Arepa, storia venezuelana di cibo e socialismo

Arepa, storia venezuelana di cibo e socialismo

Se l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, il Venezuela è una Repubblica fondata sull’arepa. Più di ogni altra misura, sociale culturale od economica, è il
controllo (parziale) di tale alimento che produce il consenso verso Hugo Chavez, politico e rivoluzionario, bilanciando le campagne fallimentari.

Per capire il perché della situazione, bisogna capire il potere dell’arepa.

Tale alimento esisteva prima del Venezuela stesso, quando gli indios locali cucinavano un guscio di mais sulla pietra, mangiandolo poi privo di condimento. L’arrivo degli europei e la
(relativa) prosperità portarono cambiamenti, sia nella tecnica di cottura, che nella farcitura. Oggi le areopago vengono fritte nell’olio e condite in varia maniera. Ogni regione, ogni
ceto ed ogni scuola culinaria propone la sua versione.

A Caracas e dintorni, va forte l’arepa reina pepeada: caraota negras(fagiolo nero locale), uova strapazzate, formaggio, prosciutto, carne mechada o pollo e avocados. Sulla costa e sulle isole
(come Margarita) l’arepa viene riempita con i prodotti del mare: polpi, gamberi o carne di squalo, come il cazon o il majarro carite.

Alla varietà di stili si accoppia la varietà di momenti: le arepas vengono consumate di giorno come di sera, nei pasti lunghi come negli spuntini, sul luogo di lavoro come allo
stadio (i tifosi di baseball ne sono grandi mangiatori), dopo essersi scatenati in discoteca come dopo aver goduto di un concerto. Le areperas (gli esercizi che le cucinano e le vendono)
possono avere qualunque forma e dimensione, dai semplici chioschi da strada ai ristoranti di lusso, e servire ogni tipo di cliente.

Nel passato, il costo dell’arepa venezuelana oscillava tra i 15 ed i 30 bolivares, la moneta locale. Poi è arrivato Hugo Chavez, che si è scagliato contro “La speculazione del
mercato capitalista”, aprendo l’Arepera Socialista; prezzo fisso a 7,50 bolivares e materia prime garantite dallo Stato.

Due anni dopo l’apertura in pompa magna a Caracas, le Areperas Socialistas si sono diffuse, aprendo locali anche a Puerto la Cruz, Maracaibo e La Guaira ed ottenendo velocemente una clientela
considerevole.

Per i critici, areperas privati e giornali anti-Chavez, il sistema è un carrozzone inefficiente tenuto in vita artificialmente col sudore dei cittadini. Le testimonianze dei clienti
parlano di materie prime scadenti e di quantità scarsa, del personale di servizio poco efficiente, della mediocre offerta di bevande: oltre al tè, niente succhi naturali o bibite
in lattina come nei locali concorrenti. I dipendenti poi lamentano di essere scarsi di numero e male addestrati per far fronte ai flussi di consumatori.

Nonostante tutto, anche i critici devono però prendere atto: le Areperas Socialistas vendono tanto, le code davanti ai loro sportelli sono chilometriche.

Allora, la socializzazione dell’arepa potrebbe essere la mossa vincente del presidente indio, più che in grado di controbilanciare precedenti idee zoppicanti, come i frigoriferi cinesi,
il latte in polvere o i rapporti scientifico-culturali con Cuba.

Perché l’arepa è nel DNA del Paese: e se Chavez, con la sua catena di locali “popolari”, riuscirà a legare il suo nome a quello della pietanza, potrà godere di una
buona base di consenso (e di un posto nella Storia)

FONTE: Nexta

Matteo Clerici

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