ILGIORNALEDIVICENZA.it - 04/04/2007
Ha convocato a Montpellier a metà mese le assise dei viticultori europei: ne vuole radunare almeno 1000 da tutta Europa per innescare il confronto con la Ue sulla politica agricola comunitaria. Contenuti e obiettivi di questa iniziativa Carlo Petrini, fondatore e presidente internazionale di Slow Food, li ha spiegati a Sarego in un'affollata conferenza che è stata il nucleo della rassegna enologica organizzata a Villa Favorita da VinNatur, l'associazione dei produttori di vini biodinamici, presieduta da Angiolino Maule. La manifestazione ha visto 1.500 ingressi in due giorni: un successo per gli 81 produttori.
- Cosa vuole realizzare con l'iniziativa in Francia?
«Dare vita a una lobby virtuosa - risponde Carlo Petrini - per
discutere con l'Unione Europa della nuova politica agricola».
- Ce n'è bisogno?
«Certo. La Ue punta ancora sulla logica industriale, sulle
produzioni massive. Il piccolo vigneron non segue queste
logiche, ma realizza processi di valorizzazione del territorio
più importanti: salvaguardia dell'ambiente, turismo, tutela
delle tradizioni».
- Sono valori importanti, ma non rischiano di
concretizzarsi in produzioni di nicchia?
«No. Tutta l'agricoltura oggi si confronta con parametri diversi
rispetto al passato. La conquista del mercato è la posizione
della vecchia economia; oggi cresce la consapevolezza che questi
valori sono strategici per i territori e importanti per la
sostenibilità ambientale».
- Al rapporto tra produzione e rispetto della natura lei
ha dedicato il suo ultimo libro, "Buono, pulito e giusto".
"È necessario pensare in questi termini, perchè siamo alla
frutta, come si dice. Prima corriamo ai ripari, meglio è per
tutti. Tra il 1985 e il 1995 abbiamo messo nei terreni più
chimica che nei cento anni precedenti».
- Cosa le fa pensare che sia questa la strada da
percorrere?
«La platea di oggi, affollata di giovani. Vuol dire che le nuove
generazioni dei contadini sono su questa linea. Lei deve pensare
che l'agricoltura occupa il 4% della forza lavoro, e di questa
percentuale la metà è fatta di persone che hanno più di 60
anni».
- La sua "Terra Madre" esporta questo modello in tutto il
mondo: che risultati ha avuto?
«È una soddisfazione vedere i manifesti dell'iniziativa nelle
capanne dei Masai in Africa, oppure sapere che i Lapponi si
mettono in contatto con i mongoli, o ancora che si costituisce
la "Internazionale" dei produttori di miele. Il mondo biologico
prende Slow Food come riferimento».
- Lei è stato nominato "eroe d'Europa" dal Times. È
orgoglioso di questo titolo?
«Non esageriamo. Parafrasando il piemontese Cavour, direi che
l'Europa è fatta e ora dobbiamo preoccuparci degli europei».
- Intanto il 19 marzo s'è svolta la "giornata slow" in
tutta Italia, dedicata alla lentezza: è soddisfatto di aver
fatto scuola?
«Vent'anni fa ci dicevano che eravamo pazzi. Adesso bisogna
stare attenti alla componente modaiola. L'importante è che
diventi davvero uno stile di vita».
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