STAMINALI.ADUC.it - 29/03/2007
Per la prima volta al mondo e' stata creata in laboratorio
una pecora con il 15% di cellule. La 'chimera' sarebbe nata
nell'università del Nevada, ad opera dei ricercatori guidati da
Esmail Zanjani, che ne ha dato notizia con un'intervista al
quotidiano inglese The Mail on Sunday.
Al momento la ricerca non e' stata pubblicata su riviste
scientifiche.
L'obiettivo di questo tipo di studi e' creare animali con organi
umani da poter utilizzare nei trapianti.
La tecnica utilizzata prevede l'iniezione di cellule staminali
prelevate dal midollo di un donatore umano nel peritoneo di un
feto di pecora. L'agnello che ne risulta ha una percentuale di
tessuti di tipo umano, e nelle intenzioni degli scienziati un
giorno organi come fegato, cuore, polmoni dovrebbero essere
pronti per essere trapiantati senza nessun pericolo di rigetto.
Già nel 2003 Zanjani, che parlerà degli ultimi sviluppi delle
sue scoperte questa sera durante un programma dell'emittente
televisiva Channel 4, aveva annunciato di essere riuscito a
creare una pecora il cui fegato aveva il 7% di materiale umano.
Questo tipo di ricerca sta destando molto interesse, al punto
che anche in Inghilterra alcuni gruppi di ricerca hanno chiesto
l'autorizzazione a poter lavorare sugli animali-chimera. Di pari
passo, però crescono anche le polemiche dal punto di vista etico
e scientifico.
Secondo alcuni scienziati un trapianto di organi ottenuti in
questo modo potrebbe trasmettere all'uomo alcuni virus che negli
animali sono 'silenziosi' o poco pericolosi.
COMMENTI
Secondo Giuseppe Novelli, direttore del laboratorio di
Genetica Medica dell'università Tor Vergata di Roma, le ricerche
di Esmail Zanjani sono molto importanti, ma il traguardo di
ottenere organi trapiantabili negli uomini e' ancora lontano.
'Questo tipo di studi sulle staminali e' diffuso, ma nessuno è
mai arrivato a percentuali così alte - spiega Novelli - nei topi
ad esempio abbiamo ottenuto al massimo il 2%, anche perchè
l'organismo ospite 'rifiuta' buona parte delle cellule
iniettate. Questi studi sono utili perchè ancora non sappiamo
molto nè del meccanismo con cui si differenziano le staminali,
nè quali siano gli organi in cui sono maggiormente efficaci'.
Le terapie a base di cellule staminali sono molto promettenti,
ma ancora molta strada rimane da fare: 'Non sappiamo ancora nè
dove metterle nè in che quantità - conferma Novelli - fino a
questo momento non ci sono cure per nessuna malattia che
coinvolgano queste cellule, a parte qualche patologia del
sangue. Ricerche come questa sono molto utili, anche perchè le
pecore a differenza dei topi sviluppano organi grandi, facili da
studiarè.
Per avere organi trapiantabili nell'uomo bisognerà aspettare
però, secondo il genetista, ancora diversi anni: 'Il fatto di
avere organi con una percentuale di cellule umane dovrebbe
ridurre il rischio di rigetto - sostiene Novelli - ma non
bisogna dimenticare che si tratterebbe pur sempre di trapianti
da animali. Il rischio di 'trasportarè all'uomo virus ancora
sconosciuti è grande, e bisogna valutarlo con attenzion.
"Occorre impedire l'arrivo sulle tavole di piante o animali
con geni umani come il riso autorizzato da parte del
dipartimento all'agricoltura degli Stati Uniti e la pecora
creata per la prima volta nell'Università del Nevada". E' quanto
afferma la Coldiretti nel commentare la notizia pubblicata dal
quotidiano inglese "The mail on sunday".
Si tratta di un annuncio che -sottolinea la Coldiretti- segue da
vicino quello del via libera delle autorità americane alla
produzione sperimentale del primo esemplare di pianta di riso
contenente geni provenienti dall'uomo. Il dipartimento
all'agricoltura degli Stati Uniti della coltivazione di 1215
ettari di terreno nel Kansas (Usa) del riso con i geni umani,
realizzato da una compagnia biotecnologica californiana
denominata Ventria. L'obiettivo in questo caso e' quello di
combattere la diarrea infantile, anche se dal mondo scientifico-
sottolinea la Coldiretti- emergono forti preoccupazioni per i
rischi di contaminazioni delle produzioni tradizionali e per il
fatto che l'inquinamento della catena alimentare possa provocare
reazioni allergiche alle persone sensibili a certi tipi di
proteine.
Di fronte alle nuove sperimentazioni, dalle clonazioni ai cibi
con i geni umani, con la globalizzazione degli scambi
alimentari, servono- afferma la Coldiretti- misure strutturali
per impedire che questi prodotti o loro derivati finiscano sulle
tavole dei consumatori inconsapevoli. La trasparenza deve essere
garantita con l'obbligo di indicare la provenienza in etichetta
per favorire i controlli, consentire ai consumatori di fare
scelte di acquisto consapevoli, soprattutto dopo che gli Usa si
stanno preparando a utilizzare prodotti provenienti da animali
clonati come carne, latte e formaggi che non dovranno essere
distinti dagli altri con etichette particolari e potrebbero
quindi varcare le frontiere senza alcuna informazione. I
consumatori italiani ed europei- precisa la Coldiretti- non
sembrano interessati ai "parenti" più o meno stretti della
pecora Dolly alcuni dei quali sono stati ottenuti con la
sperimentazione anche in Italia come il toro Galileo, la cavalla
Prometea e anche un muflone selvatico. Per evitare che dopo il
via libera statunitense arrivino, senza saperlo, sulle tavole
dei cittadini europei prodotti derivanti da animali clonati o da
chimere importati dagli Stati Uniti occorre introdurre
immediatamente- continua la Coldiretti- l'obbligo di indicare in
etichetta la provenienza di tutti gli alimenti come e' già stato
fatto per la carne bovina e per quella di pollo, ma non ancora
per quella di maiale o per i formaggi.
"Molto meglio usare le cellule staminali umane come
'fabbrica' di organi da trapiantare, che non dare vita a
esperimenti sgangherati, creando animali in cui inserire cellule
umane. Sperando poi di ottenere organi in grado di non creare
problemi ai trapiantati". Così Edoardo Boncinelli, professore di
genetica all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
"L'esperimento condotto dai ricercatori dell'università del
Nevada mi sembra un pò sgangherato e avventuroso. Personalmente
- spiega Boncinelli all'ADNKRONOS SALUTE - non ho mai visto di
buon occhio gli xenotrapianti. E quella tentata dagli scienziati
Usa mi sembra una strada cieca. Molto meglio sarebbe poter
puntare sull'uso di cellule staminali per creare organi di
ricambio.
Senza troppi limiti. Tanto più che si possono utilizzare sia le
staminali adulte che quelle da liquido amniotico recentemente
scoperte e quelle embrionali".
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