
Il nuovo approccio è stato mutuato dagli studi sull’invecchiamento cellulare condotti dallo stesso Longo e ora attrae le attenzioni dei medici, nella speranza che si possa arrivare a nuovi approcci che consentano più alte dosi di chemioterapia senza effetti collaterali sul paziente.
Fonte: Pnas Early Edition via Galileonet

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